Arriviamo al Mediolanum Forum di Assago alle sei del pomeriggio. Tananai sta finendo le prove per il concerto della sera. È l’8 maggio, è il giorno del suo ventottesimo compleanno e del suo primo palazzetto a Milano, è il giorno in cui il suo sogno si avvera. Jeans strappato, maglietta bianca, Alberto Cotta Ramusino si presenta con un sorriso che racconta tutto: «Sono emozionato come non mai. Lo sogno da tutta la vita». C’è il ricordo della lunga gavetta, i localini, i concerti nelle vetrine dei negozi, fino a quel Sanremo Giovani di due anni fa dove grazie a “Esagerata” è entrato nel cast dei Big. Quindi “Sesso Occasionale” con cui si è classificato ultimo. E da lì tutto è cambiato.

“Baby Goddamn” brano uscito un anno e mezzo prima, è diventato virale. I concerti sono andati sold out in un attimo, le venue si sono ingrandite. In estate "La Dolce Vita", i concerti, poi di nuovo Sanremo con “Tango”, con cui è arrivato quinto, con cui ha dimostrato di meritarsi il successo che sta ottenendo, che ha fatto cantare Roma al Concertone del Primo Maggio e che riempie il palazzetto di Milano di 11 mila persone che cantano all’unisono, dopo i sold out di Roma e Napoli per un totale di 40 mila biglietti venduti: «Voglio fare questo lavoro a lungo, consolidare questo risultato. I palazzetti sono bellissimi, non me li aspettavo così come li sto vivendo. Credevo ci fosse distanza tra il pubblico e invece è come essere in un grande club, ma riesci ad arrivare lo stesso alle persone. Il mio sogno è fare come Jovanotti, almeno 12 palazzetti di fila». Le persone cantano, da “Quelli come noi”, il brano che apre il concerto e che travolge di luci e energia la platea, a una prima parte di scaletta che tiene alta l’adrenalina.

«Ho studiato la scaletta con il mio manager Stefano Clessi. È pensata per creare un sali e scendi di emozioni. All’inizio ci si diverte di più, poi si lascia spazio all’emotività, poi di nuovo ci si scatena, alla fine di nuovo lacrime». "Campo Minato" è uno dei momenti centrali più intensi dello show. Tra i blocchi però arrivano gli ospiti non annunciati. Sale sul palco Biagio Antonacci, con lui già al Festival quest’anno nella serata dei duetti. «È il mio idolo da sempre. L’unica persona “famosa” che riesce a farmi provare qualcosa, mi fa effetto». Cantano “Sognami”. Poi Fedez e Mara Sattei, per “La Dolce Vita” che travolge il Forum. Poi Giuliano Sangiorgi e Andro dei Negramaro su “Estate”.

Collaborazioni e amicizie, Tananai condivide la sua festa, e la domanda va alle voci che girano sul prossimo feat estivo, con Marracash. «È uscita la notizia, ma ci siamo solo visti in questi mesi, ci siamo conosciuti al suo concerto, ci siamo beccati in studio. Se mi chiedete però se ho una canzone, non ce l’ho». Con una scenografia semplice alle spalle, che punta sulle luci e il megaschermo che tiene l’attenzione su di lui, Tananai ringrazia di continuo, vive il suo sogno ad occhi aperti con gioia, spesso scoppia a ridere, ricorda quanto sia importante credere nei propri sogni «Non è cambiato niente rispetto al passato, io provo a fare le cose che mi rendono felice. A me è andata bene, ci ho messo un po’ di tempo. Alle persone che non hanno trovato il loro posto nel mondo dico continuate a fare quello che vi fa stare un po’ meglio del solito. Se vi rende felice è la cosa giusta. Le persone felici non fanno del male e …non rompono i coglioni». Canta "Calcutta": «L’ho scritta quando mi sentivo inadeguato».

Canta "Rave, Eclissi", la title track del suo ultimo lavoro certificato platino: «Sono 28 anni che ci credo, è un po’ di anni che faccio canzoni. Nascono di solito la sera, questa è nata in una casa in cui non potevo svegliare chi viveva dall’altra parte del cartongesso. L’ho registrata a voce sussurrata e così ho voluto lasciarla». Canta "Giugno", che parla del suo primo cuore spezzato: «L’amore ora l’ho trovato, in mezzo a voi, e anche personalmente con Sara. Il mio cuore si era rotto, ma ora è riparato».
“Abissale” chiude il concerto, prima dei bis. Tutti però aspettano un brano in particolare, che viene furbamente lasciato per ultimo, nessuno può andare via prima. «"Tango" mi ha dato tantissimo. Mi faceva commuovere già a Sanremo, adesso non è spiegabile quello che succede, con le persone che mi cantano attorno. Ho sempre ascoltato un sacco di canzoni pensando che avrei dato un rene per averle potute scrivere io. "Tango" è mia. È un momento magico».

Ci si domanda cosa sarebbe successo, se avesse avuto l’occasione di portarla all’Eurovision Song Contest di quest’anno, che avrebbe dovuto svolgersi in Ucraina, considerato il rimando alla guerra del video della sua canzone. «In “Tango” racconto la vita di due persone. Mi sarebbe piaciuto vincere Sanremo, ma non è successo. E quando dico che non mi interessa la competizione è vero, le cose accadono per un motivo. Questa canzone ha una vita tutta sua. Eurovision è una bellissima manifestazione ma è conseguenza di un risultato che non è arrivato».

La cantano tutti, la cantano anche quando si ferma la musica. È un coro che sta diventando universale, raccoglie dolore e speranza, le prime file si riempiono di cartelli “Arriverà un lunedì”, in questo momento è il suo inno e forse lo resterà per sempre «Ho sempre amato le ballad, ma con questa canzone sento che è aumentata la mia responsabilità verso il pubblico. È una canzone controcorrente, da un certo punto di vista. Non segue le mode. È quasi classica. Non penso ci sia per me un prima e dopo “Tango”, ma sicuramente devo credere al cento per cento in tutto quello che farò uscire da ora in poi. Devo portare messaggi. Questa è la cosa che voglio fare di più». Sul palco arriva anche una gigantesca torta di compleanno. È ora di cantare "Tanti auguri".