È uno dei volti più amati della TV: la sua cucina è leggendaria e le ricette sempre eclettiche. E oggi Antoni Porowski esplora per National Geographic 4 località iconiche nella serie Best of the world (su Disney+ dall’8 giugno). Città del Messico, Parigi, Londra e New York prendono vita in un viaggio tutt’altro che da cartolina, tra luoghi nascosti e tradizioni variopinte. Uno dei conduttori della versione a stelle e strisce di Queer Eye stavolta parla di “must see destination” non solo a tavola ma spaziando nei vari ambiti della cultura e dello sport, dal lucha libre al primo bikini della storia francese. Con lo stupore e la meraviglia che lo contraddistinguono, Antoni porta il mondo a casa dello spettatore e condivide con Cosmopolitan esperienze e suggerimenti di viaggio.
Qual è la prima cosa che fai quando visiti un posto nuovo?
«Spesso faccio lunghi viaggi notturni in aereo, motivo per cui non mi sento proprio freschissimo una volta atterrato. Quindi la prima cosa è fare una bella doccia, anche al volo, per ritemprarmi. E subito dopo mi concedo o una passeggiata o una corsetta. Non che abbia senso dell’orientamento, anzi spesso mi confondo con le vie e con le zone, pur vivendo da tanto in un posto come New York. L’obiettivo è comunque conoscere il luogo che ho davanti, che sia una metropoli o un paesino poco importa».
E cosa succede durante la passeggiata/corsa?
«Mi fermo in una caffetteria locale (anche se di solito ordino il matcha) perché la caffeina è il mio carburante preferito. Di solito non scelgo una grossa catena, così posso interagire tranquillamente con il giovane barista di turno, che a volte indossa una t-shirt cool».
Allora partono i complimenti sull’outfit?
«Certo, m’incuriosisce, allora gli chiedo dove l’ha comprata e lì comincia davvero il mio viaggio. Spesso m’indirizza in un negozio vintage nei paraggi, allora io ci vado e mi rendo conto che posso trovare anche buona musica. Perfetto, inizio a chiacchierare anche lì, dove a loro volta mi suggeriscono un buon posto dove mangiare. E così s’innesca un circolo virtuoso di consigli per scoprire un posto nuovo».
C’è un comune denominatore in tutte queste avventure?
«La curiosità: devi fare molte domande e interessarti a quello che ti viene detto, ascoltare davvero e lasciarmi guidare da quello che a livello di energia mi sembra più adatto a me. Inizia la mia esplorazione».
Sembra un po’ uno stile “turista per caso”. Niente lista dei luoghi da visitare?
«Ovviamente sì. Quella me la preparo tutte le volte e include sempre i musei, ad esempio, ma mi assicuro di ritagliarmi del tempo per girovagare senza meta, anzi per perdermi. Anzi i viaggi migliori per me sono quelli in cui non ho seguito delle direzioni precise e mi sono lasciato affascinare da qualcuno. Solo così ho potuto scoprire in quella località com’è la gente e perché si comporta in un certo modo».
Avrai anche tu però qualche cattiva abitudine “da turista” o no?
«Con gli anni sono migliorato ma resto ossessionato dal caffè freddo (mostra la tazza sulla scrivania, che lo prova, ndr.) con moltissimo ghiaccio e un po’ di latte. Il resto del mondo però evidentemente non ci va pazzo come me, infatti quando sono in Italia o in Francia mi aspetto di tutto».
Che genere di reazioni susciti?
«Di tutto, come quella volta in cui un tipo mi ha versato un solo cubetto di ghiaccio in un bicchiere da Martini ma contenente un espresso. A volte penso lo facciano per prendermi in giro e me lo merito, lo ammetto. Quando sei in un posto nuovo dovresti rispettare le tradizioni locali ma io voglio bere il caffè in fretta quindi sulla temperatura faccio un po’ i capricci. Ma gli italiani sono intenditori quindi hanno idee ben precise sul rituale della tazzina e tutto il resto».
Non dappertutto. In Salento, ad esempio, il caffè in ghiaccio è famoso.
«Allora è deciso, nella seconda stagione del programma dobbiamo fare tappa in Puglia».
Hai davvero pensato ad un’opzione italiana per il futuro?
«Assolutamente. Con il mio show precedente, “No taste like home”, ho esplorato la bellissima Emilia Romagna. Lungo la strada abbiamo visto tanti di quei posti in cui avremmo voluto fermarci ma avevamo una tabella di marcia precisa, quindi abbiamo desistito».
Quale altra città della Penisola conosci?
«Mi ha affascinato anche il Sud: più scendi per lo Stivale e più noti l’influenza mediterranea e del nord Africa. Sono stato al matrimonio di un amico fuori Palermo e mi sono innamorato della Sicilia. Ed è molto diversa dal resto dell’Italia, il che mi fa chiedere come mai ci sono tradizioni gastronomiche tanto differenti da una regione all’altra».
Quando eri bambino chi ti preparava il cibo migliore?
«Mamma, ovviamente. I miei genitori quando ero piccolo viaggiavano tanto. Il che voleva dire che ci portavano a vedere molti posti in vacanza ma spesso erano fuori da soli o con gli amici. Quando tornavano ci facevano assaggiare cibi nuovi e sapori sconosciuti che avevano provato in loco».
Cosa ti ha insegnato quest’esperienza dell’infanzia?
«Che viaggiare è pazzesco, oltre ad essere un enorme privilegio perché esplori altre culture con il cibo».
Un’ultima curiosità: se ti chiedessero di tornare anche solo per una puntata a Queer Eye?
«Queer Eye mi ha insegnato molto, non solo sul lavoro, ma sulle persone in generale. Quindi che sia quello show o un altro, vorrei continuare a farlo e incontrare gente diversa. Anche se ormai vivo negli Stati Uniti da tanto, mi considero ancora un polacco-canadese e quindi un turista».














