C’è una notte speciale che rimane impressa nella memoria di ognuno di noi, un momento unico in cui si chiude un capitolo e se ne apre un altro. La notte prima degli esami non è fatta per studiare o ripassare formule, ma per guardare il cielo, condividere le proprie paure e sognare il futuro. Nella Capitale questo rito si è ripetuto ancora una volta, unendo migliaia di giovani. E come non pensare a quella che è stata la mia notte prima degli esami?

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La notte dei ricordi: Roma si accende per la Maturità

In tutta Italia sono oltre 527mila gli studenti che affrontano la prima prova scritta di italiano. Nel Lazio i candidati sono più di 53mila, e di questi ben 40mila si trovano proprio a Roma, pronti a confrontarsi con le commissioni d'esame. Ma prima di entrare in aula per la temuta prova, la città si è trasformata nel teatro di un raduno spontaneo. Dalle piazze storiche ai cancelli delle scuole, i ragazzi si sono presi le strade per esorcizzare la tensione e darsi la carica a vicenda.

A piazza Sempione, nel cuore del quartiere Montesacro, la scalinata della chiesa dei Santi Angeli Custodi si è completamente riempita di giovani, cellulari accesi e striscioni. Lo stesso è accaduto al Gianicolo e davanti ai licei storici come il Mamiani, il Virgilio, il Cavour e il Giulio Cesare. Proprio davanti ai cancelli del Giulio Cesare è comparso un grande striscione con la scritta "Disperazione gioia mia", una frase presa in prestito da Lucio Battisti che riassume perfettamente lo stato d'animo di quelle ore.

Nel silenzio della sera romana, le voci di migliaia di ragazzi si sono alzate all'unisono per cantare la storica canzone di Antonello Venditti, l'inno indiscusso che da generazioni unisce tutti i maturandi d'Italia e non solo i romani. È stato un momento magico, un vero e proprio rito collettivo in cui la paura del domani ha lasciato spazio alla bellezza di sentirsi uniti.

Vi racconto la mia notte: quando i sogni diventavano grandi

Vedere i video di quei ragazzi che cantavano a squarciagola al Gianicolo mi ha fatto fare un salto indietro nel tempo, dritto a quella che è stata la mia notte prima degli esami. Nell'ormai lontano 2009. Sono passati quasi vent'anni, ma ricordo perfettamente ogni istante di quella sera, la stessa aria calda di giugno e quel nodo allo stomaco che non ti lascia respirare.

Al tempo ci riunivamo con le amiche per sessioni di studio collettivo che finivano sempre in grandi risate, l'unico modo per combattere l'ansia da esame. Ci riunivamo in piazza, ci scambiavamo sms continui (gli antenati dei messaggi Whatsapp) e cercavamo di immaginare come sarebbe stata la nostra vita una volta finita la scuola.

E quella notte non siamo rimasti a casa. Ricordo i pianti improvvisi di chi si sentiva impreparato, gli abbracci stretti tra i banchi improvvisati e quella sensazione di essere invincibili. C'era chi cercava di ripassare l'ultimo autore di letteratura e chi, come me, si perdeva a guardare il ragazzo per cui aveva preso la prima vera cotta, quella storia complicata che toglieva il sonno molto più del tema di italiano.

Non lo sapevamo ancora, persi tra ansie e canzoni accennate con la chitarra, che stavamo dicendo addio non solo alla scuola, ma alla nostra adolescenza. Quella notte rappresentava un confine invisibile, il punto esatto in cui si smetteva di essere protetti e si diventava grandi. Gli anni poi passano, i destini si dividono e molti di quei compagni di banco si perdono di vista, ma il ricordo di quella notte speciale resta nel cuore come uno dei momenti più importanti nella vita.