È uscito il 29 ottobre il secondo progetto discografico, l'album Alma, della cantante italo-brasiliana Gaia Gozzi, in arte Gaia. Le 12 tracce che lo compongono, in un viaggio da un emisfero all'altro a ritmo di dancehall e afrobeat, sono state presentate per la prima volta dal vivo il 7 gennaio, sul palco di Radio Italia Live. Una vera e propria anteprima di “GAIA - ALMA TOUR”, il tour nei club che partirà il 24 gennaio da Torino e arriverà fino a Roma, passando per Firenze, Pozzuoli e Milano. Al termine della sua esibizione emozionata e emozionante, dopo mesi, anni in mancanza di musica live, le domande da porre a Gaia sono tante da non sapere da quale iniziare. Nel frattempo, lei si è sfilata i tacchi e attende a piedi nudi, raccolta sul divano del backstage, così stanca da aver perso la percezione di quanto, nell'esibizione di poco prima, la sua voce sia stata soave e puntuale, i suoi movimenti sensuali e perfettamente modulati, la sua performance libera ma impeccabile. In effetti, dopo tanto tempo lontano da un pubblico, presentare un album così musicalmente complesso come è Alma, non deve essere affare semplice – anche se Gaia ce lo fa credere. E, un po' per ammirazione, un po' per empatia, la prima cosa che le si può dire dopo la sua esibizione è solamente «È stato bellissimo».

Hai raccontato che questo album è stato per te un'occasione di ascoltare la tua stessa voce. Che messaggio ha la tua voce per te?

«Di imparare a fermarmi. Di ascoltarmi quando sto arrivando a uno stremo. Ho due lati di me molto definiti e molto forti: uno è "maker", fa, attivamente va verso i suoi obiettivi, con determinazione; l'altro è totalmente sensoriale e spirituale, ha bisogno di essere sempre lucidato e avere una sua centralità e importanza. Come chiaro, questi due aspetti sono agli antipodi, e quindi, se vado troppo da una parte o troppo dall'altra, ne risento. Devo imparare l'equilibro. Nell'ultimo periodo sopratutto, tra Covid e nuovo album, ho ascoltato solo il maker e questo mi ha tramortito. Tant'è che ho perso la voce varie volte, non sono stata bene fisicamente – erano tutti segnali. La mia voce mi dice di prendermi un periodo per ricentrarmi, per ricalibrarmi. E ascoltarmi mi ha dato le risposte: io so dove arriverò, so cosa voglio fare, dove voglio arrivare, che realizzerò i miei obiettivi – devo solo avere pazienza e gestire bene i momenti intermedi. Questo più o meno mi ha detto la mia voce».

E l'album lo rispecchia?

«Tantissimo. Prima di tutto, perché non ho voluto porre barriere alla ricerca, all'espressione musicale, al racconto. In Alma sono sincera, con la mia estetica, le mie parole: ci sono tutte le mie anime. Per esempio in “Pomeriggio c'è una parte molto femminile e sensuale in italiano, ma anche una parte quasi parlata e mascolina, che mi rappresenta. Ci sono tantissime reference dal mio percorso sia di fruitrice di musica che di cantautrice. Non ho voluto etichettare nulla, tutte le canzoni che compongono il disco sono state inserite anche perché a livello di flusso creativo iniziavano e finivano in un unicum, non venivano riaperte dopo, nessun aspetto meccanico ne ha segnato la scrittura».

Sembra anche un album d'amore.

«Indubbiamente, lo è. Amore per me, per gli altri, per tante persone. Amori che si incrociano, è un'ode alla libertà estrema di innamorarsi degli esseri umani e della loro complessità: non voglio vedere solo i lati comodi delle persone, voglio abbracciare tutto, anche io posso essere scomoda ma voglio amare anche la mia scomodità, e quindi per farlo posso poi ricevere dall'universo altrettanto. E a proposito di amore, ho imparato una lezione attraverso la mia musica. Sono abituata a martoriarmi e a giudicarmi, e invece cerco sempre di utilizzare le mie canzoni per settare uno standard di self-love che poi devo rispettare: per me è essere fiera di me per tutto il mio percorso, anche nei momenti di down. Quando scrivo qualcosa, poi lo devo fare. Anche molte cose che avevo determinate nel primo album poi sono successe».

E qual è il prossimo sogno che realizzerai?

«Suonare dal vivo. Non vedo l'ora di farmi quella gavetta e capire come questa esperienza influirà poi sulla mia scrittura. Mi rendo conto che ho fatto un album che è densissimo, si sente che è stato scritto in studio e in quarantena, e se vuole essere live perché ha tantissimo di suonato, ha anche tante parole, tante informazioni, tante melodie e mi rendo conto anche io che devo avere una struttura live che possa sostenere questa densità. Secondo me, andando avanti, inizierò un po' a togliere, a sperimentare tante parti musicali. E sento che questo lo scoprirò con il live».

È così, Alma è «tanta roba»: tanti stili, due lingue, una commistione di emozioni. Quali sono le ispirazioni musicali di questo album?

«Sono una marea: c'è molto Nineties, delle cose che ascoltavo, dancehall e afrobeat nelle batterie, Brasile e Italia nel modo di scrivere a immagini, ma anche dei sound British anni '60 – ho giocato con tanti stili. Per esempio, ho anche utilizzato dei riff di chitarra e di basso che sono super anni 2000 con dei flow melodici che non c'entrano con quel contesto musicale. Ho mischiato elementi e situazioni da decenni diversi».

Ascoltandolo però, pare tutto in perfetto equilibrio. E parlando di equilibrio, che è un termine a te caro, e di cui si è discusso tanto negli ultimi tempi che hanno messo a dura prova la nostra salute mentale, se ti chiedessi di condividere un consiglio in merito?

«Ognuno è un universo, complessissimo, enorme, a volte con degli aspetti che cozzano tra di loro. Spesso c'è stata propinata un'unica visione, siamo stati incasellati e secondo me questo è stato semplicemente il modo peggiore per scoprirci. Noi tutti abbiamo una potenza insita, una luce interiore, e quando impariamo ad riconoscerla e ad ascoltarla, giorno dopo giorno, possiamo raggiungere ciò che vogliamo. Ed è scoprendoci che arriviamo a quella luce, dicendo che è okay anche fermarsi, sentirsi di merda, e poi sentirsi i più fighi della storia, e poi stanchi, e poi soddisfatti. Dobbiamo abbracciare ogni nostra sfaccettatura: ciascuno hai suoi tempi ed è giusto essere magnanimi con noi stessi. Davvero, la potenza interiore ce l'abbiamo tutti. Ascoltiamola. Ascoltatevi dentro. Siate gentili con voi stessi perché il rapporto più lungo che avrete nella vostra vita».