Il 4 gennaio 2022 Elizabeth Holmes, ex CEO dell'azienda Theranos, è stata condannata per truffa, entrando negli annali dei delinquenti più furbi e megalomani dell'ultimo cinquantennio. Ad oggi rischia 20 anni di carcere: ha ingannato gli investitori della sua startup tecnologica a cui aveva venduto un macchinario rivoluzionario per analizzare il sangue dei pazienti a partire da una piccola goccia prelevata dal polpastrello, che doveva dare risultati in tempi record per oltre 200 tipi di esami diversi. E li ha ingannati intascando un bel po' di milioni di dollari - la macchina incredibile che il suo team aveva inventato in realtà non era mai stata testata né era funzionante, guadagnandosi le copertine di giornali importanti ed entrando nella lista dei giovani milionari self-made di Forbes nel 2015.

Elizabeth Holmes è il perfetto modello di truffatrice moderna, una sorta di Robin Hood delle startup: solo che, invece di sfamare i poveri, in realtà puntava a costruire una reputazione da milionaria per se stessa. Nonostante sia stata smascherata e nonostante la condanna, c'è un sacco di gente che la adora. E che in lei vede una anti-eroina che, pur nella disonestà, è riuscita a scalare le vette di un settore in primo luogo molto maschilista e in secondo luogo poco accessibile.

Perché raccontiamo questa storia? Perché di truffatrici che sprizzano fascino come Holmes abbiamo parecchi esempi. Uno lo vedremo dall'11 febbraio 2022 su Netflix: la storia di Anna Sorokin, poi finta-ereditiera Anna Delvey, sarà al centro della nuova serie tv di sua maestà Shonda Rhimes, Inventing Anna.

Anna è un'altra scammer seriale che pure ha lasciato il segno, come la collega Holmes, sull'immaginario collettivo: per inquadrare la sua storia dobbiamo spostarci dalla Silicon Valley a Manhattan. Nel cuore della New York più scintillante, nel centro nevralgico del sogno americano, questa ragazza russa cresciuta in Germania era arrivata dal nulla per diventare ricca. Millantando un patrimonio multimilionario, è riuscita nei suoi anni d'oro a frequentare il jet set, i party più lussuosi, celebrità e persone importanti. Alimentando un vortice di inviti, donazioni e regali che, da un lato, coprivano le spese di una vita Kardashian-style; dall'altro incrementavano le sue quotazioni di ragazza con 60 milioni di fondo fiduciario inesistente alle spalle. Aveva "fame" di soldi, come ha raccontato in una intervista a Insider nel 2021 non appena uscita dal carcere in cui era entrata nel 2017 fino a un primo rilascio per buona condotta a febbraio 2021. Così, quei soldi, se li è presi da sola.

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Anna Sorokin dopo un’udienza in tribunale nel 2019.

Incredibile ma vero, è stata ancora una volta la vanità e un profondo narcisismo a salvare Anna: con i soldi di Netflix che le ha pagato circa 350 mila dollari di diritti per l'uso della sua immagine in Inventing Anna, la fake-ereditiera si è pagata le spese legali. La differenza l'ha usata per lanciare un canale televisivo e il suo profilo Instagram, dove fioccano le interviste (e lauti compensi al seguito). Attualmente Anna è di nuovo in carcere, dove sta aspettando di capire se sarà deportata e quale sarà il suo destino.

La cultura pop ama le truffatrici. Sì, ma perché?

Non solo Anna Sorokin sarà al centro di una serie attesissima, per di più guidata dalla sapientissima mano di una produttrice che sa cosa fare quando ha in mano storie bollenti (da Grey's Anatomy a Bridgerton). Le scammers piacciono tantissimo anche al cinema e alla tv. Solo sulla storia di Elizabeth Holmes sono usciti un documentario (sulla HBO, si chiama The Inventor ed è del 2019), un podcast (The Dropout) e una miniserie su HULU con Amanda Seyfried e Jennifer Lawrence è in lavorazione . Anna Sorokin, che oggi nuovamente in prigione, non solo non rinnega ciò che ha fatto ma si gode i riflessi di una popolarità basata, senza ombra di dubbio, su un sano mix di disonestà e furbizia. Non mancano i gruppi social che inneggiano a entrambe (ad esempio, i followers della Holmes amano farsi chiamare "Holmies"), segno che la loro popolarità è già ai massimi livelli anche senza il push della serialità televisiva.

Alla base di questo fascino c'è senz'altro il fatto che non percepiamo i truffatori come criminali. Fanno bad things, certo, rubano soldi e se li intascano, ma non fanno male a nessuno (almeno, non fisicamente). Questo è una grandissima attenuante psicologica, sebbene non possa giustificare le loro azioni, tanto che entrambe sono state condannate dalla giustizia. Sia Holmes che Sorokin hanno prelevato denaro a gente ricchissima, milionaria: anche questo, sempre per andare alle origini della fascinazione che queste figure hanno sulla cultura pop (e, finendo tutto il giro, su di noi che quelle storie le seguiamo), le posiziona su un livello di colpevolezza quasi accettabile. Togliere denaro all'1% di popolazione che vive in condizioni di ricchezza praticamente inconcepibili per il restante 99% è poi così sbagliato?

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Elizabeth Holmes nel 2019, mentre attende l’udienza in tribunale.

I truffatori sono sexy, sono furbi e sono intelligenti. In virtù di queste tre caratteristiche, meritano di arrivare in alto. Se cadono, lo fanno per ingordigia e narcisismo, non certo per mancanza di acume, che comunque va sempre premiato. Dall'incorreggibile Lupin al clan della saga cinematografica Ocean's Eleven passando per la banda del Professore ne La casa di carta su Netflix, chi ruba è dipinto, spesso, da mani indulgenti.

Il mantra "Se vuoi, puoi", rivisitato

Ai personaggi di Holmes e Delvey si aggiunge anche la rivalsa femminista, che qui si appoggia alla filosofia di un altro grande mito americano, quello della Girl Boss. Sophia Amoruso, creatrice dell'e-commerce Nasty Gal, è stata al centro delle scene negli stessi anni delle due scammers, sebbene in modo più virtuoso. La Amoruso non ha truffato nessuno ma anzi, quando il successo della sua azienda ha perso smalto, si è reinventata coach di vita lanciando corsi di crescita personale e promuovendo progetti con al centro la filosofia del "se vuoi, puoi".

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Sophia Amoruso al lancio del suo libro nel 2015.

Un mantra che le truffatrici Holmes e Delvey, in due ambiti completamente diversi, non solo hanno preso come punto di riferimento, ma hanno anche manipolato, consapevoli del fatto che tra il "Se vuoi" e il "Puoi" ci sono decine, centinaia di variabili che inficiano l'obiettivo, non ultime le condizioni socio-economiche di partenza, le possibilità oggettive che ognuno di noi ha a disposizione per emergere, la forza di volontà, la collaborazione di chi può darti una mano o una spinta e via dicendo. Partite entrambe da zero, Anna Delvey ed Elizabeth Holmes hanno messo in piedi una incredibile rivisitazione di questo mantra, prendendosi ciò che volevano: soldi, successo, potere, investimenti, cene nei ristoranti stellati, copertine dei giornali più importanti, borse firmate, gioielli e, sì, anche uno status sociale. Grazie alle rispettive truffe hanno saltato a piè pari le complicanze che, nella vita normale, si piazzano tra sogni nel cassetto e aspettative realistiche. Come si resiste - si può, ma come? - a due personaggi del genere?

Nella sua intervista alla conclusione della sua prima e più lunga esperienza in prigione, Anna Delvey ha detto che il pentimento è un sentimento inutile. «Non posso tornare indietro per cambiare ciò che è stato» ha detto al giornalista, dopo aver raccontato, con malcelato orgoglio, delle guardie e dei detenuti del carcere in visibilio per lei, per le sue gesta e per il suo profilo Instagram. Mentre Holmes raccoglie i cocci della sua posizione di tech-leader frantumata, Delvey si prepara a calarsi in una vasca di rinnovata popolarità grazie a Shonda Rhimes, nonostante la sua precaria posizione giudiziaria. E grazie a noi spettatori, che seguiremo Anna mentre si reinventa ereditiera e, alla fine dei conti, non riusciremo a resisterle.