In un lungo articolo pubblicato pochi giorni prima del Natale, il New York Times ha rivelato i contorni oscuri della vicenda che coinvolge l'attrice Blake Lively e il regista e attore Justin Baldoni, co-protagonisti della pellicola It ends with us uscita in estate. Il twist che ha trasformato quello che sembrava un drama di Hollywood condito da gossip e insinuazioni è la denuncia per molestie sessuali che l'attrice ha depositato in Tribunale per i comportamenti inappropriati che Baldoni avrebbe avuto sul set del film e poi successivamente, nel corso della campagna promozionale del film. Il regista, per prevenire l'ondata di odio nei suoi confronti nel caso in cui la situazione sul set fosse trapelata sui giornali (come in effetti è accaduto a 4 mesi dall'uscita del film), avrebbe assunto uno studio di PR per distruggere preventivamente la carriera e la reputazione di Blake Lively, dipingendo se stesso come un eroe del MeToo e della lotta contro la violenza sulle donne e la collega come una star capricciosa e volubile incapace di promuovere con serietà un titolo come It ends with us.

Il caso: un recap di quanto accaduto sul set di It Ends With Us

Nella denuncia di Blake Lively, ben 80 pagine di screenshot e prove a sostegno delle accuse, si leggono particolari inquietanti circa l'esperienza dell'attrice sul set del film tratto dall'omonimo libro di Colleen Hoover: il 4 gennaio 2024 l'attrice avrebbe indetto un meeting (anche alla presenza di suo marito Ryan Reynolds) per chiedere ufficialmente a Baldoni - al contempo produttore, regista e attore principale del film - e al suo team di troncare con i comportamenti inappropriati, le battute a sfondo sessista, il body shaming nei suoi confronti, i continui riferimenti ai gusti sessuali e pornografici e per imporre un limite alle scene di sesso tra i protagonisti del film, aggiunte a posteriori, secondo Lively, dopo la firma ufficiale sul contratto. Blake ha detto di come, nella scena in cui la protagonista Lily dà alla luce sua figlia, a interpretare la parte del ginecologo fosse un amico di Baldoni: l'accusa è di aver indugiato in modo gratuito sulle sue parti intime.

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Jose Perez/Bauer-Griffin//Getty Images
Justin Baldoni e Blake Lively sul set del film It ends with us

Alle accuse di molestie si aggiungono anche quelle riportate dal New York Times, supportate ancora una volta da prove e scambi di email, secondo cui Baldoni e il team di PR assunto in fase promozionale avrebbe messo in piedi una campagna denigratoria nei confronti di Lively, dipingendola come una donna frivola incapace di parlare del film se non in termini leggeri e frizzanti, a discapito del messaggio finale della pellicola che invece parla di violenza contro le donne. In effetti, se una campagna costruita ad hoc c'è stata, ha funzionato: non solo il film è stato oggetto di pesanti critiche rispetto all'adattamento del titolo letterario (e amatissimo) ma anche per via della apparentemente leggerissima promozione di Lively, contro l'impegnata sequenza di messaggi di Baldoni a proposito del tema centrale della storia.

Gli avvocati di Baldoni hanno rigettato ovviamente ogni accusa, aggiungendo che la denuncia di Lively è solo un tentativo di denigrare il loro assistito e che i Wayfarer Studios, casa di produzione del regista, sarebbero stati costretti ad assumere un crisis manager per ovviare alle richieste sempre più assurde dell'attrice, che secondo questa versione a un certo punto delle riprese avrebbe persino minacciato di non tornare sul set o di rifiutare la produzione. Per Baldoni queste sarebbero solo falsità infamanti per diffamare la sua reputazione; al New York Times Blake Lively ha invece detto che spera che questa azione legale «possa aiutare a sollevare la cortina di fumo intorno a queste tattiche sinistre messe in piedi per far male alle persone», fornendo prove su prove circa i comportamenti indecenti del collega sul set.

L'opinione pubblica oggi sta con Blake Lively

C'erano stati, già ai tempi dell'uscita del film, diversi timidi segnali di supporto all'attrice, in particolare da parte dell'altro protagonista del film Brandon Sklenar e dell'autrice del romanzo Colleen Hoover, che in tempi non sospetti avevano suggerito agli spettatori di guardare oltre quanto stava accadendo sui media lodando la forza d'animo di Blake. Oggi tutti i creators di Reddit e Tik Tok che ad agosto avevano segnalato i comportamenti di Lively come inappropriati le hanno fatto le proprie scuse, analizzando il caso a posteriori per individuare i segnali che, ricostruendo la vicenda, darebbero ragione all'attrice. A sostegno di Blake si sono pronunciate le sue ex colleghe del film teen Quattro amiche e un paio di jeans ovvero America Ferrera, Amber Tamblyn e Alexis Bledel: «Siamo al suo fianco in solidarietà mentre combatte contro la campagna condotta per distruggere la sua reputazione. Durante le riprese di It Ends With Us, l'abbiamo vista trovare il coraggio di chiedere un posto di lavoro sicuro per sé e per i colleghi sul set, e siamo inorriditi nel leggere le prove di uno sforzo premeditato e vendicativo che ne è seguito per screditare la sua voce», hanno scritto in un comunicato congiunto.

Alcune insinuazioni malevole nei confronti di Lively affermano che questa diatriba sia sorta intorno ai diritti del sequel di It Ends With Us, che i Reynolds vorrebbero sottrarre a Baldoni (che li ha comprati con la sua casa di produzione) ma è solo una maldicenza non supportata da prove: i fatti oggi ci dicono altro. Ovvero che le cose non sono mai come sembrano e che forse ad agosto, quando la promozione del film è arrivata al suo culmine, avremmo dovuto farci altre domande e darci altre risposte circa i metodi non sempre trasparenti con i quali si costruiscono (e si distruggono) le carriere dei personaggi del mondo dello spettacolo.