Giorgio ama la musica e cerca l'amore (o forse cerca se stesso). Quando incontra Leo tramite un'app di dating pensa che sia lui quello a cui è destinato. Qualcosa lo cattura, lo fa andare oltre il sesso e intravvedere un vuoto che, invece di fargli paura, gli sembra di poter colmare. L'idea che ha di Leo è fatta di proiezioni che non sempre si intersecano con il reale, eppure è un'idealizzazione che sembra resistere anche di fronte al ghosting, anche quando il rifiuto è netto. Ci vorrà del tempo e un percorso doloroso perché Giorgio si renda conto che dietro all'immagine patinata di Leo c'è solo il nulla. Leo è Mr. Nothing ed è così che si intitola il nuovo cortometraggio del regista Eitan Pitigliani, in arrivo su WeShort. Si tratta di un racconto amaro che non fa sconti al mondo contemporaneo delle dating app gay e, anzi, funge da monito sui pericoli, spesso sottovalutati, che il virtuale alimenta.

«Ho voluto calarmi in questa realtà e conoscerla bene per poterla raccontare», ha spiegato Pitigliani a Cosmopolitan, «Ero molto attratto dalle dinamiche delle app di incontri e mi sono imbattuto in tante persone che cercano l'amore, l'affetto, il sesso, soprattutto tra i più giovani. Ma ho incontrato anche tante persone con il vuoto negli occhi, assuefatte a un sistema perverso». Eitan Pitigliani ha fatto ricerca, ha parlato con psicologi e con persone che sulle app finiscono per perdere pezzi di loro stessi. Ha ascoltato storie, incontrato tanti Mr. Nothing in modo da poter far luce sui lati più oscuri di un mondo dove l'altro diventa un oggetto su cui imporre il proprio potere. Il cortometraggio è interpretato da Fabrizio Rossi, Alessandro Cuocci e Giuseppe Giofrè, con la partecipazione speciale di Jessica Amen e Will Rothhaar. Affronta temi importanti che riguardano da vicino la comunità LGBTQIA+ e non solo: dipendenza emotiva, ricerca di un contatto umano tramite il mondo online, love bombing, violenza psicologica e fisica che lascia ferite non facili da rimarginare. «Come dicevo spesso con Silvia Signorelli, che ci tengo a ricordare», aggiunge il regista, «sono andato a cercare l’anima dove l’anima non c’è e mi sono chiesto perché questi ragazzi che si rifugiano nel virtuale soffrono così tanto».



mr nothing un corto sul lato oscuro delle app d'incontri gaypinterest
Courtesy Eitan Pitigliani


Chi è il Mr. Nothing che dà il titolo al tuo cortometraggio?

«Mr. Nothing è un personaggio che si può incontrare facilmente sulle app. I Mr. Nothing hanno sicuramente un fortissimo disturbo narcisistico della personalità, sono completamente assuefatti dalla ricerca di sesso spericolato, sconsiderato, immorale e assolutamente pericoloso e non considerano minimamente la persona che hanno di fronte, non la vedono nemmeno. Sono dei demoni dell'anima, dei killer dell'anima, sono professionisti del settore che popolano le app. A prima vista possono ingannare, possono apparire come dei Dorian Gray sotto mentite spoglie e mostrarsi per ciò che non sono. Ad esempio il personaggio di Leo nel cortometraggio si presenta con un cane e questa è una nota comune, perché il cane trasmette l’idea di una persona amorevole, una persona accudente. Possono essere uomini adulti in cerca di ragazzi più giovani, uomini sposati, uomini fidanzati che magari il giorno dopo ti bloccano e si ripresentano sull’app con una nuova identità, spariscono nel nulla, non li ritrovi più e fai fatica anche a denunciarli alla polizia se hanno commesso qualcosa di illegale. Di questo tema ho parlato anche in un altro mediometraggio realizzato in collaborazione con Rai Cinema che si intitola L'altro te.

Può anche capitare che i Mr. Nothing siano già stati a loro volta vittime di qualcun altro e in uno sliding doors dell'esistenza abbiano scelto di passare da vittime a carnefici godendo del vantaggio di possedere una persona, di averla ai tuoi piedi e poterla far soffrire. C'è una scena del film che lo spiega bene: dice “Il suo male è la mia linfa vitale”. Spesso i Mr. Nothing sono davvero personaggi senza alcuna speranza, nonostante poi nel corto abbia voluto tenere una porta aperta per Leo».

Ci sono dei comportamenti tipici che i Mr. Nothing mettono in atto e che possono diventare campanelli d'allarme?

«Sicuramente il ghosting, che crea delle voragini nella persona che lo subisce, nella persona che era alla ricerca di un contatto umano. C’è anche un love bombing iniziale fortissimo che genera dipendenza. Parlando con una psicologa mi ha detto che il love bombing non è per forza promettere la casa, la barca, la vita da sogno, può essere semplicemente dire due tre frasi, come nel cortometraggio quando Leo dice a Giorgio "Ah, sei un musicista, sei un artista, posso essere la tua musa. Magari ti innamori, che ne sai". Si tratta di fare breccia nell'anima di una persona che ancora l'anima ce l'ha, puntando sui suoi bisogni e il suo bagaglio di insoddisfazione».

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Courtesy Eitan Pitigliani

Quali sono i principali rischi che hai individuato nello studiare il mondo delle app di incontri?

«Da una parte c'è il discorso psicologico, perché magari tu stai cercando l’amore e invece vieni buttato via perché sei solo una parte dell'ingranaggio, oppure sei alla ricerca di una prima esperienza, di una comprensione e trovi invece chi abusa di te psicologicamente ed emotivamente. Poi c'è il discorso delle droghe, i chemsex parties, fare sesso ai limiti della legalità. Ci possono essere proposte di sesso con l'uso di sostanze, di sesso a fronte di un pagamento, ci possono essere ricatti, tentativi di estorcere denaro a seguito dell’invio di foto hot, ci possono essere truffe e furti d'identità. Si arriva fino alla violenza, non solo psicologica ma anche fisica: allo stupro vero e proprio.

E poi c’è tutto il discorso delle malattie sessualmente trasmissibili, dato che c’è chi chiede di fare sesso non protetto, anche approfittando di ragazzi giovani alle prime esperienze. Fortunatamente ci sono centri come lo Spallanzani piuttosto che il Gemelli ad esempio, che somministrano sulla base di visite fatte trimestralmente la PrEP, ossia delle pillole che prevengono l’infezione da HIV e quindi l’AIDS, oppure la PEP, la Profilassi Post-Esposizione che serve dopo un contatto a rischio. Il problema è che, tramite le app, spesso vengono chiesti rapporti non protetti semplicemente dichiarando di aver preso la PrEP, senza presentare documenti né niente. E comunque ci sono anche altre malattie, come la sifilide e la gonorrea, che stanno tornando molto in circolazione».

Tutto questo che conseguenze ha?

«Ha conseguenze gravi a livello sia fisico che psicologico. Le persone adulte spesso sono più forti, ma quelle più giovani, ragazzi di sedici, diciotto o vent’anni anni, che intorno non hanno ancora una realtà definita, potrebbero trovarsi ad avere delle prime esperienze con uomini più grandi che li iniziano al sesso in modo brutale. Magari cercano una figura paterna, o magari hanno dei problemi in famiglia e in cambio trovano qualcuno che li sottomette con violenza, gli crea un forma di dipendenza e poi sparisce nel nulla. Sono esperienze pericolose che da giovane ti possono forgiare e lasciare il segno. Nel migliore dei casi puoi trovarti ad aver bisogno di anni di psicoterapia, e infatti servirebbero degli sportelli appositi per chi ne ha bisogno. Nel peggiore ti possono passare una malattia o metterti in una situazione da cui non puoi più tornare indietro. Servirebbe più sensibilizzazione sul tema in modo da guidare questi ragazzi perché si confrontino con il mondo reale».

Un altro problema è quello della dipendenza.

«Assolutamente, c’è una dipendenza fortissima dal punto di vista dell'utilizzo dell'app. Vai avanti per ore tra notifiche, chat e contrattazioni da mercato azionario, che non sempre poi arrivano a un punto, e diventi anche incapace di poter gestire una vita sociale vera. Hai sempre questo luogo virtuale dove trovi una marea di persone che ti chiedono informazioni, che ti mandano foto e video sessuali, che ti chiedono foto. Spesso devi fare anche veloce perché se non mandi la foto giusta nel momento giusto, se vedono che non hai risposto, se la foto che hai mandato non piace, possono bloccarti o scartarti. Alla lunga il virtuale è preponderante, per questo gli psicologi tendono a sconsigliare fortemente, e soprattutto ai giovani, di utilizzare queste app, perché innescano degli stimoli sessuali ed emotivi che ti portano ad attaccarti a un'idea che non esiste. Anche la persona che hai davanti diventa solo un’estensione dell'immagine che c'era sul telefono, la incontri ma non la guardi nemmeno in faccia».

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Courtesy Eitan Pitigliani

Che cosa si cerca nelle app di incontri?

«L'essere irrisolti è parte della vita di tutti noi: siamo tutti alla ricerca di qualcosa e quello che non si trova nella realtà lo si cerca nel virtuale. Quando il mondo ti fa sentire che sei arrivato a un punto morto, che non vali nulla, che non riesci con le tue capacità ad andare avanti, che non riesci a guadagnare, che non riesci ad affermarti. Quando ti scontri con tutti i mali che la società ti crea finisci per cercare nell’online e nel virtuale un rispecchiamento, uno sfogo dal malessere che non è amore e non è nemmeno sesso. Tanti dicono che cercano sesso, ma quello che trovi non è sicuramente sesso, è la morte del sesso, è una reiterazione continua, una compulsione. Magari stai vivendo un momento difficile, addirittura un lutto, e ti dici "Vabbè, mi metto sull'app, vediamo un po' com'è" perché ti danno l’idea che sia più facile entrare in contatto con l'altro, solo che invece ti scontri con la perversione dei Mr. Nothing e può essere davvero pericoloso».

Come se ne esce? Nel cortometraggio, Giorgio ci riesce anche grazie al suo amore per la musica e a ciò che lo tiene ancorato alla vita reale.

«Giorgio è un ragazzo con un’anima, ha questa passione per la musica, ha anche degli amici, a differenza di Mr. Nothing che, pur avendo persone intorno, sono tutte persone che parlano la sua stessa lingua. Giorgio e i ragazzi come lui possono salvarsi perché sono mossi da un disegno più grande, da una ricerca, da una passione, che può essere il cinema piuttosto che l'arte, piuttosto che la musica, piuttosto che lo sport. Se hai qualcosa che ti ispira, che ti fa brillare, quello ti può salvare. Poi servirà tanta terapia, un viaggio interiore, come dice Britney Spears. Sono molto onorato di aver avuto il suo ok per utilizzare “Overprotected” nel cortometraggio. Lei alla fine dell’intro dice proprio “I need me", nel senso di cercare se stessi attraverso un viaggio, anche se può essere doloroso».