Sicuramente avrete sentito Whitemary, o meglio, l'avrete ballata, perché la sua musica non puoi proprio rimanere ad assorbirla immobile, per metabolizzarla c'è bisogno di tutto il corpo. New Bianchini è il secondo disco ufficiale dell’artista, pubblicato il 29 ottobre 2024, dopo l’EP Alter Boy!!! (2019) e Radio Whitemary (2022). Biancamaria Scoccia, classe 1993, è originaria dell'Abruzzo, ma vive a Roma, dove per anni ha studiato musica, prima jazz, poi elettronica, con una passione per i synth che non è riuscita a ignorare. Il suo approccio alla produzione è a 360 gradi: dai suoni, agli arrangiamenti, fino alle grafiche dei dischi, Whitemary fa tutto da sola e la sincerità, o meglio l'onestà, come la definisce lei, emerge a ogni ascolto.

Non fa eccezione New Bianchini che, per dirla con le sue parole: raccoglie «dieci nuovi pezzi presi male ma con la cassa dritta». Anche il titolo è rivelatore, dove Bianchini è il modo in cui gli amici stretti chiamano Biancamaria, mentre quel New indica la volontà di fare una piccola (ri)evoluzione. «Ho ricominciato a cantare, molto di più rispetto all'Ep e al primo disco. Essendoci stata una forte rottura con il jazz avevo smesso di cantare, forse ora ci ho fatto pace» racconta Whitemary quando la raggiungo al telefono mentre si trova in Abruzzo, lì dove tutto è cominciato, poco prima di volare verso Parigi e, dopo ancora, di intraprendere il New Bianchini Tour, in partenza il 17 gennaio dal Locomotiv Club di Bologna, una delle città che sente come casa.

whitemary chi e new bianchini album
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Come si costruisce il tuo approccio alla musica?

La passione della musica è di famiglia, sia mio padre che mio fratello, che suona la batteria. Finito il liceo ho iniziato a studiare canto jazz al conservatorio di Roma, ho fatto tutto il percorso compresa la specialistica e, nel frattempo, giravo per Roma a suonare nei club, negli speakeasy, agli eventi. È una cosa che ho fatto molto seriamente. Allo stesso tempo, c'era già questa cosa dell'elettronica. La strada del jazz non è mai andata troppo bene, perché ancora più chiusa, ancora più di nicchia, e il linguaggio italiano in questo senso è molto vecchio stile, mentre nell'elettronica ho trovato il mondo opposto, anche se come approccio ci sono punti di contatto.

Quali sono le affinità tra elettronica e jazz?

Secondo me il fatto di non essere attaccati a delle formule obbligatorie che ci sono invece, ad esempio, nel pop. C'è la ricerca nel rompere le regole della ripetitività. L'ho capito quando ho cominciato ad appassionarmi al mondo dei synth, per quello poi io sono molto affezionata all'utilizzo fisico delle macchine e dei sintetizzatori, perché quando li studi, ne compri uno, poi un altro, poi dieci... e sei diventata povera (ride, ndr)

Qual è stato il processo creativo per New Bianchini?

Per esempio, in Radio Whitemary avevo un pezzo di riferimento per ogni brano, in New Bianchini invece questa cosa non c'è. Forse solo per "Denso", che ha una produzione fatta insieme a Emanuele Triglia, ci siamo visti in studio, abbiamo ascoltato diverse cose tra cui "Ross from Friends" di The Daisy e quella ci ha dato l'ispirazione. Il resto dell'album è stato molto più ispirato dalle macchine, dai synth che ho cominciato a scegliere dopo un po' di tempo, che fanno poche cose ma le fanno molto bene, e in quelle cose mi sono soffermata molto, lasciandomi guidare dai suoni.

Lo definisci «disco preso male», come mai?

È un disco molto personale, ma con sensazioni che possano essere collettive. Quando scrivo viene spesso fuori la mia parte presa male, come forma di onestà. Alle parole cerco di contrapporre sensazioni sonore che facciano rivalutare quella presa male. È una confessione personale che mi immagino rivolta a qualcuno, qualcuno con cui creare un legame, con cui cantare e ballare queste parole, che diventano sfogo comune.

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Com'è nata la cover art di New Bianchini?

L'ho scattata insieme al fotografo Fabrizio Narcisi, con cui avevo già lavorato in passato per il video di "Niente di regolare". L'estate scorsa avevo suonato in anteprima New Bianchini da sola, senza band, quindi dovevo trovare un modo per riempire il palco e fare scenografia per quelle 7/8 date. Avevo deciso di fare un paio di corna demoniache all'uncinetto, per dire: «ora sono diretta, tiro fuori un po' di corna». Quindi si è andato a creare questo immaginario a contrasto con un vestito bianco di tulle. Questa cosa ci è piaciuta e abbiamo deciso di portarla in copertina. L'idea era quella di giocare con i contrasti, ombre e luci, silhouette. Ci ho voluto mettere anche un po' la faccia.

Fa parte di Poche, il collettivo tutto al femminile fondato da Elasi e Plastica: qual è il vostro obiettivo?

È iniziata appena post Covid in maniera vecchia scuola. Elasi e Plastica si sono fatte un po' di domande, partendo dall'assunto «non siamo solo noi, non siamo poche, ma facciamo fatica a incontrarci». Quindi c'è stata questa volontà di creare una rete, tra le persone che hanno contattato c'ero anche io. Così è nato questo gruppo WhatsApp in cui ci sentiamo e ci diamo consigli. Una cosa genuina.

Nella nostra percezione c'è un lento, ma costante, cambiamento. In generale l'ambiente è molto chiuso, basta guardare i nomi di chi firma gli inediti di Sanremo, che sono sempre gli stessi. E questa cosa ammazza un po' la ricerca musicale. E io mi chiedo: perché tenere fuori la sperimentazione, anche quella femminile, in un ambito che invece dovrebbe essere sempre curioso e aperto?

Elasi e Plastica sono molto attive nel portare questo messaggio, lavorano anche in partnership con Ableton, tenendo diversi workshop ed entrando in contatto con le persone. Le ragazze di 12/13 anni che si approcciano al mondo musicale sono spaventate dalla scelta di questa carriera, dal suonare la batteria, fare musica elettronica, la fonica, perché sono lavori considerati non ancora alla portata di tutti e tutte. La mancanza di punti di riferimento è il problema più grande, c'è bisogno di essere rappresentate, di essere viste.

Qual è la percezione delle nuove generazioni?

Ormai da 4/5 anni insegno al Triennio di Musica Elettronica della Saint Louis College of Music, tra Milano e Roma. In media ho una trentina di alunni e devo dire, effettivamente, che sono tutti uomini. In generale, ho sempre avuto poche iscritte. L'approccio di chi studia oggi è orientato al fine, al guadagno, c'è chi mi dice che vuole fare il remixer per TikTok. Così facendo però si tagliano una serie di possibilità interessanti. La trovo una cosa poco genuina, forse è un frutto della pressione dello stato sociale, del dover mostrare, dello stress. Detto questo, hanno tanto da dire. Molti sono appassionati di elettronica ma puntano più a fare i producer, diversi sono appassionati di trap.

A gennaio partirà il tuo tour: possiamo avere qualche spoiler di come sarà?

Dopo il mio esperimento da sola torno in band, perché è troppo più divertente. Le batterie saranno tutte dal vivo, con Davide Savarese e Sergio Dentella che suoneranno tutto il tempo, in una forma ibrida tra acustica ed elettronica. Io sarò al centro con i miei synth. E credo che farò all'uncinetto due paia di corna anche per loro (ride, ndr). Porterò tutto New Bianchini, alcuni brani vecchi riarrangiati e lascerò spazio perché i pezzi possano prendere una piega completamente diversa dall'originale. Un po' in stile Justice, che andrò a sentire a Parigi tra pochissimo.

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New Bianchini cover art

Le date del New Bianchini Tour 2025

17 gennaio - Bologna - Locomotiv Club

23 gennaio - Milano - Magazzini Generali

24 gennaio - Torino - Hiroshima Mon Amour

25 gennaio - Perugia - Urban

6 e 7 febbraio - Roma – Monk

aftershow: Marie Davidson(dj set)

21 febbraio - Pozzuoli (NA) - Duel Club

22 febbraio - Molfetta (BA) - Eremo Club