La parola "lockdown" stava, solo da poco, iniziando ad appartenere al passato. Pian piano i ricordi di quel giorno in cui, per la prima volta, abbiamo dovuto prendere in considerazione l'idea di vivere senza uscire di casa e senza vedere nessuno si stavano sbiadendo (è facile riabituarsi alla libertà, un po' meno superare il trauma). Ci trovavamo a parlare di lockdown con un misto di stupore e tenerezza, raccontando aneddoti e facendo ironia su quelle giornate passate chiusi in casa mentre fuori le strade erano deserte e gli ospedali strapieni. Nonostante il pessimismo ormai costante, però, non arrivavamo certo al punto di immaginare che avremmo presto ricominciato a parlare di lockdown, stavolta con una nuova accezione: lockdown energetico.

Da quando gli Stati Uniti e Israele hanno attaccato l'Iran dando inizio all'attuale conflitto, si parla di crisi energetica, e sta diventando sempre più concreta. Attualmente gas e petrolio non solo fanno fatica a transitare per lo stretto di Hormuz bloccato dall'Iran, ma anche la produzione è rallentata per via degli attacchi. Le scorte finiranno anche in Europa e, allora, potrebbero scattare misure simili a quelle della Pandemia. «È ciò che si teme. Non che si blocchi tutto, ma molto» ha detto il ministro della Difesa Guido Crosetto al Corriere della Sera. Se si dovesse arrivare al razionamento potrebbero venire introdotte nuove regole sia sui condizionatori che sui termosifoni, nel caso la crisi continuasse il prossimo inverno. Si parla di illuminazione ridotta, di targhe alterne, di voli a rischio ed ecco che torna anche l'ipotesi smart working.



    lockdown energetico: cos'è e quanto è probabilepinterest
    ANDREAS SOLARO//Getty Images
    Il ministro Crosetto con la premier Meloni

    La crisi e l'ipotesi razionamento

      Attualmente lo Stretto di Hormuz è sostanzialmente chiuso, passano pochissime petroliere e altre tentano rotte alternative. Le navi, poi, anche nel caso in cui si trovasse un accordo per riaprire il transito, avranno bisogno di percorrere il loro tragitto per raggiungere le destinazioni allungando ancora le tempistiche. A questo si aggiunge il fatto che diverse importanti infrastrutture energetiche nell’area del Golfo sono state danneggiate e bisognerà aspettare del tempo perché tornino operative. Il flusso del gas dovrebbe cominciare a rallentare entro tre settimane: secondo il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, a maggio è previsto il cambio di fase ed è a quel punto che potrebbe risultare necessario calmierare il consumo di energia.

      «È chiaro che siamo pronti al razionamento, se necessario», ha detto Pichetto Fratin, «Valutiamo diverse possibili azioni, ma non ci sono ancora le condizioni per intervenire». Per ora, quindi, non è il caso di essere allarmisti, ma di pensare a eventuali ipotetiche soluzioni. «Noi sappiamo che, se tutto si blocca, con le riserve si va avanti un mese», ha aggiunto il ministro sottolineando che è ancora difficile prevedere che forma prenderà la crisi: «la penuria potrebbe incidere di più in un settore o un altro, per una risorsa o un'altra». Razionamento potrebbe significare, ad esempio, contenere di un grado il consumo dei condizionatori in estate o tagliare un’ora di utilizzo. Stesso discorso per i termosifoni che, scendendo obbligatoriamente di un grado, farebbero risparmiare già tra i 75 e gli 80 miliardi di metri cubi di gas. Si parla anche di smart working nel pubblico e ove possibile nel privato, di targhe alterne e, in una fase successiva, di limitazioni a livello di illuminazione a partire da edifici e monumenti pubblici.

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      A rischio i viaggi

      Secondo il Commissario europeo per l'energia Dan Jorgensen, «La crisi non sarà di breve durata e andrà oltre la guerra». «Se anche il conflitto terminasse domani», ha dichiarato, «non potremmo tornare alla normalità in un futuro prossimo». Non sono parole incoraggianti e in molti si chiedono quando vedremo le prime conseguenze tangibili e se, nel prossimo futuro, potremo continuare a viaggiare (specie la prossima estate). In questi giorni l’aeroporto di Brindisi si è trovato senza carburante sufficiente per circa un giorno e per gli scali di Milano Linate, Venezia, Treviso e Bologna, sono scattate limitazioni all'approvvigionamento di carburanti fino al 9 aprile. Ryanair ha detto che non prevede carenze fino a metà maggio, ma poi si aprono le incognite: «Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire le forniture fino a metà o fine maggio», ha spiegato la compagnia in un comunicato, spiegando che sta, però, già valutando la soppressione del 5-10% dei voli tra giugno e agosto e un aumento delle tariffe del 4%.

      L'aumento dei costi è un altro tema. Dall’inizio della guerra i prezzi del gas in tutta l’Unione europea sono aumentati del 70%, quelli del petrolio del 60%. Gli effetti si sono già visti sulla benzina (e soprattutto sul diesel) nonostante il taglio alle accise sia stato prolungato fino a maggio. Si vocifera di biglietti aerei sempre più costosi e rincari sui bagagli in stiva. Per il resto, però, il futuro rimane del tutto incerto e, proprio come nel 2020, è impossibile provare a immaginare che cosa succederà.