Il Primavera Sound è tornato ai suoi fasti: da Olivia Rodrigo a sorpresa, ai Gorillaz e Little Simz, ecco com'è andata
Alla sua ventiquattresima edizione il festival musicale di Barcellona ha confermato di essere uno degli appuntamenti immancabili per gli appassionati di musica da tutto il mondo

Per Cosmopolitan, il Primavera Sound è un appuntamento fisso che ogni anno ci ricorda perché i festival sono un ecosistema da preservare. Non soltanto per la quantità e la qualità degli artisti coinvolti, ma per tutto ciò che un evento di questo tipo riesce a generare intorno alla musica: incontri, scoperte, conversazioni, attraversamenti della città, comunità temporanee che per qualche giorno sembrano muoversi seguendo lo stesso ritmo.
L'edizione si è aperta con una prima giornata segnata dalle condizioni meteorologiche. Dopo il bellissimo set di Blood Orange e qualche goccia di pioggia durante l'ora di cena, verso sera sul Parc del Fòrum si è abbattuto un forte temporale che ha inevitabilmente influenzato l'andamento del programma. Nel corso della notte gli aggiornamenti si sono susseguiti più volte e alcuni dei concerti più attesi sono stati cancellati, tra cui quelli di Massive Attack, Doja Cat e Mac DeMarco. È stato un inizio che ha mostrato immediatamente quanto un festival di queste dimensioni sia anche un organismo vivo, complesso, costretto ad adattarsi agli imprevisti e alle condizioni esterne. Tra annunci, cambi di programma e attese sotto la pioggia, la prima serata si è conclusa in modo diverso da come molti spettatori l'avevano immaginata. Eppure, guardando al festival nel suo insieme, quei momenti finiscono quasi per diventare una parentesi all'interno di un racconto più ampio.
Il Primavera Sound non vive soltanto della qualità della sua proposta artistica, ma anche dell'atmosfera che riesce a creare intorno a sé. Per qualche giorno Barcellona sembra ruotare attorno al festival. Lo si capisce passeggiando per la città, incontrando persone che arrivano da ogni parte del mondo e che condividono lo stesso programma di giornate lunghissime, corse tra i palchi, pause nei tapas bar e bagni veloci in spiaggia prima di tornare al Parc del Fòrum.È una presenza diffusa, che esce dai confini dell'area concerti e attraversa la città. Il braccialetto del festival diventa un piccolo segno di riconoscimento: lo noti in metropolitana, nei bar, in spiaggia, nelle code davanti ai locali. È il dettaglio che ti fa capire che molte delle persone intorno a te sono lì per lo stesso motivo, con la stessa voglia di vedere più concerti possibile, scoprire nuovi artisti e lasciarsi sorprendere da quello che succede lungo il percorso.
Dai The Cure ai Gorillaz, passando per Olivia Rodrigo a sorpresa, annunciata solo poche ore prima del concerto, Little Simz, The xx e Peggy Gou, la programmazione è stata capace di unire grandi nomi consolidati e artisti emergenti, pop e sperimentazione, concerti da vedere necessariamente sotto il palco principale e altri da scoprire quasi per caso. È proprio questa convivenza di linguaggi e generazioni diverse a rendere il Primavera Sound uno dei più importanti festival musicali europei. Accanto ai concerti che segni in agenda mesi prima, ci sono quelli che trovi lungo il percorso. Artisti che non conoscevi e che finiscono per diventare una delle sorprese del weekend. Succede seguendo il consiglio di uno sconosciuto incontrato in fila per una birra, lasciandosi guidare dalla musica che arriva da un palco vicino o semplicemente decidendo di fermarsi qualche minuto in più durante una camminata tra un'esibizione e l'altra. In un momento in cui la scoperta musicale passa spesso dagli algoritmi, un festival come questo restituisce valore al caso, al passaparola e alla curiosità.
Il Primavera Sound continua a presentarsi anche come uno spazio in cui la musica live convive con una precisa sensibilità politica e sociale. Dai grandi cartelli con la scritta "No War" disseminati nell'area del festival ai messaggi lanciati dal palco da artisti come Lambrini Girls e Kneecap, fino ai numerosi interventi a sostegno della Palestina e dei diritti umani, molti concerti sono diventati anche occasioni per prendere posizione e condividere riflessioni che andavano oltre la dimensione strettamente musicale.Questa dimensione contribuisce a definire l'identità del festival. Il Primavera Sound non si limita a mettere in fila concerti, ma costruisce uno spazio in cui intrattenimento, partecipazione e consapevolezza convivono. Anche per questo, alla fine del weekend, la sensazione che mi sono portata a casa è che riesca ancora a essere qualcosa di più di una semplice successione di live.
È un luogo di incontro, scoperta e condivisione che per qualche giorno trasforma una parte di Barcellona in una comunità temporanea unita dalla stessa passione. Si arriva per vedere gli artisti che si aspettavano da mesi e si torna con molto altro: nuove ossessioni musicali, conversazioni inattese, immagini di palchi affacciati sul mare, chilometri nelle gambe e la conferma che i festival musicali sono ancora uno dei modi più potenti per stare insieme.
E forse è proprio questa la ragione per cui, anno dopo anno, il Primavera Sound continua ad attirare centinaia di migliaia di persone da tutto il mondo.
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