Il 21 marzo esce FURÈSTA, il nuovo album de LA NIÑA, progetto musicale di Carola Moccia, cantautrice e produttrice classe 1991, in collaborazione con Alfredo Maddaluno, compositore e polistrumentista, che è l'altra metà de LA NIÑA. A un primo ascolto, qualcuno potrebbe pensare che le particolarità del disco si limitino a essere l'uso del dialetto napoletano o sonorità che pescano dalla musica tradizionale campana, ma c'è di più. FURÈSTA, che è il secondo album in studio de LA NIÑA dopo VANITAS (2023), è un progetto allegorico che si colloca fuori dal tempo, che recupera ed evolve un racconto musicale collettivo, uscendo dall'abituale narrazione su Napoli.
Tra musica, serie tv, libri e film siamo abituati a romanticizzare Napoli e le sue periferie, la criminalità e la moda, le statuette votive e il cibo da strada. Ma le 10 tracce di FURÈSTA dipingono tutt'altro, mi spiega Carola: «Dire che si parla di Napoli vuol dire tutto e niente. Napoli è una città, è un quadrato, ma è la campagna ad essere la culla della civiltà, della nostra tradizione musicale. Ed è nelle campagne che è nata questa musica, e solo successivamente è stata portata dai migranti verso la città. Il suono di FURÈSTA non è quello della città, non è urban, il disco vuole essere molto più antico dell'urbanismo».
L'intenzione di FURÈSTA - parola che per inciso significa selvatico, indomabile - è chiara fin dalla traccia di apertura, nonché primo singolo ad aver anticipato l'album, "GUAPPARIA". Il brano si apre con il campionamento di Zia Viola, la signora ultranovantenne protagonista del documentario Voci del popolo contadino, Voci di tamburo di Salvatore Raiola, simbolo di quel «popolo vero» di cui Carola parla nel disco.
Così musicalmente si affastellano diversi livelli, per una texture sempre densa: canti popolari, cori, voci di donne, gli strumenti della tradizione napoletana, la chitarra battente, il mandolino, la chitarra classica, i tamburi. C'è persino il fruscio dei capelli di Carola che batte sui tamburi in "TREMM'" (brano che vede la co-produzione di Matteo Parisi e la collaborazione di KUKII, unico feat. oltre a Abdullah Miniawy) e quello degli zoccoli in "O' BALLO D''E 'MPENNATE" registrato seguendo il trotto dei cavalli.
Gli animali sono un filo conduttore di questo racconto allegorico, che bilancia il collettivo e il personale, affrontando apertamente il femminile da un punto di vista plurale in "FIGLIA D''A TEMPESTA" e da un punto di vista personale, con il racconto di una storia violenta in "MAMMAMA'". FURÈSTA si chiude con l'ultima traccia, "PICA PICA" che Carola definisce come «il mio sogno ad occhi aperti» scritto guardando le gazze che ogni mattina planano nel giardino di casa e che per lei sono simbolo di spiritualità, di «mondi lontani nel tempo e nello spazio, di infanzia e libertà».
FURÈSTA è un disco da ascoltare tutto d'un fiato, lasciandosi trasportare nell'atmosfera evocativa, a tratti cupa, selvaggia, mitologica de LA NIÑA. Solo così è possibile cogliere il processo di riappropriazione di Carola nei confronti della sua terra: «Ci ho messo tantissimo a riconnettermi col mio mondo interiore e con la mia cultura, per cui questo disco per me ha ancora più valore, perché è veramente una liberazione da tutti i punti di vista, personale e anche sociale».














