Secondo il Guardian, le proteste in Iran, innescate a metà settembre dalla morte di Mahsa Amini ventiduenne arrestata e picchiata a morte per violazione delle rigide norme di abbigliamento femminile, si sono trasformate «nella più grande sfida per la leadership religiosa dalla rivoluzione del 1979». Rispetto alle manifestazioni del 2019, fa notare il magazine britannico, stavolta le proteste hanno avuto carattere più ampio e trasversale e coinvolto diverse classi sociali, nelle università, nelle strade e persino nelle scuole. In questi mesi i cittadini in rivolta non hanno «mostrato alcun segno di cedimento anche se il bilancio si avvicina a 200 vittime». Domenica gli scontri sono ripresi, stavolta si denuncia la morte di Nasrin Ghaderi, una donna curda di 35 anni dottoranda in Filosofia a Teheran.

In un video pubblicato su Twitter da un funzionario dell’organizzazione no profit Democracy for the Arab World Now (DAWN) si vedono decine di persone marciare per le strade di Marivan, la città del Kurdistan iraniano da cui proveniva Ghaderi. La ragazza è morta sabato e, secondo alcune testimonianze, il giorno prima sarebbe stata picchiata dalle forze di sicurezza durante una manifestazione per poi andare in coma a causa di una ferita alla testa. Le autorità governative hanno ancora una volta negato ogni coinvolgimento parlando di «patologie pregresse» ma le proteste sono scoppiate in diverse aree del Paese, come nel caso di Amini.

«Gli iraniani continuano a scendere in piazza e sono più determinati che mai a portare cambiamenti fondamentali», ha detto al Guardian il direttore di Iran Human Rights (IHR) Mahmood Amiry-Moghaddam. «La risposta della Repubblica islamica, però, è di ancora maggiore violenza». A fine ottobre l’agenzia di stampa iraniana Tasnim ha fatto sapere che il procuratore capo di Teheran ha incriminato circa 1000 persone per i disordini compresi giornalisti, artisti e attivisti. Secondo IHR, dozzine di manifestanti arrestati sarebbero stati accusati di presunti crimini che potrebbero portare alla condanna a morte.

Le protagoniste delle proteste continuano a essere soprattutto le donne che si battono per maggiori libertà, che si tagliano i capelli, che marciano senza velo e bruciano gli hijab. Da loro è iniziato tutto, ma alla base delle manifestazioni c'è un profondo malcontento verso il regime degli ayatollah. C'è l'inflazione crescente, la fame e la mancanza d'acqua, la cattiva gestione economica del governo, la corruzione e la mancanza di diritti.