Come quasi ogni altro aspetto della vita contemporanea, il biohacking me l’hanno spiegato le Kardashian. Nell’ultima stagione del loro reality c’è una puntata in cui Kim, Khloé e Kris invitano a pranzo Bryan Johnson, imprenditore e tech-bro che sta dedicando la sua vita e il suo lavoro alla ricerca dell’immortalità, quantomeno quella delle sue cellule. Su di lui esiste un documentario su Netflix intitolato proprio Don’t Die. L’uomo che vuole vivere per sempre, e spero di non semplificare troppo se mi permetto di definirlo un pazzo furioso.

Insomma, in questa puntata di The Kardashians, Johnson viene invitato a pranzo e ovviamente si trova benissimo tra quelle lì, una famiglia in cui nessuna ha mantenuto i propri pezzi originali e tutte dimostrano quindici anni di meno (tranne la più giovane, che ne dimostra quindici in più). Kim, che ha definito l’estetica delle sue sorelle e del ventunesimo secolo tutto, è particolarmente affascinata dalle pratiche di Johnson, questo Nicolas Flamel esangue che non vorrei mai incontrare in un vicolo buio. Lei si complimenta per il candore della sclera dei suoi occhi, a quanto pare indice di ottima salute fisica, lui si vanta delle proprie erezioni da adolescente, e mentre questa conversazione ai confini della realtà procede io cerco su Google “Bryan Johnson età” e scopro che ha 47 anni, concludendo che il biohacking non è un granché perché nella mia testa ne doveva avere almeno duecentocinquanta, avendo l’aspetto di un Nosferatu che è stato in palestra.

Con ogni evidenza è troppo presto per glorificare i metodi di Johnson, ne riparliamo al suo duecentocinquantesimo compleanno. Per ora potremmo trovarci all’inizio di un mito greco qualsiasi: mortale arrogante sfida gli dei e il naturale corso delle cose e finisce per essere punito, condannato a passare il resto dell’esistenza nei panni di una statua di cera del Madame Tussauds. Al momento Johnson è solo un signore molto ricco e molto tonico con i capelli tinti à la Giucas Casella e delle bizzarre abitudini di salutismo, che personalmente ridurrebbero di molto la mia aspettativa di vita, invece che estenderla. Niente alcol, niente burro, molto sport e shot di olio di oliva a stomaco vuoto. Va a finire che mi ammazzo prima di poter invecchiare.

distorted image of american artist andy warhol (1928 1987), wearing sunglasses and a black leather jacket, new york, ca.1960s. (photo by weegee(arthur fellig)/international center of photography/getty images)pinterest
Weegee(Arthur Fellig)/International Center of Photography//Getty Images

Ma la longevità ha qualcosa a che fare con la bellezza? A parte che entrambe sembrano essere ad appannaggio esclusivo dei più ricchi, ci sono casi in cui risultano addirittura in conflitto. Mi sono imbattuta nei risultati di una ricerca condotta da Dove sul rapporto che le donne italiane hanno con il proprio aspetto e alcuni numeri sono interessanti, altri un po’ spaventosi: in Italia 9 donne su 10 ritengono che bellezza significhi essere sé stesse e abbracciare le proprie imperfezioni, eppure 1 donna su 4 dice di sentire il bisogno di cambiare il proprio aspetto per allinearlo a quello che vede online e soprattutto 2 su 5 rinuncerebbero a un anno di vita per raggiungere il loro ideale di bellezza. «Voi lo fareste?» ho chiesto nella chat di amiche che uso come campione statistico per qualsiasi cosa. «No, ma accetterei di essere un po’ più cessa per guadagnarne uno» mi ha risposto una di loro, facendomi ritrovare un po’ di buonumore e restituendomi la prospettiva giusta sul genere femminile. Siamo sempre più inclini a spendere moltissimi soldi per la manutenzione del nostro corpo, ma a cos’altro siamo disposte a rinunciare dopo alla stabilità economica? La felicità, la salute, addirittura la vita? Non staremo esagerando?

In casi estremi si parla di beauty burnout, l’esaurimento di chi si sente costretta a inseguire ideali di bellezza sempre più specifici e sempre più irraggiungibili. Essere belle senza fatica apparente è diventato un lavoro a tempo pieno e non riguarda solo modelle e attrici – cioè le persone che devono essere belle per lavoro – ma chiunque possieda un telefono dotato di fotocamera frontale. Uso un femminile sovraesteso perché il tema della bellezza, fin dalla notte dei tempi, riguarda soprattutto le donne: mentre quello pensa alla persistenza delle proprie erezioni e va a letto alle 8 di sera per restare giovane, investendo milioni di dollari in un protocollo anti-invecchiamento fuori di testa, le ragazze, molto più concretamente continuano a struggersi per la cellulite.

circa 1960: american movie actress and sex symbol marilyn monroe (1926 1962) with her expression blurred and distorted by weegee's plastic lens. (photo by weegee(arthur fellig)/international center of photography/getty images)pinterest
Weegee(Arthur Fellig)/International Center of Photography//Getty Images

C’è una crudele ironia nel fatto che non siamo mai state ossessionate dalla bellezza più di questi anni durante i quali è esploso il trend della body positivity. E quindi: grasse sì, ma con la pelle liscia come quella di un neonato; paraplegiche okay, ma con i capelli lunghissimi da sirena. L’accettazione del proprio corpo e di quello delle altre è sempre condizionale a qualcosa, che sia la dimensione dei pori, la bianchezza dei denti, il turgore delle labbra, la forma delle sopracciglia. Anche con tutta la buona volontà, essere carine sta diventando sempre più difficile e la soddisfazione del risultato finale continua ad allontanarsi fino a diventare un puntino invisibile, un poro minimizzato dall’intelligenza artificiale. Come si dice in questi casi: è un tema.

La presenza online produce ogni giorno nuovi bisogni nelle giovani donne. E anche in quelle meno giovani: all’alba dei miei trentatré anni ho l’algoritmo intasato di pubblicità di maschere per una pelle effetto vetro. Avere la pelle effetto pelle mi era sempre sembrato accettabile, ma ora improvvisamente mi chiedo se non posso fare di meglio. Forse ha ragione l’algoritmo. Forse voglio andare a letto bendata come un ustionato grave e risvegliarmi la mattina dopo lucida come una lampadina. Forse non voglio un rossetto normale, ma una tinta labbra di quelle che fanno la pellicola viola che poi si rimuove e lascia un po’ di colore sulla bocca. Forse voglio una cuffia di seta per preservare la piega quando vado a letto. Forse voglio un body modellante, se ne prendo tre ne pago due, ma se ne prendo dieci ne pago sei. Forse voglio seguire il corso di face yoga per ridefinire il mio profilo. Forse devo sbiancarmi i denti. E come faccio a schiarire la sclera degli occhi?