Arrivo davanti al porticato del Teatro alla Scala di Milano con ancora le cuffie nelle orecchie e Bad Bunny che ripete "Debì tirar màs fotos de cuando te tuve". Probabilmente, il ritmo latino della mia canzone più ascoltata nel 2025 non si allinea all'opera lirica a cui sto per assistere, ma d'altronde ognuno ha lo Spotify Wrapped che si merita. Attendo che la mia amica e vicina di sedile in velluto arrivi e, intanto, osservo con piacere i sorrisi di chi è riuscito ad accaparrarsi un biglietto per l'anticipo, riservato agli Under30, della Prima della Scala di domenica 7 dicembre.

Come recitano le bacheche esposte fuori e dentro al teatro, è Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk di Dmitrij Šostakovič ad andare in scena. Non rientra tra i titoli immagazzinati dalle lezioni di musica alle medie, ma dall'apertura del sipario bastano pochi minuti per capire che è un'opera di cui ci si ricorderà per tutta la vita.



Dopo un breve momento da critica della moda (che non sono), inizia la ricerca dei posti, comprati al buio nel timore di un sold out arrivato in soli cinque minuti. Una volta seduta ad ammirare il velluto rosso, il lampadario di cristalli e l'oro in ogni dove, rifletto su quella sensazione che mi pervade come se il tempo e lo spazio si fossero fermati.

Dopo aver varcato le porte d'ingresso, il veloce scroll in metro, la fretta di arrivare in orario e il cambio look alla velocità della luce sembrano essere un ricordo lontano. In quel momento, mi trovo in un luogo in cui sono le luci del teatro a scandire il tempo: quando si abbassano significa che è giunto il momento di tornare al proprio posto. Improvvisamente, il flusso di pensieri viene interrotto dall'apertura del sipario. Sullo schermo di ogni seduta appare una luce rossa, indicando che alcune scene potrebbero urtare la sensibilità degli spettatori e riportando le lancette ai giorni nostro, ma di questo il pubblico è ancora ignaro.

Dresscode per la Scala di Milano: elegante e Gen Z

A chi dice che lo stile dei giovani di oggi è ormai privo di eleganza, una serata come questa dimostra l'esatto opposto. Circa due mila ragazzi e ragazze rispettano il dress code elegante, richiesto dall'appuntamento nel "tempio della lirica". Tuttavia, non manca il tocco GenZ che rende unico e personale qualsiasi look: medaglioni XXL, capelli gellati e glitterati e un net hair di brillanti che illumina il volto di chi lo indossa. Ssono i ragazzi ad aver osato un po' di più in fatto di stile, come racconta Gabriele, studente di Fashion Design allo IED di Milano, "eleganza non significa monotonia".

La trama dell'opera Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk

Prima di qualsiasi descrizione, a evidenziare la potenza della narrazione è la censura a cui quest'opera è stata sottoposta. Sebbene sia stata scritto negli anni '30, l'intero racconto è ambientato nella Russia zarista dell'Ottocento, denunciandone la violenza e il maschilismo e svelandone aspetti inediti come la passione, la sensualità e il desiderio di libertà femminile.

La protagonista della vicenda si chiama Katerina Lvovna Izmailova, sposa di un ricco mercante. Insoddisfatta della propria vita, stanca delle continue critiche che riceve dal suocero perché non riesce a dare alla luce un erede e inappagata dall'indifferenza di suo marito, la protagonista si innamora di un altro uomo, Sergej. Guidata da questa passione interiore, Katerina tradisce il marito, ma viene scoperta dal suocero. Per liberarsi da ogni minaccia, la protagonista assassina il suocero e, successivamente, anche il marito con l'aiuto dell'amante.

L'omicidio viene scoperto e i due vengono condannati ai lavori forzati in Siberia. Durante il viaggio, Sergej accusa Katerina di ogni sua sventura e l'abbandona per un'altra donna. Katerina, distrutta dal dolore e dalla gelosia, decide di porre fine alla sua vita e a quella della rivale in una tragica conclusione.

Va in scena l'emancipazione femminile

Ciò che è certo è che la scelta di quest'opera non sia stata casuale. Attraverso la satira e la tragicità di cui è capace l'opera lirica, Una Lady Macbeth del distretto di Mcensk trasforma la protagonista da un esempio di emancipazione femminile ottocentesca che si oppone ai soprusi da parte del suocero e ai maltrattamenti sulle altre donne a un personaggio la cui passione è talmente accecante da trasformarsi in brutalità. Se all'inizio della vicenda, si comprende la posizione della protagonista rispetto alla società maschilista in cui vive, verso la fine ciò che resta è la tristezza verso la solitudine di quel personaggio.

La vicinanza di alcuni temi all'oggi e i dettagli con cui la scenografia e gli abiti sono stati realizzati hanno reso quest'opera di facile comprensione e profondamente sentita dall'intero pubblico. I dieci minuti di applausi dimostrano che la classicità tipica del teatro rappresenta la chiave, divisa tra passato e presente, che i giovani stanno cercando per tradurre la contemporaneità e, allo stesso tempo, prendersi una pausa da essa.

Come vedere la Prima della Scala in tv

La Prima della Scala, in scena il 7 dicembre, è disponibile in diretta su Rai 1 e RaiPlay in Italia, dalle ore 17:45 e on demand su RayPlay fino a 15 giorni dalla messa in onda tv. Per quanto riguarda le radio, in Italia segue l'evento Rai Radio 3.