Mentre la maggior parte degli italiani della mia età cresceva ascoltando De André, Guccini, Battisti e Dalla che intonavano poesie dalle radio dei propri genitori, il mio papà aveva in mente altro per noi. Ricordo ancora come Battiato e i Nomadi fossero essenziali allo svolgimento quotidiano dell'infanzia della mia migliore amica, non capivo perché in casa mia non succedesse niente di simile, niente che fosse nella lingua che parlavamo ogni giorno.



La musica nelle nostre mura domestiche era di dominio del papà; la mia mamma ci avrebbe anche fatto sentire le serenate dei suoi cantautori preferiti, ma più o meno tacitamente vigeva un ban che ne impediva la riproduzione. Nel matrimonio, immagino, se uno è ossessionato da una cosa e l'altro no, il compromesso è più digeribile. Va da sé che le lunghe notti estive in autostrada per raggiungere il mare, in cinque in macchina sulla Uno Fiat bianca, per me avevano il suono dei Police, di "Don't Stand So Close To Me", di "So Lonely". Le partite a carte, dopo cena intorno al tavolo, quello dei Soundgarden o degli Audioslave, ma sempre la stessa voce estesa e graffiante di Chris Cornell – nella gita a Parigi del 2013, si era dovuto decidere se visitare la sua tomba a Père-Lashaise o Versailles e, non so se indottrinati o meno, noi figli avevamo optato per il cimitero, con buona pace di chi ci aveva portato in grembo nove mesi. Va da sé che alla ormai vecchia scuola genovese ho avuto il piacere di avvicinarmi da sola, più tardi.

Chi ha un papà della tipologia del mio – uno che è stato un giovane magrolino e nerd con il mop-top dei Beatles, sempre alla ricerca del nuovo numero di Rumore mentre con la sua band strimpellava le corde e premeva i tasti di ogni strumento mai esistito al mondo – lo sa quanto è irritante provare a competere con il rock degli Anni '60 e '70, le sue evoluzioni degli '80 e '90. Nessuno si sentirà più intitolato di questo prototipo di padre a stabilire cosa sia la vera musica, e cosa invece no. Per fortuna la mia generazione si è concessa di conoscere l'hip hop e il rap, ma dopo anni di rilevanza centrale e culturale, da New York ai primi concerti dei Sangue Misto, fino alla trap nel 2016 e alle nuove scoperte delle ragazze undergorund, il vibe-shift si avverte sempre più intenso e presente.

Perché il rock sta tornando proprio adesso

La storia ci insegna che, all'incirca ogni vent'anni anni, la musica come la moda cerca di ricominciare da capo, di resettarsi. Allo stesso modo in cui negli Anni Duemila si assisteva a una rinascita del post-punk, il 2026 sembra essere il momento in cui il rock potrebbe tornare al comando, tra chitarre distorte e strumenti suonati dal vivo, per catturare nuovamente lo spirito di generazioni di ragazzi irrequieti e assetati di energia. Terreno fertile per dei "Never Mind The Bollocks, Here's The Sex Pistols" 2.0. Superando la seconda metà dei 2020, si sta iniziando a riferirsi a questo cambiamento culturale e musicale con l'espressione Rock Renaissance, ossia il Rinascimento della musica rock. Sono band come i Fontaines D.C., i Turnstile e i Geese a dimostrare quanto il genere stia davvero tornando al centro del dibattito e della conversazione, attirando l'attenzione di una fanbase molto ampia: non si tratta semplicemente di episodi isolati, conosciuti solo a chi per abitudine mastica già energia hardcore e intelletto punk, ma di un'ondata artistica che coinvolge il pubblico mainstream, contagiando anche le figure più cool del momento.

La Rock Renaissance del 2026 passa anche da Charli XCX e Olivia Rodrigo

Non c'è nessuno che decide le sorti della cultura pop come Charli XCX. Due anni fa non ha solo inventato la brat summer, l'ha resa un fenomeno desiderabile e soprattutto credibile; qualcosa in cui credere, in cui potersi identificare. Alle ragazze nella musica non succedeva da un po'. Se una superstar di questo calibro, nel singolo che annuncia il suo prossimo disco (Music, Fashion, Film, in uscita il 24 luglio), rilascia lo statement «I think the dance floor is dead / So now we're making rock music», accompagnandolo a suoni autenticamente punk, che si amalgamano con il suo estro più elettronico, significa che il ritorno di questo genere non si può proprio più evitare. Non è solo un sound specifico che domina le classifiche, ma l'adozione di costumi ribelle e grezzi, l'attitude irriverente e grunge che solo il rock può rappresentare, di cui forse c'è assoluto bisogno in questo periodo storico incerto e che è l'urgenza stessa, sociale e politica, a stimolare almeno in parte.

Se il pop ha parlato, non resta che inchinarsi. Un approccio che è stato ampiamente confermato dalla release più significativa in termini numerici e emotivi di quest'estate, quella del nuovo album di Olivia Rodrigo, you seem pretty sad for a girl so in love. All'interno del progetto, con la collaborazione del producer e co-autore di lunga data Dan Nigro, la 23enne si è avvicinata alle sonorità New Wave e New Romatic degli Eighties, adottandone le chitarre distorte e coinvolgendo Roberth Smith, l'immenso leader dei Cure, per realizzare il suo disco musicalmente più avventuroso e liricamente più maturo. È, ad oggi, il miglior debutto del 2026 su Spotify per un'artista femminile, con tutti i brani dell'album sopra le 300 mila riproduzioni nelle prime 24 ore e qualcosa ci dice che i prossimi mesi non dimenticheranno la sua interpretazione del rock. La Rock Renaissance di quest'anno si dispiega infatti anche tra le fila delle ragazze più determinate, che si appropriano di un campo storicamente male-dominated per rivendicarlo, farlo proprio.

Le migliori artiste rock da conoscere e ascoltare nel 2026

Si sono formate sull'Isola di Wight nel 2019 perché erano amiche. Rhian Teasdale e Hester Chambers, rispettivamente chitarra e voce e chitarra, note con il nome di Wet Leg, sono una delle rivelazioni più sorprendenti di questi Anni Venti. In un incrocio di sonorità indie rock, pop alternativo e post-punk revival, sono taglienti e ironiche, ispirate a influenze come i Bombay Bicycle Club, PJ Harvey, i White Stripes, gli Strokes, e i Kings of Leon. I capelli della lead singer sono rosa decolorati, il suo profilo Instagram è una collezione zuccherosa di ispirazioni estetiche, non prive di veli e fiocchetti, da incorniciare al muro, una selezione di lingerie, tacchi e abiti da ricercare, tra cui il top su cui una scritta dichiara "Men Are So Back". «La mamma non approva la canzone. Sembra il punk di quando avevo trent'anni o suppergiù e non leggevo i testi», mi scriveva mio papà dopo che gliele avevo girate in chat, affiancando il messaggio a uno schreenshot in cui Chat GPT diceva: «Nella canzone "Chaise Longue", l'acronimo CPR si riferisce alla Rianimazione Cardio-Polmonare (Cardiopulmonary Resuscitation). Tuttavia, il contesto del brano non è medico, bensì intriso di quell'umorismo secco, assurdo e vagamente allusivo tipico della band. Ecco come interpretarlo: nella canzone c'è un sottotesto provocatorio. Come gran parte del brano , l'offerta di fare la rianimazione (CPR) su un divano può essere letta come un'allusione sessuale giocosa e ironica». «I've got a chaise longue in my living room / And I can give you CPR / Because I've got a degree.», canta infatti quella a cui non vedo l'ora d'ispirarmi per rebrandizzare i miei canali social, con un nickname e un handle che sia cool e cute almeno la metà del suo: @spitroasty3k, 𓃟☆彡S̑̈p̑̈ĭ̈t̆̈R̆̈ŏ̈a͜͡s͜͡t͜͡ y͜͡3̆̈k𓃟✫彡 aka goodgirlriri xoxo, she/they.

Wet Leg e la nuova femminilità del rock

Proprio da "Chaise Longe" (2021), le Wet Leg si sono imposte come una voce fresca e anticonvenzionale del rock contemporaneo, capaci di raccontare relazioni, insicurezze e assurdità della vita quotidiana con sarcasmo, intelligenza e un gusto tutto britannico per il nonsense. L'uscita del secondo album, Moisturizer (2025), ha consolidato l'energia trasformandosi in un quintetto a tutti gli effetti, con Ellis Durand (basso e cori), Henry Holmes (batteria, percussioni e cori), Josh Mobaraki (chitarra, sintetizzatori, tastiere e cori), ma la matrice è rimasta ampiamente femminile. A loro, nel panorama Rock Girl Renaissance, si affiancano, in diverse sfumature, altri riferimenti significativi: Le Amyl and the Sniffers, guidate dalla magnetica Amy Taylor, hanno riportato il punk rock al centro della conversazione culturale con un'attitudine feroce, concerti incendiari e una presenza scenica che ricorda le grandi frontwoman del passato; The Last Dinner Party sono cinque musiciste che fanno art rock teatrale, romantico e barocco, capace di dialogare tanto con il glam quanto con l'indie contemporaneo. Per chi guarda all'anima più abrasiva del revival post-punk, le Lambrini Girls rappresentano una delle realtà più interessanti, ironiche, politiche e provocatorie, incarnano quella dimensione militante che storicamente ha sempre attraversato il rock; mentre nella sfera più folk ed emotiva, troviamo le boygenius di Phoebe Bridgers, le Mannequin Pussy e la loro leader Marisa Dabice hanno conquistato una posizione centrale nella scena alt grazie a un suono che alterna vulnerabilità emotiva ed esplosioni hardcore. Non trascurabili sono anche i Wolf Alice: sebbene attivi da più tempo, la cantante Ellie Rowsell resta una delle voci più autorevoli del rock britannico contemporaneo e un modello per molte artiste emergenti; così come negli Stati Uniti rimane indiscussa l'influenza delle sorelle HAIM, formate da Este Haim, Danielle Haim e Alana Haim (recentemente apparsa in The Drama al fianco di Zendaya e Robert Pattinson). Il loro è un pop rock sofisticato che mescola classic rock californiano, soft rock Anni '70, indie rock e influenze R&B; negli anni hanno rappresentato un ruolo importante nel dimostrare che una band composta interamente da donne può occupare lo spazio mediatico e critico tradizionalmente riservato a gruppi maschili, mantenendo credibilità musicale e successo commerciale.

Lamante e la versione italiana della Rock Renaissance

Per l'Italia, Lamante è uno dei nomi più interessanti: il progetto di Giorgia Pietribiasi, cantautrice vicentina nata nel 1999 a Schio, fa parte di quella nuova generazione di artiste che riporta al centro chitarre, intensità emotiva e scrittura profondamente personale. Dopo essersi fatta notare nella scena indipendente italiana, nel 2024 ha pubblicato l'album d'esordio In Memoria Di, seguito nel 2026 da Non Dico Addio, entrambi prodotti insieme a Taketo Gohara. «Ho perso la verginità in un palazzo popolare / L'ultimo piano sgretolato come il mio cuore / Come il mio cuore / Mi toccava i capelli / Erano belli, li avevo fatti belli», canta, dolcemente straziata, prima di esplodere in un grido duro e reiterato in eterno: «Come siamo finiti così? / Nelle nostre case, sempre più piccoli / Pensando di salvare solo noi», con un'energia che dallo studio si trasferisce ai live senza timidezze: all'Arci Bellezza di tanto tempo fa, piangevamo, mentre sopra la batteria proclamava sicura sul palco: «Non ci saranno più né tribunali, né carceri, né polizia, la Casa Bianca verrà sostituita da un dormitorio pubblico per chiunque a Washington non ha un posto dove stare. Cibo e alloggi gratuti. Tutto per tutti, tutto per tutti, tutto per tutti».

Nei suoi brani convivono rabbia, memoria familiare, femminilità, politica e radici territoriali; il suo immaginario, infatti ruota attorno a figure femminili, genealogie familiari e una dimensione che la stessa artista ha definito "tribale matriarcale". Selezionata per aprire l'ultimo tour di Coez, Lamante, con i suoi capelli bidimensionali, prima rossi e neri, ora che vanno a sbiadrisul biondo, una maglia dei CPPP o un abito vintage con merletti burro, è così speciale perché non guarda al pop internazionale, ma costruisce un linguaggio fortemente italiano e allo stesso tempo contemporaneo. Sembra infatti attingere tanto al folk quanto alla tradizione dei cantautori e a un'attitudine quasi punk nell'urgenza espressiva: quello di cui abbiamo bisogno ora e che avrebbe potuto mettere d'accordo mia mamma e mio papà tanti anni fa.