Il concorso di bellezza più famoso d'Italia, ancora una volta, ha detto no alle concorrenti transgender. Lo ha confermato Patrizia Mirigliani, al timone di Miss Italia 2023, edizione che, secondo le prime indiscrezioni, a gennaio prossimo dovrebbe tornare, almeno con la puntata finale, in diretta su Rai Uno. Incalzata sulla questione dopo la vittoria della modella transgender Rikkie Valerie Kollé che, lo scorso 10 luglio, si è portata a casa il titolo di Miss Olanda 2023, il patron di Miss Italia ha detto: «Nel mio regolamento, al momento, non ho ancora aperto alle transgender, poiché ritengo che debbano essere nate donne. Quindi, finché andrà avanti il mio regolamento sarà così. E per ora non ritengo di cambiarlo».
Durante l'intervista su RTL 102.5 in cui rilasciato queste dichiarazioni, Patrizia Mirigliani ha aggiunto che «se Miss Olanda ha ritenuto opportuno includerle sono felice per loro, ma spero non fosse l'unica transgender del concorso». Il punto, secondo Mirigliani, è non strumentalizzare un tema delicato: «Le cose devono andare per gradi, l'Italia è un Paese delicato e particolare».
Nonostante il processo evolutivo cui il programma è stato sottoposto in questi ultimi decenni (anni in cui è sparito dai palinsesti televisivi), con il regolamento che ha integrato alcune necessarie variazioni che includessero criteri di giudizio legati non soltanto all'aspetto fisico delle concorrenti in gara, c'è chi si chiede - lo avevamo fatto anche noi, a suo tempo - se abbia ancora senso investire in un concorso di bellezza che sembra proseguire su binari anacronistici. «La tradizione di un concorso che esiste da 84 anni ha una sua importanza», ha aggiunto nella sua intervista Patrizia Mirigliani, che alla morte del padre Enzo (dal 1959 fautore della fortuna del concorso e di tante concorrenti poi diventate celeberrime nel mondo) ne ha raccolto il testimone. «E non ho nulla contro chi decide di ammettere transgender a concorsi di bellezza, a patto che non sia strumentale». Sull'impatto che Miss Italia ha avuto sul costume fino agli anni Novanta non vi sono dubbi, il problema è che quei costumi, oggi, sono stati (fortunatamente) dismessi. Certo è che la presa di posizione sulle concorrenti transgender, essendo il concorso di stampo prettamente tradizionalista, non sorprende affatto. Non resta che attendere l'annuncio della collocazione della finale di Miss Italia 2023: alla luce dei palinsesti RAI dell'autunno sarà importante per capire dove stanno andando il costume e la tv italiana, al momento al centro di una rivoluzione senza eguali.












