Euphoria è un prodotto che ha sempre abituato il suo pubblico ad una discreta dose di scene WTF, ma non c'è dubbio che nella penultima puntata ("Rain or shine", in italiano "Con la pioggia o con il sole") HBO abbia alzato l'asticella, e non poco. Dopo tre stagioni, il regista Sam Levinson ha infatti deciso di uccidere uno dei protagonisti più amati in assoluto, per di più in modo particolarmente crudele. Continuate a leggere solo se non volete spoilerarvi tutto (le puntate sono disponibili anche su Sky e Now)!



Ecco chi è morto nella penultima puntata di Euphoria 3

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Il violento conflitto legato ai soldi, al controllo delle ragazze e al narcotraffico è ormai giunto a un punto di non ritorno, intrecciando i tragici destini di tutti i protagonisti. La tensione è esplosa in particolare quando Naz (interpretato da Jack Topalian) si è presentato al cospetto di Cassie (Sydney Sweeney) per riscuotere un debito. L'epilogo è stato fatale per uno dei volti storici della serie: Nate Jacobs (Jacob Elordi) è uscito di scena definitivamente, stroncato dal veleno di un serpente a sonagli dopo essere stato sepolto vivo da Naz nel perimetro di un cantiere.

Una scena di certo destinata a far discutere, e che chiude l'arco narrativo di un personaggio amato e odiato al contempo, che ha contribuito a lanciare Elordi nel firmamento delle stelle più ambite di Hollywood dopo il successo di The Kissing Booth.

Jacob Elordi ha commentato così la morte di Nate Jacobs in Euphoria 3

«Un'uscita di scena davvero d'impatto», ha commentato l'attore australiano nei contenuti speciali rilasciati dopo la messa in onda. «Nate ha accumulato errori su errori, muovendosi sempre nell'ombra. Trovo calzante che la sua parabola si sia conclusa in questo modo», ha aggiunto, condividendo nelle stesse ore anche delle immagini backstage di lui chiuso nella bara dove il suo personaggio ha trovato la sua fine.

In un primo momento, in realtà, Naz aveva concesso a Cassie un ultimatum di 72 ore per recuperare il milione di dollari necessario a salvargli la vita ed evitargli la disidratazione, ma l'attacco del rettile ha anticipato il suo drammatico epilogo. Curiosamente, Elordi ha ricordato con una punta di ironia le riprese dentro la cassa, spiegando che lo spazio era talmente ridotto da bloccargli le spalle e le braccia, aggiungendo però che «lì sotto c'era una strana tranquillità». L'atmosfera è cambiata quando è stato introdotto l'animale. Per l'occasione la produzione ha adoperato un vero boa constrictor a cui è stato applicato un sonaglio artificiale, mentre per i dettagli del serpente vicino alla feritoia è stato ingaggiato un autentico serpente a sonagli (ironicamente ribattezzato dalla troupe «little b*tch», la traduzione la lasciamo a voi!).

«Si è rivelato molto docile, quasi affettuoso», ha svelato Elordi riferendosi al boa. «Mi è rimasto accanto per tutto il tempo, era decisamente sonnolento e ho dovuto spronarlo un po' per farlo muovere». Che coraggio!