Nella sua Asti è tornato trigNO, vincitore della categoria canto della stagione appena conclusa di Amici. «Sono qui con la mia famiglia, provo tante sensazioni che ancora sto cercando di capire. Ho sentito amici e colleghi con cui ho lavorato in questi mesi, sono felici per me. Prendo il loro punto di vista e cerco di farlo mio. Sono tanti mesi da mettere in ordine, e sono felice». trigNO porta con sé un lungo percorso di crescita, artistica ma soprattutto personale. Quel ragazzo arrivato da Milano — dove ha studiato economia all’università — con un sogno nel cassetto, ha scritto un pezzo del suo futuro. O meglio, è A un passo da me, come si intitola il suo EP, in uscita il 23 maggio per Warner Music Italy.

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Danijel Cvijic

Partiamo dalla fine. Quando è uscito il tuo nome dalle carte, contro Antonia, qual è stato il primo pensiero?

«Non ci credevo. Mi sono detto: “Ok, siamo arrivati alla fine”. Mi mancavano ancora quattro esibizioni ed ero esausto. Le ultime quattro di un percorso lunghissimo. La finale, pur essendo in diretta, me la sono proprio goduta, a parte la prima esibizione che serviva un po’ per rompere il ghiaccio. Forse non sono andate tutte benissimo, ma ero felice: è stata una finale molto spensierata per me».

Alla finalissima sei arrivato con Daniele. Entrambi avete avuto una crescita importante, anche se in modi diversi. Hai raccontato che spesso paragoni la tua vita a una partita di calcio: un primo tempo in discesa e un secondo in risalita. È stato così anche dentro la scuola?

«È una metafora che usa sempre mio padre, l'ha usata spesso per descrivere il mio percorso scolastico. Parto col piede sbagliato, poi recupero. Forse lo faccio per abbassare le aspettative, così se fallisco non è un grosso problema. O forse per sorprendere in positivo. Io e Daniele abbiamo avuto percorsi opposti: io sono entrato con tanta personalità, forse troppa, e lì ho imparato ad abbassare la testa. Lui era più timido, introverso. Siamo cresciuti tanto, ma in direzioni complementari: a lui serviva più fiducia, a me un po’ meno impulsività».

All’interno del talent avete modo di esplorare molto voi stessi, avete la possibilità di scoprirvi e di raccontarvi. È stato difficile per te?

«Mostro il mio lato più tenero solo a poche persone, quindi sì, inizialmente è stato difficile. Poi le telecamere sono diventate la normalità e sono emersi tutti i miei lati, quelli belli e quelli meno belli».

C’è qualcosa di te che hai scoperto stando da solo?

«Ho imparato come sconfiggere la noia. Senza telefono, senza TV (accesa solo tre ore la sera), ho dovuto trovare modi sani per riempire i momenti vuoti. Ed è stato importante».

Quali sono i pensieri costanti di queste ore?

«Non deludere le aspettative. Ho vinto la categoria canto e chi ci è riuscito in passato ha costruito carriere stupende. Penso a Irama, ad Annalisa».

All’inizio hai ricevuto diversi richiami. È stato difficile tornare a un ambiente scolastico?

«Sì, molto. Vivevo da solo, mi ero trasferito a Milano per studiare. Avevo lasciato quell’atmosfera da un pezzo. Tornarci è stato difficile, ma mi ha fatto bene. Come dice Marracash: “C’è del bello nella disciplina”».

Incontrare Chiara nella scuola ti ha aiutato a smussare certe parti del tuo carattere?

«Sì, è stata la mia parte razionale per un lungo periodo. Quando perdevo le staffe, c’era lei a calmarmi».

Vi siete visti dopo la finale?

«Sì, mi ha fatto una sorpresa: è venuta ad Asti».

Avete mai parlato di vivere insieme a Milano (lei studiava a Teatro alla Scala, ndr.)?

«Sì, gliel’ho chiesto. Mi sarebbe piaciuto molto, ma ha ricevuto proposte bellissime all’estero. C’è sempre la possibilità che torni ad Amici come professionista — sarebbe la cosa più semplice per noi — ma non è il momento giusto. Anche Maria le ha consigliato di partire. E io sono felice per lei».

Quest’estate sarai in tour. Pensi che Chiara riuscirà a seguirti?

«Non credo. Ha vinto una borsa di studio a New York. E poi c’è anche la Cina. Non so quanto ci vedremo, ma sono davvero contento per lei».

Quando Chiara è stata eliminata, ti ha sussurrato di arrivare in finale. In quel momento hai pensato di poter vincere?

«No, per niente. Anzi, nella stessa puntata è stato eliminato anche Jacopo. Lo stimo tanto. Ma da quel momento è scattato qualcosa in me: ho iniziato a voler vincere. Prima non era mai stata un’esigenza. Sono entrato ad Amici per farmi conoscere come un ragazzo che ama la musica e ama scrivere».

Tra i brani usciti durante il programma, quale senti più tuo?

«Sicuramente Un passo da me, che ha dato anche il nome all’EP. È stato il primo a uscire ad Amici, parla del futuro e della sua imprevedibilità. L’ho scritto con Nesli prima di entrare nella scuola. L’ho scelto anche come titolo dell’EP perché mi sento proprio così: a un passo da quello che voglio fare nella vita».

Hai già due live in programma: il 20 a Milano e il 26 a Roma. Cosa provi al pensiero?

«Non vedo l’ora di incontrare le persone che mi hanno supportato. Ho sempre sognato di cantare, di fare live, e che la gente cantasse le mie canzoni. È un sogno che si sta realizzando».

Come ti immagini quei momenti?

«Mi immagino in mezzo al pubblico. Non sul palco, ma tra la gente. Per la gente».

Hai portato brani di Vasco Rossi e lui ne ha anche ripostato uno. Com’è stato?

«È stata una bella prova. Volevo vedere come avrei interpretato i suoi pezzi. Mi piace molto come si muove sul palco, la sua sicurezza».

Ti senti vicino a lui, artisticamente?

«Sì, mi piace tanto. Ha una vena rock che adoro, e allo stesso tempo è popolare nel senso più autentico: sembra uno del popolo. Parla alla gente perché è della gente».

Oggi, rispetto a quando hai fatto i casting, in cosa ti senti diverso?

«Non pensavo che il lavoro vocale ad Amici fosse così intenso ed efficace. È stata una vera palestra per la voce, e tutto ciò che ho imparato con i vocal coach me lo porto dietro. Ho sempre vissuto la musica con l’attitudine del rap, ma ho capito quanto nel pop sia importante prendersi cura della voce come fanno gli atleti. Voglio essere una certezza per chi lavora con me, sul palco e fuori. Divertendomi, sì, ma sempre con serietà».