Non è un paese per single, arrivato su Prime Video, racconta una verità che chiunque abbia anche solo attraversato riconosce bene: vivere in un piccolo paese di provincia significa non passare mai inosservati. La tua vita, nella piazza del quartiere, al bar, dal parrucchiere, smette di essere solo tua, diventa condivisa, alcune volte anche romanzata, un po’ ricostruita. C’è la signora affacciata alla finestra che sa a che ora rientri e con chi, quella al bar che archivia le conversazioni, tiene traccia, e così il paese rimette insieme i pezzi e poi li sparge in giro. Non cattiveria, più un sistema. Perché che tu venga da una piccola realtà del nord, centro, sud Italia, il meccanismo è sempre lo stesso.
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Perché nei piccoli paesi la tua storia non è mai solo tua
Eppure, come cantano Serena Brancale, Levante e Delia ne Al mio paese, uscita il 3 aprile, lì, al tuo paese, ci torni sempre. Per amore, per fede, per bisogno, per abitudine. Si parla di appartenenza, nostalgia, identità. Le piazze, le madonne agli angoli delle strade, i compagni di scuola che nel frattempo sono diventati altro. E allora ti rendi conto che viverci è una cosa, tornarci è un’altra. E che la tua storia lì, non è mai solo tua.
Non è un paese per single e il peso del gossip di provincia
Ed è proprio da qui che si snoda parte della trama di Non è un paese per single, film commedia su Prime Video dall’8 maggio, tratto dalla penna romantica di Felicia Kingsley (la nostra cover girl è proprio Amanda Campana che interpreta Giada). Così ci catapultiamo in un mondo in cui l’amore non è privato, ma una voce che gira. E dalla pellicola alla realtà, la differenza è minima.
Da Elena Ferrante ad Annalisa: il paese come narrazione collettiva
Una dinamica che torna anche nella cultura pop, tra musica e serie tv. Un viaggio e un racconto di paese e pettegolezzi in cui il ricordo porta a L’amica geniale: una Napoli anni Cinquanta, un’amicizia che attraversa decenni. Dai romanzi di Elena Ferrante alla serie televisiva trasmessa in Italia su Rai 1, qui c’è il rione che fa da sfondo e un sistema che osserva, prima, giudica, poi, e infine definisce. Crescere significa farlo sotto gli occhi degli altri, e con il passare degli anni nulla cambia: il pettegolezzo evolve e non scompare. Un peso che ancora oggi si sente, soprattutto nelle narrazioni femminili. C’è un richiamo inevitabile di quel paese che ti ha cresciuto perché nonostante tu possa cambiare vita, lui rimarrà sempre sotto la tua pelle. E con lui, anche una certa idea di te, difficile da scardinare.
Lo racconta anche Annalisa che del tema ne fa un esercizio di stile nella sua Canzone estiva, giocando tra immagine e percezione. “Mi vuoi più suora o pornodiva?”, una domanda che ha creato dibattito, ma che analizza quello che succede alle donne, in questo caso a chi è sotto i riflettori. Perché la realtà è che si tratti di un piccolo paese o di un palcoscenico, poco cambia. Le persone, il paese, il pubblico, tutti loro proiettano sempre una versione di te. E chi è al centro, in qualche modo, impara a conviverci.











