«La mancanza di un uomo non è un problema medico», così nel 2014 la ex ministra della Salute spagnola, Ana Mato, aveva risposto a chi chiedeva che la procreazione assistita fosse gratuita anche per donne single e persone trans. Molto semplice: se ti manca un uomo per procreare sono fatti tuoi, non ti verrà dato alcun aiuto. Fortunatamente da quel momento ne è passata di acqua sotto i ponti e (almeno in Spagna) la società tende a essere più aperta e forse un po' meno transfobica. Così, mercoledì, quel provvedimento è stato annullato e un nuovo decreto del governo socialista di Pedro Sánchez ha cambiato le cose: d'ora in avanti in Spagna tutte le donne (single e non) e le persone trans potranno accedere alla procreazione assistita gratuita.
Da questo momento, quindi, le spese per la procreazione medicalmente assistita in Spagna saranno coperte dallo Stato per tutte le donne (a prescindere che siano eterosessuali o lesbiche, che siano single o meno), e per le persone trans che possono rimanere incinte. L'unico requisito è l'età: è necessario avere meno di 40 anni. Il decreto, come spiega Il Post, cerca di fare un po' di chiarezza sul territorio dato che, fino ad ora, le regole variavano da una comunità autonoma all’altra: ad esempio la Catalogna e l’Andalusia avevano scelto di includere nei servizi gratuiti di procreazione assistita più categorie rispetto a quelle previste a livello nazionale, mentre la Navarra, prevedeva che le donne single potessero sottoporsi gratuitamente all’inseminazione artificiale, ma non con la fecondazione in vitro. Insomma, parecchia confusione che rischiava di creare discriminazioni: ora, con il nuovo decreto, tutte le comunità autonome dovranno adeguarsi alle regole stabilite.
Il decreto, secondo la ministra della Salute, Carolina Darias, dovrebbe essere d'aiuto ad almeno 8.500 persone alla ricerca di trattamenti per la fecondazione assistita e mira «a porre fine alla discriminazione nel sistema sanitario pubblico e alla restituzione dei diritti per le donne single, lesbiche e bisessuali, nonché per le persone transgender». «Questi sono diritti che non avrebbero mai dovuto essere tolti», ha aggiunto la ministra. La Spagna al momento è uno dei Paesi europei dove i trattamenti per la procreazione medicalmente assistita sono più accessibili, mentre l'Italia da questo punto di vista è ancora molto indietro. La PMA, infatti, nel nostro Paese è consentita solo a «coppie di maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi». Questo significa che le coppie lesbiche, le donne single o le persone trans, da noi, non possono accedere ai servizi per la procreazione assistita né gratuitamente né a pagamento. Decisamente un altro mondo.












