Il grande Reset.
Pure voi non parlate d’altro che di guerra? Pure voi restate attaccati ai talk show perfino se sono indecenti, specie se sono indecenti? Pure a voi sembra fuori luogo chi timidamente propone altri argomenti, come venisse vestito in tutù fucsia a una cena formale?
Ogni tanto raccontano quella leggenda del blocco dello scrittore. Non ci credete mai. Succederebbe ogni tanto al povero artista che sta seduto sulla sedia di non riuscire a produrre. Come Lenù nell’Amica Geniale, poi torna Nino e si sblocca. Vedi che Nino alla fine a qualcosa serviva.
Posto che non esiste, non c’è nessun blocco possibile, c’è solo da farsi legare alla scrivania, l’ispirazione è un po’ come la voglia di lavorare, non ce l’hai ma te la fai venire, esiste ma ti deve trovare seduto e con il foglio davanti mentre fai tentativi.
Per Franzen «la pagina bianca della mente deve essere riempita prima di affrontare la pagina bianca reale».
A quello pensavo. Volevo parlare di questa specie di blocco della vita che abbiamo adesso, tutti.
Non so se vi siete già autodiagnosticati il malanno, le Partite Iva sicuramente sì.
Il New York Times parlava di "languishing", quella nebbia in cui si vagolava nel post pandemia, quelle ceneri di entusiasmo, quella poderosa voglia di non fare più niente e restare sul divano.
Poi ci si sarebbe aspettato un cambio. Una svolta. Qualcosa. E invece niente: una nuova transizione ha interrotto la vecchia transizione.
Parlo di questa guerra sotto casa, degli equilibri ormai rovinati tra i grandi blocchi di potere e delle implicazioni economiche che porterà: nessuno sa niente. Sta per arrivare la rivoluzione degli assetti economici? E se sì, che vuol dire? Qualche articolo già parla di impatto imprevedibile.
Pensate un momento agli argomenti dell’altroieri.
Questioni di schwa. Vi imbarcate in una discussione sulla schwa oggi?
Questioni di identità. Sembrano nel secolo scorso.
Questioni d’amore, non amore, amore ai tempi moderni. Solitudine. Ma figuriamoci.
Addì 23 marzo 2022 all’ordine del giorno c’è: come uccidere Putin contando sulla cerchia dei fedeli e come riorganizzare poi la questione sanzioni con gas-petrolio-materie prime.
Siamo messi così. Malino.
Un paio di anni fa usciva un libro di Mattia Ferraresi, Solitudine. Raccontava magnificamente un "come eravamo" lungo dieci anni - eravamo tristi - e perché ci stavamo dannando nelle nostre case, sempre più muti e pochissimo pronti a tutto.
I social ci hanno rovinati? È colpa degli influencer? O tempora? o mores? Le domande del 2019 erano tutte pescate da questo mazzo, tutti settebelli.
E c’eravamo anche quando si parlava del nuovo modello sentimentale: gli "scriversi senza vedersi". Questo succedeva nei social e nelle teste delle persone.
Solitudine è un libro di storia. È il saggio su com’è che si stava male quando i motivi per stare male erano migliori. Non che quello fosse un gran mondo per viverci, intendiamoci. La verità è che neanche il mondo di prima era il migliore dei possibili, era quello a disposizione e era in nerissima crisi. Però era una crisi che ci garbava, una crisi con spiragli di vanità.
Poi, tempo una settimana, era marzo 2020, finimmo nel futuro remoto. E proprio quando pensavamo che il problema sarebbe diventato: smartworking perchè no? E poi: abbiamo una leggera depressione post pandemica, che facciamo? eccoci nella seconda transizione.
L’unica cosa peggiore di una Lehman Brothers, sono due Lehman Brothers a distanza di pochi mesi.
Gli anni zero degenerati ora sembrano una favoletta. La parola scelta per quel pezzo di millennio era di Bauman: liquido. Era tutto liquido. «Nella nostra epoca il mondo intorno a noi è tagliuzzato in frammenti scarsamente coordinati, mentre le nostre vite individuali sono frammentate in una successione di episodi mal collegati fra di loro».
Eravamo stanchi di non cambiare mai. Il lavoro a tempo indeterminato e l’amore a tempo indeterminato, da certezze a iatture. «Nel mondo liquido-moderno la solidità delle cose, così come la solidità dei rapporti umani, tende a essere considerata male, come una minaccia: dopotutto, qualsiasi giuramento di fedeltà e ogni impegno a lungo termine (per non parlare di quelli a tempo indeterminato) sembrano annunciare un futuro gravato da obblighi che limitano la libertà di movimento e riducono la capacità di accettare le opportunità nuove e ancora sconosciute che si presenteranno».
Come stiamo ora? Peggio di liquidi. Almeno un tempo scorrevamo, ora ci siamo fatti pozzanghera. Più tutto si muove fuori in un vortice, più restiamo immobili a pensare al foglio bianco. Abbiamo un blocco dello scrittore collettivo. Un corto circuito pure a riordinare i problemi. Una specie di crisi di mezza epoca. Non sappiamo se il meglio è dietro o avanti, e dove ci dobbiamo buttare.
Niente di quello che ci sta capitando ha precedenti recenti e simili: più che lo psicologo, ormai serve la bussola.












