È una verità universalmente riconosciuta che l’essere umano preso da fame, sete e sonno, penserà a come sopravvivere.

Se invece non ha più fame sete e sonno è infelice, si deprime, pensa a come gli viene meglio divertirsi. Chi è satollo si vuole spassare.

Lo studioso più alla moda ultimamente, Han Byung-Chul, il nuovo Bauman con un nome più esotico, ne La società della stanchezza, nottetempo, scrive:

«Gli sviluppi sociali più recenti e il modificarsi strutturale dell’attenzione avvicinano sempre piú la società umana allo stato di natura. Intanto, fenomeni come, per esempio, il mobbing hanno raggiunto una diffusione pandemica. La preoccupazione di vivere bene, nella quale rientra anche una riuscita convivenza, cede sempre piú il passo alla preoccupazione di sopravvivere»

Ma siamo sicuri? Non è che invece ci siamo adattati e ci è venuta l’ansia selettiva? Cioè: ci siamo talmente specializzati in esercizi di superficialità che scegliamo noi le preoccupazioni che ci piacciono.

Prendiamo la quarta rivoluzione industriale, per esempio. Se ne parla tantissimo. Si stanno dimettendo tutti presi da un anelito di vita migliore.

Siamo partiti così: da “grandi dimissioni a causa di burnout” a “richiesta di lavoro con ritmi umani”.

Poi: da lavoro con ritmi umani a dateci un lavoro più adatto a noi.

Da lavoro più adatto a noi a lavoro meaningful.

Da lavoro meaningful, qualunque cosa significhi, si passerà - mi pare evidente - a «pagatemi per non fare un cazzo». Che potrebbe essere lo scopo del gioco di questa umanità un po’ frolla che siamo diventati, rammolliti dai social, dalle serie tv e dalla sovralimentazione. «Soldi gratis» sarebbe il degno coronamento di un’era di progressi. Magari funziona, chissà.

Tutto intorno, invece, una serie di fatti gravissimi con cui conviviamo tutti i giorni:

  • Col covid è finita o no? No. Festeggiamo tra poco il terzo compleanno, e non si capisce che succede, si sa solo che ci ammaliamo come mosche pure due o tre volte di seguito.
  • Il vaiolo delle scimmie è sintomo che siamo in una nuova era di virus?
  • Siccità, calura, acqua razionata. Non siamo mai stati con la pressione così bassa. Svenimenti per strada. Vietato il secondo shampoo ai parrucchieri. 42 gradi a Roma ed è giugno. Emergenza climatica: è troppo tardi? Conviene cominciare le campagne non fate figli? Siamo gli ultimi ospiti dell’hotel Terra?
  • Certo, se non ci stecchiscono prima. Putin la guerra termonucleare totale ce l’ha sempre pronta da servire all’occidente.
  • Se invece non c’è il collasso geopolitico, ci sarebbero per il 2023 l’inflazione, la crisi, la stagflazione e già fanno capolino.

Da quand’è che non si vedeva sui libri di storia un periodo così? Credo da mai, veniamo dal ventennio migliore mai passato sotto il cielo e mentalmente siamo ancora lì, vacanze di Natale e Vita Smeralda.

Perché non ci fa più effetto niente? Ormai la sensazione che stia per succedere qualcosa di grave è un brusio costante, è come vivere sotto una cascata, a un certo punto non senti più nessun rumore. E quindi mentre il mondo collassa ti puoi dimettere e cercare un lavoro meaningful.

«Se riuscirai a non perdere la testa quando tutti intorno a te la perdono»: ve la ricordate? Va capovolta: se riuscirai ad attaccare l’allarme in tempo mentre tutti intorno a te parlano d’altro.