Sapevamo che Gigi Hadid si sarebbe espressa, così come hanno fatto molte celebrities, dopo l'attacco di Hamas a Israele e i successivi bombardamenti incessanti sulla striscia di Gaza. La modella è palestinese da parte di padre e ha spesso parlato della situazione a Gaza e nei territori occupati anche in periodi in cui la questione non era su tutti i media. Per questo, quando ha pubblicato un post sui social per commentare le vicende, non ci siamo certo stupiti: «Provo una profonda empatia per la lotta palestinese e la vita sotto occupazione, è una responsabilità che sento quotidianamente» ha scritto la modella, «Sento anche la responsabilità nei confronti dei miei amici ebrei di chiarire, come ho già fatto in passato: anche se ho speranze e sogni per i palestinesi, nessuno di essi include il male arrecato a una persona ebrea. Terrorizzare persone innocenti non fa alcun bene al movimento della Palestina Libera». Quello che forse non ci aspettavamo era un attacco ad Hadid direttamente dal governo di Israele, tramite l'account ufficiale dello Stato e infatti il caso è andato ad alimentare il dibattito social già molto acceso su queste tematiche.

Il post della top model si rivolgeva in particolare a chi aveva perso delle persone care, fossero queste israeliane o palestinesi ed era una riflessione personale di una persona che per lavoro fa tutt'altro. «I miei pensieri vanno a tutte le persone colpite da questa tragedia ingiustificabile mentre ogni giorno di questo conflitto vengono tolte vite innocenti, troppe delle quali sono bambini», aveva scritto aggiungendo «Ci sono molti sentimenti complessi, personali e validi, ma ogni essere umano merita diritti fondamentali, cure e sicurezza; non importa la sua nazionalità, religione, etnia o dove è nato. So che le mie parole non guariranno le ferite profonde di così tante persone, ma prego per la sicurezza di vite innocenti, sempre». Tutto questo, però, ha scatenato l'indignazione dello stato di Israele che ha taggato Hadid in alcune stories criticando aspramente la sua posizione e accusandola di giustificare l'operato di Hamas. Il commento, che è stato ripreso in lungo e in largo sui social, risulta piuttosto aggressivo nei toni e accusa Hadid di simpatizzare con Hamas scegliendo di non schierarsi abbastanza apertamente contro il massacro dei civili israeliani. Tuttavia la modella aveva espressamente scritto di essere addolorata per le morti innocenti e che, per quanto la riguardava, «condannare il governo israeliano non è essere antisemiti e supportare la popolazione palestinese non significa supportare Hamas».

«Per caso hai dormito per tutta la scorsa settimana?», ha chiesto lo Stato di Israele alla modella, «O hai semplicemente scelto di ignorare le uccisioni di bambini ebrei nelle loro case? Il tuo silenzio dice molto chiaramente da che parte stai». «Se non condanni tutto questo, le tue parole non significano nulla», ha poi aggiunto l'account postando la foto della camera insanguinata di una bambina in un kibbutz. «Ti vediamo», hanno scritto rivolti ad Hadid. Quello che lascia straniti non è la rabbia, l'indignazione, il dolore: Hamas ha ucciso brutalmente centinaia di israeliani innocenti tra cui donne, ragazzi e bambini e ne ha presi altri come ostaggi. Nel frattempo Israele ha privato Gaza di elettricità, acqua e gas e sta bombardando ininterrottamente una zona altamente popolata da cui nessuno può scappare.

Eppure, anche se Instagram accorcia le distanze tra le persone e crea l'illusione di essere tutti sullo stesso piano, c'è ancora una bella differenza tra una modella senza alcun incarico istituzionale che espone le sue opinioni sul suo account personale esprimendo solidarietà alle vittima e un intero Stato con una delle intelligence più potenti del mondo che le risponde attaccandola e taggandola pubblicamente. Il profilo di Israele con il suo commento ha attaccato personalmente la ventottenne senza effettivamente entrare nel merito né di quello che Hadid ha scritto, né delle ragioni per cui considerare il suo post offensivo. In questo modo si finisce per legittimare l'attacco ad personam e un atteggiamento dove, se non sei con me, sei contro di me e dunque posso esporti e denigrarti pubblicamente perdendo persino di vista il dolore delle persone di cui mi faccio portavoce. Dovremmo ricordarcelo, dovremmo tenere conto dei registri e dei piani comunicativi, specie sui social e specie in momenti come questi, quando diventa tutto più difficile.