«È il primo tassello di qualcosa che stiamo costruendo guardando sempre avanti», così Federico Olivieri, in arte Olly, ci racconta il primo concerto della sua vita in uno stadio quando lo incontriamo poche ore prima di salire sul palco. Quando raggiungiamo lo stadio il Luigi Ferraris è ancora chiuso, ma nonostante questo agli ingressi c’è già la fila di persone accampate con ombrelli e ventagli per proteggersi dal sole e dal caldo di Genova. Sì perché Olly ha deciso di partire proprio dalla sua città per questo momento cruciale della sua carriera: tre date (tutte sold out) nello stadio più grande del capoluogo ligure, che non ospitava un concerto dal 2004, con Vasco.
Nelle ore prima di salire sul palco l’emozione di Olly per il primo concerto in uno stadio così importante per lui è palpabile, così come la sua lucidità nel considerare questo traguardo non un punto di arrivo, ma una nuova partenza. E in effetti la serata genovese si trasforma in qualcosa di più di un concerto: è la celebrazione del percorso che ha portato il cantante dai piccoli club ai grandi live, ma anche l'occasione per guardare avanti. Sul finale dello show, durante “Così così”, arriva infatti la sorpresa più grande: l'annuncio del primo tour negli stadi della carriera, che toccherà Trieste, Torino, Bologna, Milano, Roma, Bari e Padova nell'estate del 2027. Una notizia che ha letteralmente mandato in visibilio il pubblico, che ha iniziato ad acquistare i biglietti direttamente dal parterre del Ferraris.
Lo stadio della sua città
Per Olly, però, il significato di queste tre serate va oltre il risultato artistico, è un evento della città, non solo suo. «Fortunatamente il fatto che sia diventato un evento della città non l'ho scelto io», racconta. «Ho messo sul piatto la mia volontà, ma è una cosa che è successa da sola». Nei giorni dell'allestimento ha ritrovato a lavorare all’evento suoi amici ed ex compagni di scuola o del rugby.
«La mia necessità era sentirmi veramente parte di qualcosa e non soltanto qualcuno che stava mettendo in piedi il proprio spettacolo». Una dimensione collettiva che si respira anche fuori dallo stadio, dove prende vita il Tutti a casa Village, con realtà e attività legate al territorio genovese.
Un concerto che racconta la fine di "Tutta Vita"
Il live è costruito come il capitolo conclusivo del viaggio iniziato con Tutta Vita, l'album che negli ultimi due anni ha accompagnato la crescita di Olly fino ai grandi palchi. Quando dopo la nuova intro orchestrale Olly sale sulla passerella e alza lo sguardo verso i 30mila spettatori che riempiono il Ferraris, per un attimo sembra sopraffatto dall'emozione e osserva lo stadio quasi incredulo alla vista della sua città riunita per lui. Poi arriva la prima nota di “È festa” e il concerto può finalmente cominciare. La scaletta alterna energia e momenti più intimi “Quei ricordi là” poi “Il brivido della vita”, “Una vita” e “Un'altra volta”. Per la prima volta live anche “Cantilene”, perché a Olly e alla sua band non piace «fare la stessa cosa», come ci aveva anticipato, «vogliamo sorprendere chi non c'è mai stato e ancora di più chi torna».
E il concerto ci riesce: gli arrangiamenti sono più rock e graffianti e la band – che Olly presenta uno a uno sul palco – è ormai un organismo unico, capace di muoversi con naturalezza anche in una dimensione da stadio. «Quando si suona tanto insieme si crea un'anima unica», ci aveva spiegato. «Arriva un momento in cui non conta più se davanti hai cinque persone o trentamila».
Da Tenco a De André, passando per la sua Genova
Uno dei momenti più emozionanti arriva durante il set acustico, quando Olly e lo storico chitarrista e produttore Juli, seduti attorno a un tavolo che progressivamente accoglie tutta la band e gli amici storici, ripercorrono il loro percorso artistico con "Quando piove", "Hai fatto bene", "Polvere" e "Bianca", fino ad arrivare a "Mi sono innamorato di te" di Luigi Tenco. Alla fine del set acustico si balla un altro po’ con “Depresso Fortunato”, “Balorda Nostalgia” e “I Cantieri del Giappone”, che ci avvicinano alla conclusione del concerto. Dopo “Devastante” e “Menomale che c'è il mare”, Genova ritorna anche nell'ultimo saluto con “Il pescatore” di Fabrizio De André, ormai diventata una tradizione dei live del cantante e, al Ferraris, ancora più significativa. All’idea di confrontarsi con delle figure come Tenco e De André Olly ci aveva rivelato di non voler sentire il peso della loro eredità o dei paragoni «perché ho ancora tantissimo da dimostrare, io sono io e loro sono loro. Ma adoro “Mi sono innamorato di te” e l'idea di farla in un posto così mi emoziona».
Sul vacillare senza essere mai soli
Dietro la sicurezza mostrata sul palco, però, c'è anche la consapevolezza delle difficoltà affrontate lungo il percorso. «Sono un essere umano, ho vacillato tantissime volte», afferma. «Nelle scelte di lavoro e nelle scelte di vita, fin da quando sono partito da Genova per andare a Milano». A fare la differenza, racconta, è stata la squadra che lo accompagna. «Sono circondato da persone di cui mi fido ciecamente, questo è il lavoro di tante persone che poi finisce sotto il mio nome». Forse è anche per questo che, arrivato davanti a tre sold out nello stesso stadio e nella stessa settimana, per un totale di 90000 persone, Olly continua a raccontarsi come un ragazzo di vent'anni che sta ancora imparando. «Non voglio insegnare niente a nessuno», dice quando gli viene chiesto se sente una responsabilità generazionale. «Se qualcuno trova ispirazione in quello che faccio sono contento. Io sto solo cercando di vivere tutto questo con serietà e professionalità». Poche ore prima del concerto aveva confessato: «Vorrei che fossero già le nove per salire sul palco». Alla fine, l'attesa è valsa la pena. E da Genova, adesso, il futuro guarda già agli stadi. Ma prima un meritata pausa con gli amici e chissà, «magari innamorarsi».













