Oggi l'intervallo di tempo che intercorre tra la percezione della noia e il movimento del nostro pollice sull'app di TikTok (o Instagram, o Twitter) è diventato quasi impercettibile. Scrolliamo i video uno dopo l'altro quando non sappiamo che fare, vogliamo stare senza pensieri o occupare la nostra mente in qualche modo. Eppure un nuovo studio dell'American psychological association, rivela che l'abitudine di consumare un video per pochi secondi e poi passare a quello successivo più che combattere la noia la amplifica e genera frustrazione.

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Edward Berthelot//Getty Images

Si chiama digital switching e consiste nello spostare l'attenzione da un contenuto all'altro, da uno stimolo all'altro seguendo le logiche dell'algoritmo. Sappiamo tutti che si tratta di un'attività che può imbrigliarci nel loop per ore e farci riemergere spesso più stanchi e insoddisfatti di prima. Secondo la ricercatrice Katy Tam dell'Università di Toronto, il problema sta nella perdita di significato dei contenuti stessi che scorriamo uno dopo l'altro senza che ci colpiscano davvero, senza investirci attenzione. «Le persone non hanno il tempo di interagire con essi o di comprenderli», spiega, «e questi li fa apparire privi di significato». I ricercatori hanno condotto sette esperimenti coinvolgendo 1.200 partecipanti: ad un gruppo hanno sottoposto un video di 10 minuti da guardare senza interruzioni, ad un altro hanno somministrati sette video di cinque minuti da guardare per 10 minuti decidendo quando passare al successivo.

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Edward Berthelot//Getty Images

I partecipanti del primo gruppo sono risultati meno annoiati e più soddisfatti rispetto a quelli del secondo gruppo per il semplice fatto di essersi concentrati maggiormente su quello che stavano facendo. Noia e mancanza di concentrazione, infatti, si alimentano a vicenda e il problema, dunque, non sono tanto i video di TikTok, quanto il modo in cui l'app ci invita a fruirne. «Se le persone vogliono vivere un'esperienza più piacevole quando guardano i video, dovrebbero cercare di concentrarsi sul contenuto e ridurre al minimo il digital switching», spiega Katy Tam, «È come quando si paga per un'esperienza immersiva in un cinema: è più piacevole immergersi nei video online che scorrerli uno dopo l'altro».

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Jeremy Moeller//Getty Images