Su Netflix è uscito per la regia di Noah Baumbach Storia di un matrimonio e quel film, di cui non farò spoiler (promesso!), mi ha smosso un po' l'animo su temi che hanno sempre infiammato discussioni tra me e le mie amiche. Non so se ti sia mai capitato, ma a noi è successo di aprire accesi dibattiti su quanto valga la pena fare compromessi per amore e sacrificare le proprie esigenze in nome della persona che ci sta accanto. Non abbiamo mai trovato, in verità, una risposta univoca che ci mettesse d'accordo o che potesse rappresentare un punto di riferimento su cui basare delle scelte future. Ognuno ha il suo passato, le sue esperienze, le sue aspettative per la vita e per l'amore. Molto dipende da queste e il risultato è che la risposta a quella domanda rimane sempre sospesa nell'aria, ogni volta che una nuova relazione è all'orizzonte: ma davvero il sacrificio in nome dell'altro è la via per trovare la felicità sentimentale? Ecco.
Storia di un matrimonio con Adam Driver, i compromessi in amore servono?
Dopo avere visto Storia di un matrimonio su Netflix con Adam Driver e Scarlett Johansson, si è riaperto quel mondo di questioni sui compromessi, sull'amore e sulle esigenze che abbiamo e che creano eventuali conflitti con l'altra persona: la voglia di sentirsi soddisfatte sul lavoro, il desiderio di essere libere di fare scelte - che trovino un sostegno nell'altra parte e non un territorio di potenziale scontro -, la necessità di dirsi ogni giorno della vita "sto impostando la mia vita, nel limite di quello che da me è controllabile, come vorrei io". Non da ultimo, la possibilità di guardare al passato in qualsiasi momento e prendersi tutte le responsabilità delle proprie scelte per evitare che ci sia qualcosa da rinfacciare all'altro. Ecco, questa storia del rinfacciare le cose agli altri è una paura fortissima che ho sempre avuto nelle relazioni su cui ho investito. Ho sempre avuto la sensazione che potesse rappresentare quel mattone fasullo che fa crollare tutto, dopo l'impegno profuso a quintalate nella costruzione di un amore.
Nel film Storia di un matrimonio il fuoco è, sì, la relazione tra Charlie e Nicole, ma è la prospettiva, quella della fine di quella storia, che gioca una parte essenziale nella narrazione. Si parte da un divorzio per riavvolgere il nastro e capire come davvero si sia potuti giungere a quella situazione estrema di dolore e sofferenza, con anche un figlio di 8 anni di mezzo e nonostante ci fossero le condizioni per un amore potenzialmente felice per entrambi. Siccome ho promesso 'no spoiler' non entrerò davvero nel merito del film, ma manterrò la linea di visione più alta con solo due dettagli, che sono quelli che mi hanno scatenato il dubbio 'compromessi in amore': nel film lei si trasferisce da Los Angeles a New York per lui e abbandona il suo lavoro per seguire le orme del marito. Alla fine, nonostante tutto, si giunge al divorzio. E quindi mi sono chiesta: sacrificare se stessi per amore ha avuto senso e ha garantito la felicità di coppia? Oppure ha creato un rapporto in cui una delle due parti si è sentita soffocata dall'altro? E questo ha eroso piano piano la relazione?
Per quanto mi riguarda, sono cresciuta in una società in cui il concetto di matrimonio, dai nonni ai miei genitori, aveva come presupposto basilare il senso del sacrificio, che magari era vissuto male, ma l'idea era che quello fosse l'unico modo possibile per gestire una relazione e portarla avanti. L'opinione che mi sono fatta nel tempo, però, è che così si creino dei rapporti di forza: c'è chi fa sentire ad alta voce le sue esigenze e non cede (vedi alla voce 'lui non scende a compromessi'), per questioni caratteriali magari o perché le ritiene più importanti, e c'è chi cede, per la solita storia del "Massì, non è importante, lo faccio per un bene superiore". Il punto è che quel "bene superiore" (vedi alla voce "felicità relazionale"), per cui si molla, potrebbe essere un bene mutevole: oggi c'è e domani arriva il divorzio. E lì come la prendi quella storia dell'avere sacrificato tutto, o almeno parte di te stessa, per l'altro?
E ancora: la (bassa) autostima può giocare un ruolo nel sacrificio delle tue esigenze, che senti meno importanti?
Da qui si genera un'altra domanda: se si partisse fin dall'inizio dall'idea che una storia potrebbe finire, si creerebbero basi più solide evitando i sacrifici? Mi si potrà dire che è una visione in cui serpeggia del pessimismo. Epperò la realtà dice che i rapporti finiscono, anche quelli apparentemente più saldi. Partire dal presupposto che la fine possa essere un destino anche per noi è quantomeno una possibilità da valutare. Non solo. Potrebbe farci basare un rapporto su presupposti diversi che non prevedano come chiave il sacrificio per l'altro. Che si possa creare una situazione di parità che ribilancia gli equilibri e magari fa vivere senza pentimenti per cose fatte solo in funzione di quella storia? L'altro giorno, sempre per stare in tema, ho ascoltato l'intervista di Tiziano Ferro a Domenica In con Mara Venier. Ha parlato del suo matrimonio con Victor Allen, celebrato a luglio 2019, e ha detto "Non so come finirà questa storia, ma quello che mi rimarrà è stato il modo in cui mi ha fatto la proposta di matrimonio". Mi ha fatto effetto, perché nel suo amore (attualmente indiscutibile) per il compagno e a pochi mesi dalle nozze, ha avuto il coraggio di ammettere che potrebbe finire, senza però mettere in discussione i suoi sentimenti attuali. È una possibilità e chiudere gli occhi non è costruttivo. Questo per dire che una storia d'amore può essere potente e bellissima, anche se si è ben consapevoli del fatto che sì, potrebbe finire, perché i casi della vita non si conoscono. Saperlo magari aiuta a cambiare i presupposti su cui basare un rapporto.
Accettare tutto per amore ha senso?
E qui ritorna il loop dei compromessi per amore: se si sa che quell'amore può finire, vale la pena sacrificare le proprie esigenze perché si sia felici in coppia a scapito della tua realizzazione personale? Se la storia finirà, c'è il rischio di ritrovarsi a rinfacciare scelte che sono state in funzione dell'altro e di cui non ti senti diretta responsabile.
Vale la pena quindi annullare se stesse, se quella (della fine) è una potenziale prospettiva per una storia?
Qualcuno potrebbe dirmi (vedi alla voce le mie amiche durante gli accesi dibattiti) che in quel momento specifico, quando l'amore era nel suo momento più alto, quel sacrificio non era sentito come tale, ma è stato un modo per andare incontro all'altro e raggiungere la felicità insieme. Il "bene superiore" appunto, quello per cui c'è chi chiede e chi cede alla richiesta. Secondo me, però, un po' pesa cedere all'altro, anche se vorresti dirti che così non è. Il film Storia di un matrimonio lo racconta bene. Il senso del sacrificio ti tocca, fin dal momento della richiesta. All'inizio riesci a tenerlo a bada, perché hai qualcosa in cambio (la vostra felicità di coppia), ma poi rischia di esplodere. Ed esplode quando tu, con tutto il carico di sacrifici che hai fatto per l'altra persona (e che ti ricordi!), ti ritrovi con un pugno di cenere in mano, la cenere di un rapporto finito. Come accade a Scarlett Johansson. A quel punto quello che dovrai metabolizzare non è solo la fine di una storia d'amore, con tutto il dolore che porta con sé, ma anche la delusione per te stessa legata alla coscienza che tu avevi sacrificato le tue esigenze per l'altro, senza quindi realizzarti per come avresti voluto. Fin dall'inizio, insomma, ti è rimasto il senso dello sbilanciamento ed è come se avesse lavorato sottotraccia, un fiume lento e inesorabile che arriva a erodere un rapporto.
E quindi, alla fine e grazie al contributo del film Storia di un matrimonio, il dubbio è ritornato forte e chiaro: ma se si provasse a costruire un amore con una persona che ci accetta completamente? Forse bisognerebbe alzare l'asticella della nostra autostima per fare capire a noi stesse che le nostre esigenze sono al pari di quelle dell'altra persona. Farlo potrebbe portare a una relazione più sana? Esiste la possibilità di evitare rapporti di forza sbilanciati all'interno di una relazione e senza troppi compromessi? Tu che ne pensi? Noi intanto volevamo sollevare la questione.















