Nell'universo de L'amica geniale, tetralogia letteraria di Elena Ferrante e poi adattamento televisivo in quattro stagioni prodotto da HBO e Rai Fiction, ha acquisito un significato molto rilevante - non solo per la storia in sé ma anche per il lettore/spettatore - un concetto che, col tempo, è entrato a far parte della letteratura culturale e psicologica. Quello cioè di "smarginatura", una condizione esistenziale che colpisce il personaggio di Lila (nel capitolo Storia della bambina perduta, ogni lunedì in prima serata su Rai Uno con i nuovi episodi, è interpretata da Irene Maiorino) in vari momenti della sua vita. Nel quarto episodio della quarta stagione dal titolo "Il terremoto", Lila si ritrova nuovamente immersa in questa sensazione che, già in diverse occasioni aveva provato a spiegare all'amica Elena (Alba Rohrwacher da adulta, Margherita Mazzucco da giovane) come una improvvisa dissoluzione dei «margini delle persone e delle cose».

Nel monologo letterario e poi nella sua trasposizione televisiva, Lila prova a spiegare a Lenù la sensazione vivida e allo stesso tempo spaventosa che la insegue come una maledizione, la capacità di vedere la vera natura delle cose, la sopraffazione che prova nello scoprire che le persone sono fragili come «un filo di cotone».

Nel quarto libro della saga di Ferrante, è Elena Greco che riporta in prima persona le parole dell'amica Lila, ricordando gli altri episodi di smarginatura di cui è stata protagonista nel corso della vita e cercando di comprendere le sue parole: un'impresa, per Lenù, che invece è persona più solida, non soggetta all'ansia e allo spavento, che in lei «non riusciva a mettere radici» mentre nell'amica diventa uno «sciogliersi di materie eterogenee, un confondersi e rimescolarsi» che la porta a «faticare per credere che la vita avesse margini robusti, giacché sapeva fin da piccola che non era così – non era assolutamente così, – e perciò della loro resistenza a urti e spintoni non riusciva a fidarsi».

Nel concetto di smarginatura, che è stato oggetto delle analisi della psicologia, dell'antropologia e della sociologia oltre che della letteratura, si ritrovano emozioni ed esperienze talmente soggettive che sarebbe impossibile trarne uno solo significato: c'è chi ha interpretato questa condizione come derivazione di una profonda ansia, e dunque la smarginatura come violenti attacchi di panico che Ferrante, per bocca di Lila, prova a spiegare tramite immagini vivide, violente, crude. E chi si riconosce nella confusione dolente di Rafaella Cerullo pur non sapendogli affidare alcun contorno. Nel libro, Elena ricorda che Lila «borbottò che non doveva mai distrarsi, se si distraeva le cose vere, che con le loro contorsioni violente, dolorose, la terrorizzavano, prendevano il sopravvento su quelle finte, che con la loro compostezza fisica e morale la calmavano, e lei sprofondava in una realtà pasticciata, collacea, senza riuscire più a dare contorni nitidi alle sensazioni. Un'emozione tattile si scioglieva in visiva, una visiva si scioglieva in olfattiva».

I lettori prima e gli spettatori della serie poi hanno voluto vedere nella compostezza di Elena, confrontata con la confusione lacerante di Lila, una sorta di equilibrio che definisce non solo l'amicizia delle due protagoniste de L'amica geniale ma anche la condizione di chi fatica ad ancorarsi al qui e ora e ha bisogno di un salvagente per tornare con i piedi per terra e non perdersi tra paure e angosce. Nella vita quotidiana, insomma, "Elena" si tramuta in esercizi di ancoraggio, di respirazione, in strumenti capaci di farci tornare nel presente, col cuore che batte regolare. «Per tutta la vita non ho fatto altro, Lenù, che arginare momenti come quelli. Mi faceva paura Marcello e mi proteggevo con Stefano. Mi faceva paura Stefano e mi proteggevo con Michele. Mi faceva paura Michele e mi proteggevo con Nino. Mi faceva paura Nino e mi proteggevo con Enzo. Ma proteggere che significa, è solo una parola. Dovrei farti, adesso, un elenco minuto di tutte le coperture grandi e piccole che mi sono costruita per starmene nascosta, e invece non mi sono servite». Parole, queste, che servono a Lila per spiegare come l'esternalizzazione del proprio dolore - nel suo caso sugli uomini che ha avuto e di cui si è servita per stare meglio - o delle proprie paure sia solo una copertura temporanea, un analgesico che non cura ma tampona.

In questa immagine la smarginatura di Elena Ferrante - un tema che ricorre non solo ne L'amica geniale ma anche in altre sue opere - diventa cosa di tutti, non solo di Lila Cerullo. Ed è per questo che il monologo televisivo, come anche quello impresso sulle pagine dei libri, ha saputo arrivare a milioni di spettatori, consci che in quella frattura dal reale, in quel sentirsi piccoli rispetto all'enormità della vita, si possa ritrovare un pezzo di sé, raccontato in un modo magistrale da un'autrice che ha saputo dar forma a quel terrore provato ogni giorno da milioni di persone.