Alcuni mesi fa mi era capitato di trovare e ascoltare sui social un brano fatto con l'Intelligenza Artificiale - forse era una canzone che copiava la voce di Drake? Forse era semplicemente un singolo di trap americana? Non ricordo bene - eppure già in quel momento mi sembrava chiaro che fosse difficile distinguere tra la musica prodotta in maniera amatoriale (quindi in qualità medio bassa) e i prodotti dell'Intelligenza Artificiale. Soprattutto se in una lingua straniera, dove magari non riusciamo a cogliere le imprecisioni linguistiche. Da lì a dire che l'Intelligenza Artificiale entrerà nelle classifiche ne passa di acqua sotto ai ponti, però va ammesso che i servizi e le applicazioni stanno facendo passi da gigante e che chiedersi se prima o poi ascolteremo solo musica fatta con l'IA diventa una domanda legittima.
Se l'è chiesto anche Rolling Stone Usa che, in un recente articolo di Brian Hiatt, ha esplorato da vicino il mondo dell'IA applicata alla musica, andando nella sede di una delle più note, utilizzate e avanzate, aziende del settore. Suno è il quinto servizio di intelligenza artificiale generativa più utilizzato al mondo, la sua casa base si trova, non a caso, vicino al campus dell’Università di Harvard a Cambridge, Massachusetts. Intervistando Mikey Shulman, co-fondatore di Suno, spiega i rapidi progressi del servizio: «Siamo i migliori quando si tratta di adeguare i modelli di AI ai gusti degli esseri umani» e ancora «Ora, dopo qualche mese di lavoro, abbiamo un’idea più precisa di quali sono le preferenze umane».
Più che sostituirsi agli artisti, insomma, Suno punta a essere un servizio che diventi, man mano, integrato e insostituibile nel processo di produzione musicale. Dal songwriting alla composizione, l'appoggio è a tutto tondo, spiega Rebecca Hu, project manager di Suno: «Molti dei nostri power users sono giovani producer. Per loro rappresenta il futuro. Stiamo cercando di passare a un’interfaccia utente che risponde alla musica e non ai prompt testuali, che sono più difficili da interpretare quando si tratta di generare suoni. Produttori e autori che si trovano in studio per lavorando alle loro canzoni ne faranno l’uso più proficuo». Tra gli artisti affermati che usano l'Intelligenza Artificiale e non ne fanno mistero c'è Timbaland, che ha raccontato a Rolling Stone Usa di aver usato Suno 10 ore al giorno per rifinire canzoni rimaste incomplete e che ha collaborato con l’azienda come consulente creativo.
Ovviamente, non tutti gli artisti vedono di buon occhio l'intrusione dell'Intelligenza Artificiale. Basti pensare che ai Grammy Awards 2024 sono stati vietati brani prodotti con l'Intelligenza Artificiale o che, negli Stati Uniti, è in corso una causa intentata dall’industria discografica contro Suno per aver utilizzato canzoni protette da copyright per addestrare il suo modello di IA. Sebbene Suno non permetta di usare la voce degli artisti per i propri progetti, ci sono altri servizi che danno il via libera a questa pratica eticamente scorretta. In un mondo distopico, i cantanti si stuferanno di usare il proprio ingegno artistico e la propria voce e si affideranno totalmente all'Intelligenza Artificiale, così come gli scrittori, i Data Analyst, i traduttori e chiunque possa vedere sostituita la propria professione dagli sviluppi della tecnologia. In realtà, rimanendo con i piedi per terra, è improbabile che ciò accada. Ripetiamolo tutti insieme: l'Intelligenza Artificiale è un mezzo, uno strumento, non qualcosa che ci sostituirà.












