Per chi è di Milano, e in città ha vissuto la sua adolescenza, il MI AMI ha significato molto più di un festival. È stato il primo posto in cui la musica indipendente ha preso vita, dove le band e gli artisti ascoltati in cuffia per mesi diventavano reali sotto palco, il momento che sanciva l'inizio dell'estate e delle serate lunghe. C’erano i motorini parcheggiati male fuori dai cancelli, le corse per non mancare al concerto giusto, gli amici persi tra i palchi, tra un «io vado qua ci ritroviamo poi più tardi», i pomeriggi passati sdraiati sull’erba, le notti finite senza voce, la pioggia, il sudore, pogare e sentirsi per la prima volta grandi e vivi. Un pezzo di adolescenza e di vent’anni vissuto lì dentro, tra concerti, amicizie e amori nati sotto il buio dei palchi.
Per chi invece veniva dalla provincia, il MI AMI era quasi un miraggio. Perché se è vero che la musica indipendente si crea anche lontano dalle città grandi, è anche vero che magari si celebra meno, con meno palchi e meno artisti che tutti insieme creano la magia. E allora le line-up del festival diventavano sogni a occhi aperti: nomi letti e visti solo su Spotify, condivisi tra amici, immaginati da lontano perché Milano sembrava irraggiungibile e figuriamoci se i nostri genitori ci avrebbero mai mandato al concerto degli Zen Circus in una città dall’altra parte d’Italia. E quindi, il MI AMI era il posto dove succedevano tutte le cose che si volevano vivere almeno una volta.
Negli anni il festival è diventato sempre più grande, ma senza perdere quella sensazione iniziale di scoperta e in tanti e tante sono cresciuti con lui. Nato nel 2005 come progetto indipendente, oggi è diventato uno degli appuntamenti musicali più importanti della scena italiana, continuando però a lasciare spazio agli artisti emergenti, alle nuove voci e ai progetti più liberi e difficili da incasellare. Ed è probabilmente questo il motivo per cui, dopo vent’anni, continua a sembrare qualcosa di diverso da qualsiasi altro festival: un posto dove la musica non arriva mai già finita, ma quando sta ancora succedendo. E dove il pubblico continua ad arrivare, sempre nuovo ma sempre anche lo stesso, e continua a crescerci dentro, anche chi ormai è già grande.
Ora il festival torna per la sua ventesima edizione, dal 21 al 24 maggio 2026 all’Idroscalo di Milano, con quattro giorni di live, cinque palchi e oltre ottanta show. Un’edizione che guarda insieme al passato e al futuro, costruita attorno all’idea di comunità, incontro e scoperta. In line-up ci saranno Cosmo, Nu Genea con live band, Motta che celebrerà i dieci anni de La fine dei vent’anni, Mecna con un nuovo show audio-video, La Niña, Tutti Fenomeni, Marco Castello, Birthh, Angelica Bove, Francamente, faccianuvola, Sissi e molti altri, insieme a ospiti internazionali come Myd, Coco Maria, Zé Ibarra e Lua De Santana.
Noi di Cosmopolitan saremo lì insieme all'attrice e content creator Jenny De Nucci per raccontare il festival da dentro, tra contenuti editoriali, backstage, interviste e tutto quello che succede attorno e sotto ai palchi. E quest’anno lo faremo anche con tre cover digitali speciali dedicate a tre degli artisti più forti e rappresentativi di questa edizione del MI AMI: tre volti, tre storie e tre modi diversi di vivere la musica oggi, che accompagneranno il nostro racconto del festival nei giorni dell’evento. Un progetto speciale che attraversa tutti i canali media di Cosmopolitan, che affronta la potenza dei vent'anni attraverso le interviste a pubblico e artisti proprio sul tema, tra effetto nostalgia (per chi c'è già passato) e il racconto di un nuovo presente con la voce dei giovani di oggi.
Ci vediamo presto, non vediamo l'ora.















