Quattro ragazzi della provincia di Herat, in Afghanistan, sono stati fermati dalle autorità talebane per essersi vestiti come i protagonisti di Peaky Blinders (serie ambientata in Inghilterra nel primo dopoguerra, disponibile su Netflix). L'estetica è definita: cappotti lunghi, gilet eleganti e cappelli piatti nello stile dei Shelby hanno attirato l’attenzione sui social e, successivamente, della cosiddetta polizia della morale, il braccio del regime incaricato di far rispettare valori religiosi e tradizionali. Un gesto apparentemente innocuo, nato come forma di espressione personale e di interesse per la cultura pop internazionale, si è trasformato in un atto punibile, mostrando come anche un semplice outfit possa diventare terreno di conflitto sotto il regime talebano.



Moda sotto il regime: la stretta della polizia morale

Secondo le autorità talebane, l’abbigliamento ispirato a Peaky Blinders promuoveva valori e stili estranei alla cultura e alla morale islamica afghana. I quattro giovani sono stati convocati e inseriti in un programma di riabilitazione finalizzato a correggere il loro comportamento, con l’obiettivo dichiarato di riportarli nel rispetto delle norme religiose e culturali. Questo episodio si colloca in un contesto più ampio di restrizioni imposte dal regime dall’agosto 2021: il controllo su abbigliamento, musica, spettacoli e media internazionali è rigido, e qualsiasi forma di influenza occidentale può essere considerata minaccia alla morale pubblica. I ragazzi, noti sui social come i Jebrail Shelbys in riferimento al loro quartiere, avevano iniziato a condividere video con lo scopo di esprimere stile e creatività. Un portavoce dei talebani ha dichiarato alla BBC che ai ragazzi sarebbe stato detto che il loro abbigliamento era «in conflitto con i valori afghani e islamici», aggiungendo che i valori di Peaky Blinders erano contrari alla cultura afghana.

Nei video pubblicati online, i ragazzi, che sono stati rilasciati, sono visti in posa con coppole e abiti a tre pezzi simili a quelli indossati nella serie ambientata in Inghilterra subito dopo la prima guerra mondiale. «Anche i jeans sarebbero stati accettabili, ma i valori della serie Peaky Blinders sono contrari alla cultura afghana. Non sono stati arrestati formalmente, solo convocati, avvisati e rilasciati. Abbiamo i nostri valori religiosi e culturali e, soprattutto per quanto riguarda l'abbigliamento, abbiamo stili tradizionali specifici. Gli abiti che indossavano non hanno alcuna identità afghana e non corrispondono alla nostra cultura. In secondo luogo, le loro azioni erano un'imitazione degli attori di un film britannico. La nostra società è musulmana; se dobbiamo seguire o imitare qualcuno, dovremmo seguire i nostri virtuosi predecessori religiosi in questioni buone e lecite», ha detto alla BBC Saiful Islam Khyber, portavoce del dipartimento provinciale del Vizio e della Virtù del governo talebano nella città di Herat. «All'inizio eravamo titubanti, ma una volta usciti, alla gente è piaciuto il nostro stile, ci hanno fermati per strada e hanno voluto farsi una foto con noi», le dichiarazioni dei ragazzi. La vicenda, da subito, ha suscitato reazioni di solidarietà online e discussioni sull’uso dei social come spazio di libertà. E questo termine, purtroppo, assume un significato ancora più profondo.

Espressione culturale o atto di resistenza?

L’episodio dei quattro giovani mostra come, in Afghanistan, persino un outfit possa essere interpretato come sfida alle norme imposte dal regime. I ragazzi, seppur giovani e apparentemente lontani dalla politica, sono diventati da subito sui social simbolo di una generazione che cerca di trovare spazi di espressione e di cultura pop in un contesto estremamente limitante. La domanda che viene da porsi, seppur scontata, è: in un contesto dove anche l’abbigliamento viene regolato, che spazio resta ai giovani afghani per immaginare e costruire liberamente la propria identità?