A Sanremo 2025, in partenza il prossimo 11 febbraio, non ci saranno momenti "Piccola Chiara" e neanche "la bellezza capita". Di fatto, come ha anticipato Carlo Conti durante una puntata del podcast di Alessandro Cattelan Supernova, non ci saranno monologhi (messi da parte quelli dei co-conduttori comici, che senz'altro interverranno con gag e sketch). Era ora, ci siamo detti, certe cose o si sanno fare, oppure meglio non cimentarsi: un conto è avere sul palco un comico o una persona abituata ai teatri, un'attivista o un ospite con qualcosa da dire, un altro è affibbiare a un co-conduttore un tagliandino con dentro pensieri sparsi messi insieme da un autore e lasciarglielo recitare guardando dritto in camera. In questi anni - anche nelle edizioni pre Amadeus - abbiamo visto tanti, troppi ospiti salire sul palco dell'Ariston per raccontarsi in modo inedito, per lanciare un messaggio al pubblico, per dividere o per unire con le parole, senza riuscire a fare nessuna di queste cose.
E non perché non ci abbiano provato, ma perché certi talenti non si improvvisano e non si diventa d'un tratto, giusto in tempo per Sanremo, un ammaliatore di folle capace di inchiodare allo schermo milioni di persone con le proprie frasi a effetto. Carlo Conti ha intercettato questa sensazione e ha deciso di metterla in pratica nella prima edizione che torna a condurre dopo anni, dopo il passaggio di Amadeus, dopo il cinquennio della rivoluzione.
Questo Sanremo ha già un po' di problemi, ci mancavano solo i monologhi
In effetti questa edizione sta già combattendo con diversi mulini a vento: Emis Killa che si ritira, Fedez nella bufera, canzoni così e così, super ospiti internazionali non da effetto wow. Alla vigilia di Sanremo le anticipazioni sono sempre drammatiche, questo va detto, e spesso trascinate dagli addetti ai lavori che hanno ascoltato in anteprima i brani o operano nell'ambito dell'intrattenimento. In effetti, avviata la macchina del Festival, sarà poi il pubblico, giudice supremo, a dire la sua a suon di ascolti, share e reazioni social a quanto vede sul palco. Insomma, vietato lasciarsi scoraggiare.
In questo quadro traballante ci mancavano solo i monologhi degli improvvisati: Conti ha detto a Cattelan, che condurrà quattro serate di Dopofestival e poi la serata finale insieme ad Alessia Marcuzzi, che la musica sarà centrale e ha specificato di aver mantenuto la verità di co-conduttori già impostata dal suo predecessore senza però integrare il siparietto del monologo, che ritiene ormai superato. «Sono scelte, secondo me certi argomenti si possono trattare in modo veloce, anche con una parola o un gesto, è molto più incisivo che parlarne per dieci minuti». C'è chi ha letto in queste parole una frecciatina ad Amadeus, in realtà ogni direttore artistico di Sanremo mette la sua impronta sul ritmo delle serate, è una task inclusa nel lavoro: non avremo una lettera al "piccolo Carlo", giusto per citare il monologo di Chiara Ferragni nel 2023 e Mahmood, co-conduttore della quarta serata insieme a Geppi Cucciari (dalla quale invece sì, un bel monologo ce lo aspettiamo) non si cimenterà in pindarici discorsi motivazionali. Grazie Carlo: questa premessa, nonostante le polemiche della prim'ora, ci lascia ben sperare.










