Dopo anni di ricerca del cast perfetto, di gestazione e lavoro sul set e un passaggio trionfale in America dove ha raccolto applausi a scena aperta, L'amica geniale - Storia della bambina perduta è pronta per il suo debutto italiano. Un vero regalo, per quella vasta porzione di pubblico che aspetta da tempo di scoprire come sarà resa visivamente la fine della storia di Lila e Lenù e per cui il meraviglioso affresco creato da Elena Ferrante, chiunque lei sia, è quasi l'equivalente di una seduta di terapia.
I primi due episodi dei dieci che compongono quest'ultimo capitolo - ispirato ovviamente a quello conclusivo della saga letteraria di Ferrante - andranno in onda su Rai Uno ogni lunedì in prima serata per cinque settimane: si intitolano La separazione e La dispersione e hanno come assoluta protagonista Elena Greco/Lenù, interpretata da Alba Rohrwacher (che è sempre stata la voce fuori campo del personaggio sin dalla prima stagione) e Nino Sarratore, di cui è l'attore Fabrizio Gifuni ad acquisire i tratti, le maniere affettate trasudanti mansplaining e i modi da intellettuale di sinistra che guarda con disprezzo tutto ciò che è diverso da lui. Odiato, odiatissimo Nino Sarratore, in quest'ultimo capitolo tornerà a catalizzare ogni tipo di sentimento negativo da parte degli spettatori, perché (e chi ha letto i libri sa) l'abisso dei suoi desideri maschili toccherà un fondo inaccettabile: vedremo Lenù, madre di due figlie ancora bambine, pronta a sfaldare la sua vita perfetta col marito Pietro Airota (Pier Giorgio Bellocchio) per vivere finalmente alla luce del sole un amore covato sin dall'adolescenza tra viaggi all'estero e piccoli assaggi di successo letterario.
L'inebriante libertà che Elena sembra riuscire ad assaporare solo grazie alla presenza di Nino nella sua vita fa da contraltare alla solitudine delle sue figlie, sballottate in giro per l'Italia per seguire i desideri della madre; nei primi due episodi la presenza di Lila, interpretata in modo magistrale dall'attrice Irene Maiorino, rimane solo sullo sfondo, figura sommersa dalla volontà di Elena che cerca di lasciare l'amica del rione da parte, consapevole che di Nino e della sua vita sregolata potrebbe dirle ciò che già prova a sussurrarle la sua coscienza. In questa stagione, stando alle pagine del libro, vedremo Lila diventare una persona potente del rione, una benefattrice di amici vecchi e nuovi, salda anche grazie alla presenza affettuosa di Enzo Scanno (Pio Stellaccio) ma sempre affaticata dagli urti della vita, dalle sue smarginature, che mai le permetteranno di vivere la sua esistenza nella piena serenità.
Un piccolo gioiello prezioso
La quarta stagione riprende esteticamente il filo delle prime tre, lavoro di continuità che la nuova regista Laura Bispuri, già accanto a Saverio Costanzo negli anni scorsi, ha cercato di fare pur conscia che bisognava partire da zero, ricostruire i personaggi tornando sempre e solo alle parole di Elena Ferrante. «In questa stagione si entra nell’età adulta, i personaggi cambiano e soprattutto cambiano gli attori. Con loro ho potuto fare un lavoro enorme, capillare, abbiamo ricominciato da capo e credo che quegli stessi personaggi di prima siano oggi, essendo cresciuti, davvero molto stratificati, pieni di sfumature, profondi e veri». E il risultato è magnifico: non solo la ricostruzione storica, che in questo capitolo per forza di cose citerà alcune delle vicende di cronaca più importanti degli ultimi 50 anni, dall'assassinio di Aldo Moro alla strage di Bologna passando per le infiammate femministe degli anni Settanta, ma anche l'affinità con i personaggi impressi su carta da Ferrante è mantenuta in modo fedelissimo, quasi maniacale. Lila è sempre il personaggio oscuro, insistente, sfaccettato - anzi, "smarginato" - che si ritrova tra le pagine dei libri e Elena, la bocca piena di parole femministe e di inni all'indipendenza, non riesce a mettere un punto alla sua storia con un uomo che vive di bugie e pulsioni animalesche.
Tutto, dagli opening credits alla ricostruzione di ambienti e costumi fino al raffinatissimo tuffo nella psicologia dei personaggi, grida capolavoro. E L'amica geniale un capolavoro lo è davvero, lo è sempre stato: se la base di partenza - ovvero quei libri di Ferrante definiti da centinaia di esperti chiamati dal New York Times come "il miglior libro del 21esimo secolo" - ha un indiscutibile valore letterario, la sua trasposizione televisiva non ha tolto nulla a quell'espressività già opulenta, arricchendola di sguardi, movimenti e sospiri che da lettori potevamo solo immaginare.












