Nell’era in cui trap e rap scalano le classifiche, in una gara allo streaming più alto, Ultimo riempie gli stadi. Dopo le tre date sold out di Roma arriva a Milano il 17 e 18 luglio e porta se stesso. Un sold out dopo l’altro in un tour che si conclude sotto il cielo del Meazza mentre volano i biglietti per le prossime date annunciate pochi giorni fa per il 2024 che hanno già raccolto più di 50 mila presenze. Ultimo è la dimostrazione che in questo momento storico puoi esistere e crescere anche fuori dalle piattaforme, andando a riempire gli stadi più grandi del Paese.

Canta Niccolò Moriconi, dalla prima all’ultima nota con la stessa intensità. Con la luce negli occhi di chi ha di fronte a sé il sogno realizzato e non lo dà per scontato. Sorride, mostrando che è il concerto la dimensione in cui sentirsi felice. Tra la gente, la sua gente, che continua a seguirlo inarrestabile, a ogni nuovo annuncio. Due ore di musica su un palco imponente, tra ledwall e luci, con visual che mostrano soprattutto lui, dal mega schermo che riprende lo show. Poche invenzioni grafiche, c’è lui, ci sono i suoi occhi, i primi piani, i musicisti, la gente che canta. Ma soprattutto ci sono le canzoni. La scaletta si muove in questi suoi cinque anni, veloci, incredibili, da quel Sanremo Giovani del 2018 con "Il ballo delle Incertezze", che lo ha portato a riempire 23 stadi a soli 27 anni.

Non ci sono fronzoli, non ci sono look studiati per il palco. Da sempre Ultimo si presenta davanti al suo pubblico con il suo nome stampato sulla maglietta. Un nome che da sempre è il suo messaggio: «Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo». Il suo inno, quello con cui si chiude ogni volta il suo show, sulle note di "Sogni Appesi", tra le luci dei flash della gente e un coro all’unisono, a unire chiunque sia nello stadio e abbia voglia di sentirsi ‘primo’ almeno per una sera. "Ultimo" è come ti fanno sentire, eppure tu puoi dimostrare di valere, di inseguire il tuo sogno, di farne quasi una missione. "Ultimo", come se diventasse un vanto, di diversità, di appartenenza. È qui il segreto del suo show. È nelle canzoni che creano condivisione, senso di comunità, rappresentanza. “Sono pazzo di te”, “Ovunque tu sia”, “Ti va di stare bene”, segnano l’inizio del concerto che mette al centro la gente, costantemente inquadrata. Ci si sposta tra passato e presente, tra le incertezze e i dubbi dei ventenni che cantano a squarciagola e le canzoni d’amore che portano sotto al palco ragazzi e ragazze innamorati, senza che manchino le proposte di matrimonio che in queste date diventano poi video virali sui social. "Nuvole in testa", "L'unica forza che ho", "Piccola Stella", "Poesia senza veli" una dopo l’altra, per arrivare ad "Amati sempre".

Quindi il medley da "La stella più fragile dell'universo", "Cascare nei tuoi occhi", "Peter Pan" fino a "Buongiorno vita", per passare a "Ipocondria", per far saltare lo stadio, "Canzone Stupida" per mandare a quel paese i giornalisti che gli vanno contro da anni (esclusi i presenti). "Colpa delle favole", "Sul finale", "Quel filo che ci unisce", "Tutto questo sei tu", una dietro l’altra, restando da solo sul palco, con la chitarra. Voce, voci, luci del telefono, gli ingredienti fissi, tra passeggiate sulla passerella che scende ad altezza prato, ad annientare la distanza.

E poi il piano, sollevato nel cielo davanti a una luna immaginaria. Su “Alba”, il brano portato all'ultimo Sanremo e "Rondini al guinzaglio”, nel cielo di San Siro. Gli occhi di tutti sono all'insù. È metafora del suo essere arrivato alle stelle, senza mai dimenticare le origini. Dal parchetto di San Basilio, visto anche nel docu film di Prime Video uscito quest’anno, con quegli amici di ieri che ancora sono gli amici di oggi, con la stessa voglia di farcela e restare, non per il successo, ma per quel bisogno di comunicare attraverso le canzoni, l’unico modo che conosce. Le emozioni di questi giorni le ha infatti scritte, a sorpresa, in "Paura Mai", un nuovo brano cantato per la prima volta nella terza data di Roma. È nelle note di un pianoforte il suo modo di raccontarsi e dire la sua verità. È anche questo che piace di lui, poche chiacchiere, nessun presenzialismo mediatico, solo la musica. "Vieni nel mio cuore" e tutto diventa rosso, anche la pedana. E "quando ridi e quando sei felice" diventa il coro di chi vive il momento. Il finale è lasciato a "Ti dedico il silenzio", "Pianeti "e "22 settembre" con lui che scende in transenna, e stringe le mani delle prime file. Prima della chiusura.

"Dalla parte degli ultimi, per sentirmi primo", dicevamo. Urlato. Sentito. Oggi e in ogni concerto. «Questa è la canzone della mia vita», dice. E si abbraccia alla fine. Emozionato e grato per quel che ha di fronte. Per quel che ha costruito. Per quello che non ha alcuna intenzione di veder finire.

La scaletta del concerto

"Intro"
"Sono pazzo di te"
"Ovunque tu sia"
"Ti va di stare bene"
"Paura mai"
"Sabbia"
"Nuvole in testa"
"L’unica forza che ho"
"Piccola stella"
"Poesia senza veli"
"Vivo per vivere"
"Il ballo delle incertezze"
"Amati sempre"
Acoustic medley: "La Stella più fragile dell’universo" - "Tu" - "Cascare nei tuoi occhi" - "Peter Pan" - "Farfalla Bianca" - "Chiave" - "Buongiorno Vita"
"Ipocondria"
"Canzone stupida"
"Colpa delle favole"
"Sul finale"
Medley: "Quel filo che ci unisce" - "Tutto questo sei tu"
"I tuoi particolari"
"Supereroi"
"Alba"
"Rondini al guinzaglio"
"Vieni nel mio cuore"
"Ti dedico il silenzio"
"Pianeti"
"22 settembre"
"Sogni appesi"