Fingersi promessa sposa di uno sconosciuto per vivere nella sua villa disabitata in Italia, e finire per innamorarsi del cugino del “promesso sposo”. Queste sono le premesse del film Tra amore e inganni, la commedia romantica dell’estate che trovate ora al cinema.



Una commedia romantica costruita sui grandi classici

Anna (Halle Bailey) è una ragazza nei suoi vent’anni che non vuole più inseguire il sogno di diventare chef, allo stesso tempo il suo precario lavoro di house-sitting non le dà stabilità. Così, quando incontra Matteo (Lorenzo de Moor), che le parla di questa sua villa disabitata in Toscana, pensa che sia l’occasione giusta di non preoccuparsi della violazione di domicilio e intrufolarsi lì di nascosto, anche solo per una notte. Pronta a respirare una nuova vita a pieni polmoni, viene però colta alla sprovvista da Gabriella (Isabella Ferrari), mamma di Matteo, proprio nella villa. In preda al panico, Anna le confessa, mentendo, di essere la promessa sposa del figlio. Riuscirà la nostra protagonista a portare avanti la bugia, ritrovare la scintilla della sua passione in cucina e, soprattutto, a resistere al colpo di fulmine per Michael (Regé-Jean Page), cugino di Matteo e custode della villa?


Forse abbiamo già intuito la risposta, ma è questo che rende Tra amore e inganni una commedia romantica perfetta, di quelle che sai già che ti daranno la soddisfazione di un lieto fine.

Uscita l’11 giugno e diretta da Kat Coiro, su un soggetto di Ryan Engle e Kristin N. Engle, questa pellicola ci regala un cast internazionale e nostrano, con nomi che è un piacere ritrovare. La protagonista è Halle Bailey, che abbiamo visto nei panni del live action de La Sirenetta. Troviamo poi Regé-Jean-Page, conosciuto probabilmente ai più grazie al ruolo del duca di Hastings in Bridgerton (e recentemente in Black Bag - Doppio gioco), infine, abbiamo l’occasione di ritrovare sul grande schermo anche la nostra Isabella Ferrari. Menzioniamo poi Stefania Casini, Paolo Sassanelli, Marco Calvani, Aziza Scott, Stella Pecollo e una speciale partecipazione di Nia Vardalos.

La vita italiana: non tutto un cliché

Distese verdi, cassette colme di frutta e verdura da portare a casa, macchine d’epoca e l’atmosfera italiana che si dipana in tutto il film. Nonostante questo sia effettivamente lo scenario in cui si svolge la trama, non vi troviamo la voglia di cavalcare il classico cliché.
La campagna italiana viene, sì, rappresentata come un frame cristallizzato nel tempo, inscalfibile dal “tran tran” che a quanto pare colpisce solo le grandi metropoli internazionali (ma che noi, manchevoli di ville toscane di proprietà, affrontiamo tutti giorni nella vita vera, anche nelle nostre modeste città).
Ma se spesso nel mondo del cinema si annida la tentazione di adagiarsi sugli stereotipi, rendendo la componente italiana comodamente macchiettistica, diversa è stata la volontà di Coiro, che racconta: «Continuavo a dire: ‘Non lasciate che sia io a definire cosa sia italiano in questo film, se dico qualcosa di sbagliato parliamone’ Volevo che sembrasse un film italiano, Per fortuna, ho ricevuto molti contributi dal cast e dalla troupe, che proponevano espressioni, scene o dialoghi».




Da questa scelta nasce un film che racconta un’Italia romantica, in cui non vuole mancare però il tocco quotidiano: mangiare un panino in tuta appoggiati a una Fiat Topolino nuova, o il Bravio delle botti, per esempio. E anche nell’incontro tra Anna e Michael non manca il guizzo realistico: lui arriva a prenderla, su richiesta di Gabriella, per farle visitare la vigna in cui lei, presumibilmente, dirà il fatidico sì a Matteo. Ma non facciamoci ingannare dalla decappottabile d’epoca su cui i due salgono, che a primo impatto ci fa immaginare come sottofondo un brano di Renato Carosone, perché la colonna sonora con cui viaggiano, e che arriva direttamente dalla playlist sul telefono di Michael, è Let me love you di Mario. Non c’è solo la dolce vita, c’è anche un pizzico di vita e basta in questo film.

Perché abbiamo ancora bisogno dei comfort movie

Va bene la vita meno patinata che fa capolino nelle varie scene, ma Kat Coiro è pur sempre anche la regista di Marry Me e sa che il pubblico non rinuncia facilmente a una rom-com…fortevole.
Probabilmente anche forte della consapevolezza che ormai, specie di questi tempi, torniamo sempre dove siamo stati bene, e quindi anche sul divano davanti alla nostra commedia romantica preferita dal finale rasserenante e che conosciamo, Coiro vuole contribuire a quella sicurezza, che è presente già nel titolo: ci sarà un amore da vivere e qualche inganno da scoprire insieme ai personaggi, e potremo essere accompagnati per tutto il film dalla sensazione che “andrà tutto bene”. Perché rinunciarci, allora?