Esce venerdì 15 dicembre “Figli del deserto” il nuovo singolo di Chadia Rodriguez, la venticinquenne nata in Spagna da genitori marocchini e cresciuta tra le case popolari e le difficoltà di chi non aveva altro che sogni e determinazione per cambiare la vita. Sono passati cinque anni dal suo primo EP Avere vent’anni e ci sono voluti mesi di silenzio per ritrovare la voce che ora si alza per urlare messaggi di uguaglianza, condivisione e accettazione. "Figli del deserto" parla di chi si sente diverso, di chi viene discriminato, della sofferenza che si prova quando si riceve odio ingiustificato. Parla degli altri, ma soprattutto parla di sé, della sofferenza provata che l’ha resa quello che è oggi, del non avere più paura di mostrare le più radici, anzi, di voler ripartire proprio da quelle per combattere i giudizi e andare contro le discriminazioni. L’abbiamo incontrata.
Come stai?
«Sono molto contenta di aver aspettato tanto e di tornare con questo brano che affronta tematiche che mi stanno a cuore da sempre. Sono un po’ in ansia, ma carica».
Affermi con forza le tue radici.
«Io sono questo, non posso cambiarlo e mi va bene così. Lo urlo a tutto al mondo e mi faccio accettare per quello che sono».
Sei fiera della tua identità, è sempre stato così?
«Sicuramente è stato un percorso, un accettare lentamente quello che fin da piccola mi ha fatto soffrire. Mi hanno sempre incolpato di essere diversa, ho sempre cercato di non sentirmi diversa. Oggi so bene che è proprio la diversità ciò che ci rende unici. È stato un bel passaggio di accettazione».
Non è facile farlo, si tende sempre all’omologazione, può essere un bel messaggio per i più giovani.
«Mi sono sempre sentita come tramite per le altre persone, una persona che può raccontare le storie degli altri. Un mezzo per tutte quelle persone che non hanno mai avuto l’occasione, o la forza, di reagire, qualsiasi fossero le problematiche che le colpivano. Io fin da piccola ho sentito il bisogno di dover fare qualcosa di grande, e grazie alla musica ci sto riuscendo».
Non deve essere stato facile per te. Come si reagisce a un contesto difficile?
«Si decide di uscirne. Serve consapevolezza ed è l’unica cosa di cui mi sono resa conto davvero parlando con il mio psicologo. Io lo so che ho sbagliato e che ho fatto tante cose che non andavano bene, ma sono stata costretta dal contesto in cui sono cresciuta. Poi però ho deciso di cambiare la mia vita, di essere un esempio per le persone che sono cresciute in posti del genere. Ogni mia sofferenza, ogni mio errore, per quanto doloroso, mi ha permesso di diventare chi sono oggi. Se non avessi affrontato quelle difficoltà, non sarei così. Ho sofferto, ma sono la persona che sono, quindi va bene così.»
Che ragazzina eri?
«Sono sempre stata una ragazzina triste, che non accettava dove fossi cresciuta. Sono la donna che volevo diventare, ho sempre cercato di aiutare il prossimo, di sacrificare se stessa per il prossimo, cresciuta da genitori che mi hanno lasciato valori e principi che sono diventati i miei e di cui vado molto fiera».
Ti senti libera?
«Se devo essere sincera… no. Anche guardando quello che sta succedendo agli altri artisti a cui vengono bloccati i concerti per quello che dicono, non c’è libertà. Io però sono dell’idea che la musica sia musica e continuerò a dire quello che voglio dire. Ho spesso paura di farlo, perché so che basta una storia su Instagram per ricevere odio. Mi sento costantemente giudicata da persone che neanche mi conoscono. E mi chiedo perché»
Come si risponde all’odio?
«Io ho imparato a incanalare le mie emozioni trasformandole in cose belle. E mi auguro che tutte le persone facciano lo stesso. A volte basta prendere tutto il dolore, tutti i no, tutte le sofferenze e trasformale in cose belle».
Sei stata un anno in silenzio. Come è stato?
«Ci sono stati molti cambiamenti. Mi sono sentita dire tanti no, tanti sì. Quello che ho capito è che voglio davvero creare qualcosa di mio, anche cambiando. Questo nuovo brano è molto diverso da tutto quello che ho fatto in precedenza, ma la bellezza della musica è proprio questa. Il poter dire quello che si vuole, senza paura di essere giudicati. Mi permetto di cambiare più liberamente».
Se dovessi definirti oggi?
«Sono forgiata da tanta sofferenza, sono stata usata molteplici volte da persone che credevo essere amiche. Ma continuo a essere quello che sono. Sono migliorata, come il buon vino, ma sono sempre io. Molte persone non mi conoscono e partono prevenute senza sapere quello che c’è dietro, ma mi va bene così. Il mondo è fatto di superficialità, ma io so che sotto ho molto altro e voglio continuare a migliorare».
Le delusioni personali dipendono anche dall’aver avuto successo?
«Arrivare al successo fa schifo da questo punto di vista. Le persone vogliono avere, avere, avere. Nel momento in cui li tratti nel modo in cui trattano te non va bene. Sono dovuta tornare alle origini per sentirmi viva e a mio agio con quello che stavo facendo, ritrovando le persone che mi hanno sempre supportato e, soprattutto, sopportato».
Di chi ti fidi?
«Di me stessa. Del mio istinto».
Il futuro ti fa paura?
«L’unica cosa che mi auguro è di svegliarmi domani. Il futuro poi si vive».
Dal primo EP Avere vent’anni a oggi sono passati cinque anni. Per le donne nel rap è cambiato qualcosa?
«In questi ultimi cinque anni hanno dato la possibilità di uscire a molte donne, di dimostrare che anche noi possiamo fare rap, anche se è stupido dover affermare ogni volta questa cosa. L’unica cosa che mi dispiace è vedere che molte donne che ce l’hanno fatta fanno le snob. Io auguro a chiunque il successo, a chiunque ci creda e abbia voglia di raccontare qualcosa, ma rimango male quando si fanno paladine di grandi messaggi e poi neanche ti guardano in faccia quando ti vedono»
Nel pop invece la sensazione è che le donne stiano facendo squadra.
«Nel rap nessuno ti guarda in faccia. Se ti possono usare bene, se no fatti tuoi»
Stai scrivendo tanto?
«Sì, sto passando molto tempo in studio e sono contenta di aver trovato le persone giuste con cui lavorare. Vorrei far uscire il mio primo album ma manca ancora del tempo, per ora usciranno singoli. Per ricordare alle persone che ci sono. E soprattutto per ricordare a me stessa chi sono, quanto valgo e perché sono arrivata fin qui».











