Cesare Cremonini ha inaugurato l'estate dei grandi eventi dal vivo a Roma con la prima delle sue due date consecutive al Circo Massimo. Davanti a una distesa di 65mila persone, il cantautore bolognese ha dato il via al suo nuovo tour estivo con una produzione caratterizzata da un palco largo più di 60 metri, quattro torri scenografiche e una passerella di 100 metri che ha permesso di vedere lo show da protagonista anche senza aver raggiunto la prima fila.

Lo spettacolo, che diventerà un evento televisivo trasmesso su Rai 1 il prossimo 2 settembre con la regia di Stefano Vicario, rappresenta un momento di transizione profonda per la carriera dell'artista. Oltre a celebrare i suoi 25 anni di percorso musicale, la serata ha sancito la fine di un'epoca e l'inizio di una nuova fase creativa, annunciata dallo stesso musicista poco prima di salire sul palco.

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Cesare Cremonini si confessa: il bisogno di cambiare rotta

Incontrando i giornalisti nel dietro le quinte alla vigilia del concerto, Cremonini ha sgombrato il campo dalle logiche dei grandi numeri per focalizzarsi su una scelta artistica importante. «Sono gli ultimi concerti con i lustrini. - ha confessato l'artista - Ho pronto un album che uscirà entro la fine dell’anno e mi chiederà di suonare in spazi diversi dagli stadi. È un disco potente, di rottura, rock and roll. Sembra strambo da dire perché oggi è quasi un’ossessione quella dei numeri. Ma per me vincerà sempre la voglia di evolvermi».

Alla base di questa svolta c'è un periodo di forte complessità personale vissuto a inizio anno, un incidente emotivo da cui è nata l'esigenza di una separazione netta con il passato. In questo contesto, lo studio intensivo del sassofono è stato la chiave per sbloccare la creatività. «Il sassofono mi ha soccorso in un momento complesso. A gennaio ero in una difficoltà personale molto grande e lo studio dello strumento mi ha rubato la parte autodistruttiva, perché l’ho messa tutta lì».

Questa nuova strada non prevede l'omologazione che oggi condiziona i percorsi dei musicisti più giovani: «Il prossimo disco mi porterà a suonare dove mi chiederà di suonare e ho chiesto che non fossero gli stadi, perché non c’entrano niente con quello che sto per fare».

La parata di ospiti sul palco: ecco cos'è successo durante la prima data al Circo Massimo

Lo show è durato circa due ore e mezza con una scaletta di oltre 25 canzoni, concepita non come una semplice celebrazione nostalgica ma come un vero racconto biografico. L'apertura è stata affidata alle note strumentali di "Cercando Camilla", seguita subito da "Alaska Baby". Sul palco, oltre a una band rinnovata e arricchita da una sezione di fiati guidata dal sassofonista Matteo Valentini, Cremonini si è mosso come polistrumentista passando dal pianoforte alla chitarra, fino alla fisarmonica e allo stesso sax, alzato simbolicamente al cielo dopo un assolo eseguito durante "Il comico (sai che risate)".

Il legame con la Capitale è stato omaggiato con una versione acustica di "Roma Capoccia" di Antonello Venditti, introduzione a una parte centrale con diversi ospiti. Il primo a salire sulla passerella è stato Lorenzo Jovanotti, che ha dato vita a un momento ad alta intensità ritmica sulle note di "Mondo" e "L'ombelico del mondo", culminato con l'apparizione a sorpresa di Valentino Rossi sul palco.

Successivamente, Elisa ha portato una sfumatura più intima duettando in "Aurore boreali", accompagnata da giochi di laser e fumo. Spazio anche per le radici emiliane con l'arrivo di Luca Carboni, che ha interpretato insieme a Cremonini il brano "San Luca".

Da segnalare l'esecuzione fuori scaletta di "Vorrei", la prima canzone scritta dall'artista all'età di 15 anni, espressamente dedicata alla madre Carla, seduta in tribuna. Il finale ha visto la folla cantare i grandi inni generazionali del repertorio, da "50 Special" fino a "Un giorno migliore", brano che risale all'esordio con i Lùnapop nel 1999 e che ha chiuso la prima notte romana.