Quando, nel 2021, era stato annunciato l'arrivo di un prequel di Bridgerton, fiore all'occhiello della scuderia seriale di Shonda Rhimes e di Netflix, i cultori della saga e del genere period drama avevano parecchio gioito, forti di un'attesa, poi durata due anni, che avrebbe senz'altro restituito loro uno show colorato, romantico e ovviamente sexy. Tre delle caratteristiche pregnanti di Bridgerton, insomma.

La miniserie La regina Carlotta, in streaming dal 4 maggio in sei episodi, però non assomiglia affatto - non del tutto, almeno - alla sorella maggiore. La premessa è d'obbligo e va fatta subito, per evitare equivoci narrativi: quella di Giorgio e Carlotta, protagonisti dello show, non è una storia d'amore, non nei termini cui ci ha abituati Bridgerton, almeno. È, piuttosto, il racconto crudo e sorprendentemente profondo di uno dei tanti modi in cui si può rimanere accanto a una persona affetta da malattia mentale.

I protagonisti dello spinoff interpretati da un sofferente Corey Mylchreest e da una splendida India Amarteifio non sono la sognante Daphne e il tenebroso duca di Hastings della prima stagione: non vengono baciati dalla stessa leggerezza né dalla stessa fortuna, quella ciò di vivere in pieno una storia d'amore, pur con le sue difficoltà, ad armi pari. Per Daphne e Simon i pericoli da superare per conquistare l'equilibrio sentimentale eterno erano i tipici imprevisti dei period drama (mixato ai crismi del genere young adult): nulla che l'amore non potesse risolvere, in pratica. Il re Giorgio della nuova miniserie di Shondaland, invece, è vittima di una malattia psicologica che gli impedisce di essere sé stesso e che lo rende violento e instabile, incapace addirittura di ricordare chi è e chi sono le persone a cui vuole bene. L'amore e la pazienza di Carlotta non sono "poteri" sufficienti a cambiare il destino di suo marito, in un'epoca in cui la malattia mentale era trattata con metodi non convenzionali, inumani e feroci proprio perché incompresa. Ai due protagonisti non restano che sprazzi di felicità, sufficienti a tenere in piedi una relazione altrimenti dolorosissima.

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Cr. Nick Wall/Netflix © 2023//Netflix
Arsema Thomas nei panni della giovane Lady Danbury

La Storia, di questi due sovrani inglesi che hanno regnato insieme a partire dal 1761, ci restituisce in verità un ritratto parecchio brutale. E Shonda Rhimes non ha avuto paura di cavalcare, pur con il dovuto distanziamento storiografico (Bridgerton, come tutto ciò che vi ruota intorno, non è un documentario storico, è pur sempre una serie televisiva), le angolazioni più dolorose della vicenda umana di questi due personaggi storici agli albori della loro relazione. Giorgio III, nei manuali, viene ricordato come il "mad king", il re pazzo, per via di quelle che, in anni recenti, sono state definite conseguenze dirette di una possibile "porfiria", malattia ereditaria metabolica che, alla fine del Settecento, non era stato possibile diagnosticare. Proprio intorno alla sua instabilità psicologica, rappresentata nella serie da stati psicotici e disturbanti, si snoda, nello show, la sua storia d'amore con Carlotta, in un modo che inizialmente li disconnette e li allontana e poi, invece, diventa il collante di una relazione che è durata - questo sono ancora i manuali di Storia a dircelo - per oltre 50 anni.

La regina Carlotta, una storia di inclusione

La regina Carlotta di India Amarteifio, dal canto suo, è una diciassettenne di nobili origini che viene immolata alla causa del Grande Progetto, piano della Corona britannica che, nella serie di Netflix, mira a unire due comunità, quella bianca e quella delle colonie afroamericane, sotto lo stesso regno. Seppur non ci siano conferme storiche delle origini miste della regina Carlotta, che è tutt'ora la seconda consorte britannica ad aver regnato più a lungo (dal 1761 al 1818, preceduta solo dal principe Filippo di Edimburgo, marito della regina Elisabetta), nella serie il colore della pelle della ragazza diventa cruciale per parlare di accoglienza, inclusione e avanzamento sociale di classi sì ricche e nobili ma figlie di una cultura e di un'etnia all'epoca bistrattata e considerata impura. «Sei la prima con questo aspetto a salire sul trono, la prima che ci somiglia», dice una giovane lady Danbury (Arsema Thomas) alla regina in una delle tante scene che le vede insieme e attorno alle quali si consoliderà la loro amicizia ultra trentennale. In questa frase, che suona anche da monito, si cela il fulcro dell'intera missione di Carlotta come regina d'Inghilterra.

Amarsi è una strada in salita

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Cr. Nick Wall/Netflix © 2023//Netflix
Una scena de La regina Carlotta

C'è chi rimarrà deluso dal retrogusto amaro de La regina Carlotta - Una storia di Bridgerton, perché si aspettava un trionfo del romanticismo senza se e senza ma. E chi, in questo sapore malinconico, riuscirà a cogliere le sfaccettature di un progetto televisivo che non è assolutamente ciò che le anticipazioni e gli spoiler ci avevano promesso. Quella di Giorgio e Carlotta è, in fin dei conti, una storia d'amore brutalmente onesta in cui, dell'idillio eterno che tanto gli spettatori hanno amato nella serie principale, vengono ridisegnati tutti i contorni.

E così, per quanto Bridgerton (che si ispira alla saga letteraria omonima di Julia Quinn e arriverà prossimamente con la terza stagione) è colorata e allegra, lo spinoff che ripercorre la gioventù della regina Carlotta e del marito Giorgio III è cupo e greve. Rimangono i bei costumi, gli intrighi matrimoniali e di corte, le scene bollenti (più esigue, per esigenze di copione, rispetto a quelle che hanno fatto sognare i fan in Bridgerton 1 e 2), così come tre delle protagoniste della serie principale in versione adulta, ovvero Adjoa Andoh (Lady Danbury), Ruth Gemmell (Lady Violet Bridgerton) e Golda Rosheuvel (la regina Carlotta). Di quella leggerezza frivola che ha fatto di Bridgerton un fenomeno di costume, più che televisivo, non c'è traccia. Ed è un bene, a dirla tutta. Persino il lieto fine è solo uno dei tanti finali possibili di una storia tra due persone finite insieme in virtù di complicati intrecci politici, impossibilitati ad amarsi in serenità per via di una malattia straniante e invalidante e rimasti insieme per decenni nonostante tutto, tra solitudine, rimpianti e dolcissimi attimi di lucidità e complicità. Amarsi è una strada in salita, sembrano voler dire Giorgio e Carlotta. E come possiamo noi dargli torto?

La regina Carlotta - Una storia di Bridgerton, è in streaming su Netflix dal 4 maggio 2023 in sei episodi; il 9 maggio uscirà in libreria, per Mondadori, anche il libro omonimo scritto a quattro mani da Julia Quinn e da Shonda Rhimes.