«Sin dal primo momento, la vostra arroganza, la presunzione e il disdegno per i sentimenti altrui mi hanno fatto capire che voi eravate l'ultimo uomo sulla Terra che avrei mai potuto sposare!». Con queste parole Elizabeth Bennet respinge categoricamente Mr. Darcy in Orgoglio e pregiudizio. Solo molti capitoli dopo si accorgerà che quello che lei credeva fosse odio si è gradualmente trasformato in amore. Ma perché ci innamoriamo delle persone che odiamo? Si tratta di un cliché e di una trama che ritroviamo in moltissimi film e libri, ma che spesso viviamo (replichiamo?) anche nel mondo reale. Due persone si guardano storto, si disprezzano, si punzecchiano e poi, inspiegabilmente, qualcosa cambia, l'amore sboccia, la passione è più forte di loro.
La cultura pop è piena zeppa di storie d'amore di amanti/nemici. Si va da Molto rumore per nulla di Shakespeare, a Orgoglio e Pregiudizio, fino a Cime Tempestose, solo per stare sui classici. Naturalmente ci sono variazioni sul tema, con lieto fine incluso o meno (vedi Cathy e Heathcliff), ma, nei decenni, questo schema continua a piacere. Pensiamo a Kat e Patrick in 10 cose che odio di te (1999), film per eccellenza sugli amanti/nemici, oppure ai battibecchi tra Han Solo e la principessa Leila in Star Wars (1977) o alla guerra fredda tra Joe Fox e Kathleen Kelly in You've got a mail (1998). Gli amanti/nemici sono ovunque: Bridgerton? Anthony e Kate, ovviamente, Stranger Things? Joyce e Hopper. Ultimamente, poi, anche nel BookTok il trope è incredibilmente popolare, l'hashtag #enemiestolovers ha 3,3 miliardi di visualizzazioni e vengono stilate liste di libri per gli appassionati del genere.
A questo punto è difficile dire se sia nato prima l'uovo o la gallina: ci innamoriamo delle persone che odiamo perché replichiamo le storie che per secoli ci sono state proposte o viceversa? Secondo la YouTuber, autrice e dottoranda in Letteratura Inglese, Cinzia DuBois, lo schema narrativo amanti/nemici è particolarmente gratificante per i lettori o gli spettatori e per questo continua a essere molto usato: in poche parole, si va sul sicuro. «Se ciò che cerca il lettore è il romanticismo, non c'è soddisfazione maggiore di quella data dalla trasformazione dell'odio in amore che porta, di conseguenza, anche a un'evoluzione dei personaggi». Tu fai il tifo per l'amore e pian pian, ecco che vieni accontentato.
Tuttavia non è solo finzione. «L'intensità delle emozioni tra due individui che si vedono l'un l'altro come nemici, rivali o come una minaccia crea effettivamente una tensione», spiega a Dazed l'esperta di relazioni e terapeuta Marisa Peer. «La sottile linea di demarcazione tra amore e odio fa sì che entrambe le emozioni evochino reazioni simili, il che garantisce una potente interazione fin dall'inizio. È un gioco o una gara che piace a entrambe le parti. Fornisce a ciascuno una visione della psiche dell'altro e una comprensione quasi viscerale di quali tasti premere». La rabbia, poi, porta ad alterare la logica e, così, si alimenta la passione.
Questo non significa che nella vita reale gli amanti/nemici riescano poi automaticamente ad avere una relazione sana. «Dato che la situazione è così emotivamente carica, non c'è un pensiero lucido dietro», spiega lo psicologo clinico Tony Ortega a Dazed. Secondo Ortega, se la componente di odio, schermaglie e ricatti continua anche a relazione iniziata potrebbero svilupparsi dinamiche tossiche. «Questo tipo di relazioni caotiche», dice, «può creare dipendenza a molte persone e potrebbe essere necessaria una consulenza per riformulare la loro idea di amore». Oltre a smettere di guardare rom-com, almeno per un po'.















