Sergio Ricciardone, co-fondatore e direttore artistico del C2C Festival, è scomparso l'11 marzo, a 53 anni, per una malattia fulminante. «La tua visione continuerà a illuminare il nostro percorso, il tuo carisma a guidarci nelle difficoltà» ha scritto il team del C2C in una nota ufficiale, mentre alla Camera, Ricciardone è stato ricordato facendo risuonare "A New Error" dei Moderat. Una celebrazione in pieno stile avant-pop, la parola che il festival di Torino ha fatto risuonare in tutta Italia, anzi Europa e mondo, con una musica che molti hanno amato definire negli anni «intelligente».
Ma il C2C ha fatto più che insegnarci un termine, ha creato un luogo per l'incontro di elettronica, jazz, r&b, pop sperimentale, rap e clubbing, riscattato il tramonto dell'era dei club in città. Ci ha dato un posto dove sentirci al centro del mondo, dove lasciarsi travolgere dall'entusiasmo non è un gesto sottoposto a giudizio, dove guardarsi negli occhi a notte inoltrata, mentre Mace suona le ultime note del suo set, abbracciarsi e dirsi «d'accordo, cerchiamo i biglietti per tornare a ballare qui anche domani».
Il C2C nasce nel 2002, come evento undergound di una notte, in cui con un unico biglietto era possibile fare serata in tutti i locali dei Murazzi di Torino, andando di club in club. «L’esperienza accumulata con la clubnight di Xplosiva è stata riversata dapprima nella fondazione dell’associazione e in seguito nella creazione del festival» raccontava Ricciardone a Rivista Studio nel 2016. E mentre negli Anni '2000 la scena dei club in Italia andava assottigliandosi, la realtà del Club To Club (come si è chiamata all'inizio e per circa un ventennio) si espandeva.
Nel tempo, il festival è diventata una delle realtà più importanti a livello europeo, una piattaforma per artisti italiani e internazionali in cui poter portare i «più avventurosi generi musicali contemporanei» come sono descritti sul sito ufficiale del C2C. In più di vent'anni di edizioni, si sono alternati sul palco nomi come: Franco Battiato, Thom Yorke, Aphex Twin, James Blake, Caribou, Bicep, Caterina Barbieri, Romy, Caroline Polacheck, A.G. Cook e persino Ghali, in quel 2016 in cui la trap cominciava a manifestarsi in modo rivoluzionario nella scena italiana.
Quando Rivista Studio chiede a Ricciardone qual è l'artista che non aveva ancora fatto parte del C2C, (all'epoca dell'intervista, nel 2016) ma sperava di poter ottenere, lui risponde: «Non lo dico, per scaramanzia. Ho capito che tutto è possibile a Club To Club quando due anni fa siamo riusciti ad avere il maestro Franco Battiato che ha fatto uno speciale show in cui risuonava i lavori di elettronica sperimentale della sua prima parte di carriera». E poi ancora, a proposito dell'artista che più incarna lo spirito del C2C: «Sono innamorato di ognuno degli artisti in cartellone, se proprio devo fare un nome dico Arca perché incarna lo spirito avant-pop della nostra visione. Si tratta di un'artista fortemente sperimentale che allo stesso tempo è producer di Frank Ocean e Kanye West. Arca è il nostro modello di business».
Un modello di business, se vogliamo usare questo termine un po' imprenditoriale ma azzeccatissimo, che ha portato il Club To Club a uscire dalla pura dimensione del clubbing ed espandersi ulteriormente attraverso i generi musicali e cambiando nome in C2C, nel 2022. Nello stesso anno, in occasione del ventennale del Festival, è stato pensato anche un nuovo simbolo che, nelle parole del C2C, è «una figura alata che rappresenta lo stato futuro del corpo. Incarna l'urgenza di mettere la forma umana al centro della scena, celebrando la libertà, la necessità di stare insieme, di ballare, di ascoltare, di illuminare ed essere illuminati».
Incarnare questi principi attraverso un festival così duraturo nel tempo, che ha saputo rinnovarsi ed espandersi - quest'anno oltre all'evento torinese si terrà il C2C di New York, il 9 maggio 2025 - non è certamente stata un'impresa facile, la cui chiave, nelle parole di Ricciardone è stata la capacità di farsi portavoce della musica contemporanea: «Club To Club legge le tendenze quando sono ancora sotterranee e le intercetta prima che divengano fenomeni di massa, ma dal mio punto di vista se ci rifletto non vedo nessun anticipo di tendenze: vedo in Club To Club una testimonianza di contemporaneità, e credo che questa sia la nostra mission rispetto a ciò che il festival racconta e racconterà».














