Carlo Conti, ospite del podcast Pezzi (di Luca Dondoni, Andrea Laffranchi e Paolo Giordano) ha dato alcuni spoiler sul Festival di Sanremo 2025 che hanno fatto piuttosto discutere, tra smentite e conferme di anticipazioni e un'anteprima di tematiche e generi in gara. Mentre attendiamo il 1 dicembre, quando scopriremo i nomi dei Big in gara, ecco alcune delle dichiarazioni del Direttore Artistico della kermesse.

Tra le prime smentite è arrivata quella sulla presenza di ANNA, come ha spiegato Conti: «Anna ha un manager molto intelligente che non la manda a Sanremo perché vuole farla crescere». Sembra invece che la coppia Tony Effe-Fedez salirà sul palco dell'Ariston perché, anche se non c'è una conferma ufficiale, il conduttore è stato piuttosto vago sull'argomento, lasciando spazio alle supposizioni. Una scelta che, in realtà, sarebbe in contraddizione con le indicazioni del Codacons (acerrimo nemico di Fedez) che nelle scorse settimane ha diffidato la Rai dall’avere in gara cantanti con testi violenti e misogini nel repertorio. Un'indicazione che, a voler ben vedere, escluderebbe a priori molti rapper, anche dei più noti.

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PH JACOPO ROSSINI
Lazza

In proposito, Carlo Conti ha anticipato che questo sarà un Sanremo con meno rap, ma non meno rapper: «Si sono presentati tanti rapper, ma sono più orientati sul pop e stanno crescendo. Mi piace che i giovani raccontino la loro generazione non in maniera aggressiva». Ed effettivamente questa scelta va di pari passo con la tipologia di rap che il pubblico mainstream chiede. Non è un caso che fuori dalla data al Forum di Assago di Alfa ci fossero persone in fila da tre giorni, a cui il cantante ha portato delle pizze, in un video diventato virale. Forse proprio lui è l'emblema di quel rap/pop/indie che piace sempre di più al pubblico generalista.

Rimanendo nell'ambiente Sanremo, basti pensare a Lazza, Geolier, Madame, Rkomi e Ghali e ai brani estremamente pop che hanno portato nelle rispettive edizioni. Se per rapper come Ghali e Madame, una certa ibridazione con forme pop era evidente fin dagli esordi, per Lazza, Rkomi e Geolier, il fatto di salire sul palco dell'Ariston era qualcosa di impensabile a inizio carriera.

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ANNA

Così, in un certo senso, il Festival di Sanremo si fa specchio e amplificatore delle tendenze musicali italiane: il rap da classifica è sempre più pop. O addirittura reggaeton. Confermando, in maniera più o meno triste, più o meno lapalissiana, che se il rap vuole raggiungere le vette delle classifiche deve cedere al mainstream. Insomma, l'hip hop old school, la trap e la drill di strada, si tengono a debita distanza dalle top 10 (salvo rare eccezioni) e dai palchi più formali, com'è giusto che sia, anche per evitare che vengano snaturate. Ma questo non impedisce ai rapper che prima appartenevano a quel genere di confrontarsi con temi e ritmi decisamente più pop.

È un bene? È un male? I fan di un genere o dell'altro daranno risposte contraddittorie, dando dei traditori del purismo a uno o all'altra. Ciò che è certo è che il rap italiano è cambiato molto dai suoi albori ai tempi di SXM dei Sangue Misto (che quest'anno compie 30 anni) e la sua funzione di ribellione e denuncia sociale. L'ibridazione con il pop è qualcosa di evidente da almeno cinque anni a questa parte. Qualcosa con cui è impossibile pensare di non dover fare i conti, che ci piaccia o no. L'importante, probabilmente, è che non tutto il rap diventi musichetta da classifica. Che la rabbia, la sperimentazione, i manierismi e la fame di essere il/la migliore, i testi intricati e strafottenti rimangano qui per lottare con noi.