Madame è tornata con un gesto che è insieme artistico e politico. Dopo tre anni di silenzio, il 17 aprile la rapper pubblica Disincanto, l'album di quattordici tracce di cui è autrice, interprete e direttrice artistica. Un ritorno nel cuore dell’industria discografica che non rinuncia però a mettere in discussione: emblematico, in questo senso, il prezzo stampato sulla copertina del disco in edizione limitata, scelta che suona come una dichiarazione netta - tutto ha un valore, anche ciò che spesso fingiamo di considerare impalpabile.
Ma è soprattutto sul piano interiore che Disincanto si muove. Il titolo non è un vezzo, bensì una presa di posizione: la fine delle certezze assolute, l’abbandono di quella visione binaria — giusto o sbagliato, bianco o nero — che accompagna spesso gli anni dell’adolescenza. Al suo posto, emerge una consapevolezza più complessa e, forse, più scomoda: quella delle sfumature. È lì che Madame sceglie di abitare, in uno spazio in cui le risposte contano meno delle domande e in cui crescere significa, prima di tutto, mettere in discussione se stessi. Un brano alla volta, Madame cerca un dialogo con il mondo e con la propria immagine, provando a ridefinirsi attraverso vari tentativi di comprensione.
«Volevo capire chi mi amasse davvero, volevo capire quanto contano i soldi, volevo capire se valessi qualcosa, volevo capire io davvero chi fossi», canta nella terza traccia, insieme a Marracash. Una sequenza di domande che si rincorrono e si sovrappongono, fino a chiarire il punto essenziale: non sono le risposte a costruire un’identità, ma la capacità di porsi le domande giuste.
Non sorprende allora che, durante l’incontro con la stampa, Francesca — prima ancora che Madame — scelga di sottrarsi a una narrazione più facile e immediata, evitando di entrare nel merito dei motivi di salute che l’hanno tenuta lontana dai palchi e che, chi ascolta davvero il disco, può intuire. Anche questo silenzio, in fondo, è coerente con il senso del progetto: non tutto deve essere spiegato, non tutto può essere ridotto a una formula, un concetto che vale anche per il successo, per la propria salute, per l’amore.
Questa è la lezione più importante: non siamo il nostro trauma, la nostra diagnosi, non abbiamo addosso nessuna lettera scarlatta che parla per noi, nessuna cicatrice indelebile, ma la nostra verità, una serie di esperienze che ci trasformano rendendoci le persone che siamo, cui si somma tutto il resto.
Per questo Madame non ha scritto un disco sul proprio ricovero, di cui accenna ogni tanto nei brani, ma un'unica canzone dedicata, un racconto sulla Bestia che la accompagna. Come Totoro alla fermata del bus, come un animaletto della propria fantasia, la malattia è una compagna con cui fare i conti. E il brano diventa una ninna nanna, una filastrocca che aiuta a fare spazio a quell'ospite ingombrante e un po' invadente che per un periodo l'ha tenuta lontana dal mondo. Sarebbe stato molto più facile dedicare un intero disco al racconto della malattia, che invece per scelta diventa solo una delle molteplici parti della sua verità, fatta di amore, lavoro, relazioni, fama e successo, silenzi e ritiri.
Disincanto è, in questo senso, un lavoro che non cerca di rassicurare, ma di aprire la porta a nuove domande. In questo bosco di dubbi Madame gioca, corre, si ferma e osserva, si concede il diritto di cadere, di essere meno severa con se stessa. Invita a restare in bilico, ad accettare l’incompletezza come parte integrante del percorso. Ed è proprio in questa tensione, tra ciò che è stata e ciò che sta cercando di diventare, che Madame trova la sua voce più autentica.
Nel disco sembrano esserci due verità: una più legata a traumi personali, e un’altra più legata all’industria musicale. Come sei arrivata a queste due consapevolezze?
«Nel primo caso è stato un processo estremamente naturale. Fare musica è un lavoro che facilita la consapevolezza. Dato che la maggior parte del tempo la si passa a pensare, è più semplice mettersi a disposizione di sé stessi e mettersi anche in una posizione di ascolto e di sincerità.
Poi è anche un’attitudine naturale quella di spingersi oltre, facendosi delle domande molto semplici ma molto scomode. Io lo reputo, in generale, utile: mettersi in discussione, mettersi in dubbio. Quindi è stato un processo estremamente naturale sia per come funziona la mia vita sia per come funziono io.
Per quanto riguarda invece l’industria discografica, è uguale: essendoci dentro capita a volte di imbattersi in situazioni che ti fanno vedere chiaramente il lato negativo di questo mercato, ma come può capitare a chiunque in qualsiasi altro tipo di industria dove girano dei soldi, che sia un’azienda o un giornale».
Il tuo disincanto più grande legato all'industria discografica?
«Una cosa che ho capito è che lavorare con persone che hanno già avuto successo non garantisce nulla. Nella musica conta il feeling, una magia che non è replicabile. Se io lavorassi con il produttore di Blanco, non è detto che verrebbe fuori un disco così buono: c’è anche un lato umano, di crescita insieme e io mi sono trovata con Bias.
Anche per questo ho scelto di lavorare con persone vicine a me: per la copertina e i video è nato tutto da un’intesa autentica con due miei amici di Creazzo, dove siamo cresciuti. Uno è il mio migliore amico da quando avevo 15 anni, un pittore fortissimo che disegnava piccioni meravigliosi, e l’altro è Vittorio Maria Dal Maso, che ha fatto tantissima strada e oggi è uno dei grarici per me più bravi del panorama.
Il disincanto è anche questo, ed è stimolante. Poi ci sono anche lati più duri: le ingiustizie, ma soprattutto il fatto che bisogna lavorare tantissimo. Io stessa passo il 97% del tempo a pensare, scrivere, progettare: cantare è solo l’ultimo passaggio».
Disincanto vs disillusione.
«La disillusione, secondo me, molto spesso ti porta a non agire. Il disincanto invece ti porta ad agire con consapevolezza: sai che magari va male, però ci vai lo stesso. La disillusione ti blocca proprio, non ti fa nemmeno fare i primi passi. È un’attitudine che tendenzialmente non ho».
Parlaci di “Bestia”.
«“Bestia” rappresenta qualcosa che abbiamo un po’ tutti dentro: una parte che vuole mangiare fino a scoppiare, che ti chiede di fare sforzi sovrumani. È un mostriciattolo affamato, che ha bisogno di risposte. A volte può succedere che questo mostriciattolo diventi un po’ un parassita dentro di noi e in qualche modo ci governi, prendendo decisioni al posto nostro. Io ho cercato, anche in modo giocoso, di parlare di questa bestia.
Parlando con un mio amico psichiatra, riflettevamo sul fatto che quando una persona vive un trauma forte, quel trauma rischia di diventare il centro della sua identità. Questa cosa mi ha fatto riflettere molto: fondere la propria identità con un dolore è una strada che io eviterei. Le persone hanno infinite sfaccettature. Focalizzarsi su una sola vicenda e darle voce continuamente significa ignorare tutto il resto. “Bestia” è una canzone che avevo dentro da tantissimo tempo, l’ho provata a scrivere in mille modi. Sono felice che sia uscita così: poetica, quasi una ninnananna, una favola».».
La copertina, con il prezzo in vista (sul vinile) e il codice a barre. Perché?
«È giusto ricordare che questa album ha un prezzo, è costata dei soldi ed è venduta a un certo valore sul mercato. Per quanto sia un’opera artistica, alla fine è un prodotto, come una scatoletta di biscotti. Questo fa parte della consapevolezza che ho sviluppato negli ultimi anni.
Sono canzoni, bellissime, meravigliose, ma sempre canzoni. Non sto operando a cuore aperto. Dare meno importanza alla propria opera, secondo me, è anche un modo per divertirsi di più e per non prendersi troppo sul serio, cosa che ho fatto spesso nella mia vita».
Il disco sembra voler stimolare il dubbio in un momento molto polarizzato. È così?
«Sì, io cerco sempre di vedere le cose da tutti i punti di vista, anche se a volte è quasi masochistico e mi manda in tilt. Non mi sento una voce autorevole per parlare di grandi temi politici, però nella vita quotidiana sì.
Per esempio, odio quei contenuti tipo “cinque modi per lasciare qualcuno”: per me quello è il male. Cinque punti sono pochissimi, io ne troverei milioni per ogni situazione. È una visione troppo semplicistica della vita. La vita non è così banale. Io amo l’arte perché offre punti di vista diversi, unici. È per questo che funziona ancora: ti ricorda che il mondo non è così semplice».
Che rapporto hai con gli standard estetici?
«È normale soffrirne, ma il messaggio che voglio mandare è che non serve forzarsi per entrare in quegli standard. È molto più utile lavorare su quello che si è e portarlo al massimo. Durante il disco, per esempio, mi sono un po’ distrutta: mangiavo di notte per lo stress, ho scoperto i dolci, i gelati… poi mi sono guardata e mi sono resa conto che ero cambiata e che non era proprio che mi immaginassi di arrivare così al lancio del disco (ride, ndr). Ho cambiato look, mi sono fatta i capelli biondi, poi li ho rasati, poi neri… fa parte del processo. Bisogna anche sapersi prendere un po’ in giro».
Che rapporto hai con i numeri e le aspettative?
«Nessuna aspettativa. La cosa che mi piace di più è scrivere e progettare. So di aver fatto tutto al meglio delle mie possibilità, quindi i numeri saranno una conseguenza. Non ho nemmeno l’app di Spotify per gli autori, quindi non posso vedere i numeri, devo chiedere ai discografici. Le mie aspettative sono sempre più basse della realtà, per ora».
Interrogarti su chi sei ti ha fatto capire che non bisogna perdersi troppo in questa domanda?
«Sì, assolutamente. Amo la parola “disincanto” perché dentro c’è anche “incanto”. Io amo la fantasia, tantissimo. È una parte fondamentale del mio lavoro. L’arte non è solo raccontare i propri problemi: c’è a dnche divertimento, poesia, costruzione. Posso rendere la mia verità più accessibile anche grazie alla fantasia».
TRACKLIST
- DISINCANTO
- COME STAI
- VOLEVO CAPIRE con MARRACASH
- OK
- INVIDIOSA
- MAI PIÙ
- NO PRESSURE
- BESTIA
- PUTTANA SVIZZERA con NERISSIMA SERPE, PAPA V, 6OCCIA
- ROSSO COME IL FANGO
- NON MI TRADIRE
- ALLUCINAZIONI
- LA PERSONA PEGGIORE NEL MONDO
- GRAZIE
Le prossime date di Madame
Madame ha annunciato il Madame Tour Estate 2026, che vedrà la cantautrice protagonista sui palchi dei principali festival italiani. I biglietti sono disponibili su ticketone.it e nei punti vendita abituali. Prodotto e organizzato da Friends & Partners e Vivo Concerti in collaborazione con Big Picture Management e Sugar Music, il tour toccherà alcuni dei più importanti festival italiani. Madame inizierà il 3 luglio al Rugby Sound Festival di Legnano (MI), proseguirà il 6 luglio al Flowers Festival a Collegno (TO), il 9 luglio al Live in Genova Festival a Genova, il 12 luglio all’Anima Festival a Cervere (CN), il 14 luglio a Bergamo, al NXT Festival, il 27 luglio al Villafranca Festival 2026 a Villafranca (VR), il 29 luglio all’Udine Vola 2026 a Udine, il 3 agosto allo Zoo Music Fest a Pescara, il 9 agosto all’Arena della Regina a Cattolica (RN), l’11 agosto al Villa Bertelli Live a Forte dei Marmi (LU), il 12 agosto al Castiglioncello Festival a Castiglioncello (LI), il 18 agosto ad Alghero (SS), in occasione dell’Alguer Summer Festival, il 23 agosto all’Arena Bianca a Ostuni (BR), il 25 agosto al Fossato del Castello a Barletta (BT), il 2 settembre al Vicenza in Festival a Vicenza, il 4 settembre al Trento Live Fest di Trento, l’11 settembre al Dream Pop Fest di Palermo e, infine, il 13 settembre al Festival Taormina Arte di Taormina (ME).














