A 16 anni il Mi Ami era un miraggio, il posto lontanissimo dalla mia provincia trevigiana, dove era possibile vedere dal vivo gli artisti che riempivano la playlist che il mio fidanzato dell’epoca mi aveva dedicato e che io ascoltavo incessantemente.
Poi sono arrivati i vent’anni, i primi amici che ti ospitano a Milano perché si trasferiscono per l’università, e quindi il primo festival tra il pubblico. Oggi ho ancora vent’anni, anche se vedo i trenta da molto più vicino, non dormo più sul divano degli amici e questo è stato il mio primo Festival da quando, per lavoro, scrivo. E forse è proprio questo il momento in cui capisci che il Mi Ami non è mai stato soltanto un festival. Crescendo cambia il modo in cui lo attraversi: cambiano le persone con cui arrivi, il posto in cui dormi, ma la sensazione di appartenere a qualcosa non passa mai davvero.
Ed è probabilmente questo il merito più grande della musica bella e dei baci: essere riuscito, negli anni, a crescere senza trasformarsi in altro. Restare un luogo di scoperta, di comunità, di incontri casuali che poi finiscono per diventare ricordi precisi. Un festival che cambia, si allarga, si evolve, ma che continua a conservare quella sensazione originaria di musica che accade davvero. Senza forzature, senza nostalgia costruita a tavolino. Solo con l’idea, rara, che certe cose abbiano ancora senso farle insieme.
A vent’anni dalla sua nascita, il Mi Ami continua ad essere un archivio emotivo generazionale e insieme una fotografia vivissima della musica italiana contemporanea. All’Idroscalo di Milano, dal 21 al 24 maggio, la ventesima edizione del Festival ideato da Carlo Pastore e Stefano Bottura ha confermato ancora una volta il proprio ruolo centrale nella cultura musicale italiana: oltre 30mila presenze in quattro giorni, cinque palchi e più di ottanta live, attraversati dal claim “Io non ho paura”, diventato dichiarazione condivisa di libertà, appartenenza e possibilità.
Cosmopolitan al Mi Ami per raccontare vent’anni di musica
Cosmopolitan ha raccontato il festival insieme a Jenny De Nucci, attrice, creator e cover star del magazine, presenza perfetta per attraversare un contesto come quello del Mi Ami: spontaneo, generazionale e profondamente legato alla community. Per tutta la durata del festival Jenny ha seguito il backstage, incontrato artisti e pubblico, raccogliendo interviste, momenti dietro le quinte e conversazioni che hanno restituito non solo la musica, ma anche tutto quello che succede attorno ai palchi. Da faccianuvola a Mecna, passando per Dov’è Liana, Nu Genea, Venerus ed Eva Bloo, ha raccontato mondi musicali diversissimi, accomunati dalla stessa urgenza creativa di costruire nuovi immaginari.
A rendere ancora più speciale la media partnership sono state le tre cover digitali dedicate a faccianuvola, Birthh e Sissi: tre artisti giovani, capaci di raccontare il presente della musica italiana oggi. Tre modi differenti di stare sul palco, di vivere la vulnerabilità, di parlare di identità e di trasformare la musica in qualcosa di profondamente personale. Le cover e i contenuti editoriali hanno accompagnato il racconto del festival sui canali di Cosmopolitan insieme a backstage, interviste e momenti spontanei costruiti attorno al tema dei vent’anni: quelli del Mi Ami, ma anche quelli di una generazione cresciuta tra nostalgia, precarietà e desiderio continuo di appartenenza.
Day 1, quando il festival entra nel vivo
Dopo il Day 0 inaugurato dai Ministri, da Maria Antonietta & Colombre e dai Brucherò nei Pascoli insieme a Vasco Brondi, il primo giorno è stato il momento in cui il festival ha iniziato davvero a prendere forma. Venerdì 22 maggio l’Idroscalo si è trasformato definitivamente in quel microcosmo sospeso che il festival riesce a creare ogni anno. Tra i live più forti della giornata, La Niña, che ha portato sul palco tutta la forza magnetica e rituale di Furèsta, confermando quanto oggi sia una delle artiste più interessanti della scena contemporanea italiana. Mecna invece ha presentato uno show completamente nuovo dal punto di vista audiovisivo, immersivo e malinconico come la sua scrittura, mentre Tutti Fenomeni ha riportato il suo immaginario ironico e lucidissimo con i brani di Lunedì, prodotto da Giorgio Poi, apparso anche a sorpresa durante il set.
E poi faccianuvola, uno di quei concerti in cui hai la sensazione che il pubblico e l’artista stiano crescendo insieme. Sotto palco ragazzi e ragazze conoscevano per intero il repertorio dell'artista, ma anche persone arrivate per curiosità. Il festival ha continuato a muoversi tra mondi diversi senza mai perdere coerenza: il live-band set di Silent Bob & Sick Budd, l’elettronica euforica dei francesi Dov’è Liana, il ritorno di Dutch Nazari, il pop emotivo di Sissi, il cantautorato delicatissimo di Altea, fino alle derive più rave ed esagerate del Pepsi Club. Ovunque si percepiva la stessa energia collettiva: persone sdraiate sull’erba, file ai bar, gruppi che correvano da un palco all’altro, amici persi e ritrovati continuamente.
Day 2, il sabato del MI AMI
Sabato 23 maggio il MI AMI ha raggiunto uno dei suoi momenti più intensi e simbolici, dato che è stato il giorno con più spettatori nella storia del festival e probabilmente il momento in cui si è percepito più chiaramente cosa significhi davvero festeggiare vent’anni senza trasformarsi mai in qualcosa di statico. I Nu Genea hanno letteralmente incendiato l’Idroscalo con una live band monumentale e i brani del nuovo disco People of the Moon, trasformando il festival in una gigantesca festa collettiva. Un concerto capace di mettere insieme funk, disco, Napoli e club culture in modo completamente naturale. Poco dopo, poi, è stato il turno di Motta che ha celebrato i dieci anni de La fine dei vent’anni, uno di quei dischi che per molti presenti al festival – tra cui la sottoscritta – coincide con un momento preciso della propria vita. Cantarla durante il live celebrativo di Motta è stato un cortocircuito emotivo, capace di farmi sentire contemporaneamente adulta e adolescente, nostalgica e felice, merito anche di Appino degli The Zen Circus, che lo ha raggiunto sull'ultima canzone.
Tra i set più belli della giornata non si può non mettere anche Marco Castello con il suo pop jazz elegantissimo, Birthh e il debutto in italiano di Senza fiato, l’urgenza emotiva di Francamente, il live di MILLE, il debutto solista di Fausto Lama e il set visionario di Labadessa. Sul fronte internazionale, il MI AMI ha confermato ancora una volta la sua capacità di guardare fuori dall’Italia con Myd, Zé Ibarra e Dimension Bonus.
Cosmo e la domenica mattina più bella del festival
A chiudere il cerchio della ventesima edizione del MI AMI è stata poi la speciale matinée di Cosmo, andata in scena questa mattina sulle rive dell’Idroscalo. Un finale quasi sospeso, diversissimo dall’energia notturna dei giorni precedenti ma forse proprio per questo perfetto per salutare il festival. Il progetto di Cosmo La Fonte ha trasformato il parco in una grande festa collettiva a cielo aperto: persone sdraiate sull’erba ancora stanche dai concerti della sera prima, gruppi che ballavano già dalle prime ore del mattino, corpi in movimento sotto il sole: un rave gentile. È così che Cosmo ci ha lentamente accompagnati fuori dal festival, con un ultimo grande abbraccio di elettronica, danza e libertà.














