Ricordo ancora la prima volta che ascoltai una canzone di Benji & Fede: era estate inoltrata e qualche mia amica mi aveva passato una cuffietta dicendo ‘questa canzone la balleremo tutta l’estate’ (fu assolutamente vero; soprattutto furono vere le richieste assillanti ai Dj delle discoteche per suonare "Moscow Mule" in modo ripetitivo. In pochi ci hanno sopportato). E ricordo anche un viaggio in Portogallo quando, autoeletta Dj della vacanza, in macchina mettevo solo "Dove e Quando", con il risultato di farla imparare a memoria a tutti i miei amici (alla fine nessuno poteva più ascoltarla; ma per più di due settimane non si è cantato altro e mi sembra comunque un buon record). E poi c’è stata "Ogni Volta", e con quella canzone penso si sia davvero resa evidente la bravura dei due (ma chi li conosce da tempo sa che esistono tracce come "La canzone più triste del mondo" e "Buona Fortuna" che già da anni ne dimostrano la bravura). Poi lo stop, i progetti solisti, cinema, America, nuovi singoli e ritorni a casa. E proprio nel dedalo di questi cambiamenti, due amici, che amici forse non lo erano più («non ci parlavamo da almeno un anno» confida Ben), si ritrovano e si riscoprono.

«Un viaggio nel nostro passato che porta verso un nuovo futuro» dice Fede parlando della scelta del titolo del nuovo album, Rewind, uscito venerdì 25 ottobre, tra l’emozione generale della fan base -sempre solidissima-, di Benji & Fede («la gente è impazzita quando ha saputo che sareste tornati insieme» commento, «sì è stato pazzesco, ci speravamo ma non lo davamo per scontato. È stato magico vedere la reazione»). Traccia dopo traccia si racconta il nuovo capitolo (o addirittura, nuovo libro) musicale e narrativo della band. «Sempre noi, ma noi cresciuti; più consapevoli, più maturati, più adulti... insomma, trentenni» (FYI: questi 30 hanno portato anche qualche accenno di rock). Apre "Rewind" e chiude "Caro Amico" . Nel mezzo, si balla, si riflette, ci si tuffa nel diario personale dei due, tra canzoni d’amore ("Telepatico") e canzoni che raccontano la loro storia ("Caro Amico"). Quella storia che li ha portati a farsi conoscere e amare dall’Italia intera (e non solo). Quella storia che mi faceva tanto ballare in spiaggia d’estate e tanto mi fa ballare ora (ora però sto andando al lavoro e sono su un treno, e non ho i piedi bagnati dall’acqua del mare, ma a questo non voglio pensarci).

Il grande ritorno. Dite di essere diversi da come vi avevamo lasciato, in che modo lo siete e quali sono le tracce di questi cambiamenti all'interno del nuovo album Rewind

    FEDE: Dal 2020 quando ci siamo separati, mi sono fermato e ho avuto per la prima volta la possibilità di guardarmi dentro, navigare nelle mie profondità, cosa che prima -vuoi perché non avessi tempo, vuoi perché vivevo in un frullatore di eventi e emozioni-, non riuscivo a fare. Mi sono davvero dovuto fermare; ho iniziato un percorso, ho parlato con specialisti: questo lavoro ha accentuato delle insicurezze in me. Arrivai alla conclusione che mi volevo bene, volevo capire chi fossi davvero e dovevo prendere in mano la situazione. Questa consapevolezza che ho, che abbiamo, acquisito post separazione è stata proprio quella che ci ha preparato per affrontare questo nuovo incontro in maniera più consapevole, con occhi nuovi, cercando adesso di raccontarci in un modo nel quale prima non eravamo in grado di destreggiarci. Dove si trova questa nuova consapevolezza all'interno del disco? Sicuramente dal punto di vista sonoro abbiamo sperimentato tanto, il sound è pop ma ci sono note funk rock , ci stiamo avvicinando alla nostra direzione definitiva. Non mancano le ballad, non mancano le canzoni più pop (altro tipo di sfogare le sonorità e le parole). Questo album è un punto di partenza nuovo, iniziamo da qui.

    Molto interessante questa sperimentazione di sound eclettici e al contempo complementari ...

      BEN: Ti dico la verità, è un album che abbiamo subito pensato più per i live che per il resto; le chitarre elettriche la fanno da padrone. Una confessione: abbiamo in prospettiva di fare tanti concerti. È bello scrivere, è bello andare in studio ma l’emozione del palco è unico, l’empatia che provi guardando le persone è indescrivibile.

      Come mai la scelta di chiamare l'album Rewind?

      FEDE: Rappresenta il tornare indietro, riavvolgere il nastro, per poi ripartire sapendo davvero da dove veniamo. Il bagaglio di consapevolezza che abbiamo maturato ci porta a una visione chiara di chi siamo e cosa vogliamo. Per me è stato un po' come tornare a quel lontano 2010, quando non solo capii che volevo fare musica, ma che volevo farla con Ben. Ho vissuto la stessa emozione, ma essendo maturate in due persone parecchio diverse, è stata una vera e propria ripartenza.

      Giocando con la parola "rewind", se voi poteste tornare indietro in un momento indimenticabile della vostra vita quale sarebbe?

      BEN: Ce ne sono stati insieme formativi, ne parlavamo giusto insieme l’altro giorno. Mi collego a cosa ha appena detto Fede: il momento in cui ci siamo visti per la prima volta. Non sapevamo quello che sarebbe successo ed è divertente guardare indietro ora e realizzare che, wow, va bene avere dei sogni ma la realtà ha superato ogni aspettativa, ogni giorno rimaniamo sorpresi

      FEDE: Dico un momento X, che non ho mai detto. Se dovessi teletrasportarmi, direi il momento esatto in cui eravamo sui quad a Zanzibar, stavamo andando verso un villaggio di bambini a portargli dei regali: era un momento florido della nostra carriera, tutto andava secondo i piani -sia da un punto di vista lavorativo, che della nostra amicizia- ,ma soprattutto a livello umano era un periodo frastagliato da emozioni disparate. Essersi presi un momento di tregua dal caos, essere insieme, essere in quel villaggio... mi commuovo ancora adesso.

      Qual è stata la canzone più difficile da scrivere per questo nuovo progetto?

      FEDE: Forse "La Festa più Grande del Mondo", che è nata dopo una mia riflessione notturna. Mi chiedevo quale fosse il mio scopo: se arrivassi alla radice di me, quale sarebbe il mio essere? A prescindere dal fare musica, da quello che le persone si aspettano da me, qual è il mio fine?

      BEN: In realtà sai cosa ti dico, non è difficile scrivere canzoni quanto più pubblicarle. Sono le canzoni che vengano pubblicate che mi crucciano, le irrisolte che forse non vedranno mai la luce. Eppure sono fiero di dire che per quest’album siamo stati molto onesti, quello che volevamo lo abbiamo messo. Ci siamo detti, a questa età il disco deve essere qualcosa di speciale e onesto, deve davvero raccontarci come mai prima, al contrario non ha senso pubblicare un album.

      A proposito di canzoni scritte e dimenticate (ma si dimenticano mai davvero?), avete mai scritto una canzone tanto onesta quanto impossibile da pubblicare?

        FEDE: Si, assolutamente. Probabilmente ho pensato anche che fosse incomprensibile per l’ascoltatore a cui non viene presentata la canzone in un contesto intimo, al quale non viene spiegata la storia del testo, cosa ho vissuto per arrivare li? Chi fa musica pop deve avere il dono della sintesi, l'obiettivo? Fare arrivare il messaggio in maniera diretta e spontanea. A volte tendo a complicarmi il tutto quando scrivo. La nostra chiave è sempre stata quella di saper congiungere questi due aspetti: trattare argomenti importanti e al contempo renderli pop. Rimane il fatto che, molte volte ho scritto canzoni a cui sapevo di non poter dare mercato, ma di cui sentivo il bisogno di scrivere. Per me stesso soltanto.

        "Lettera" e "New York": perché rifarle oggi nella versione deluxe? Cosa hanno raccontato ieri e cosa raccontano oggi?

        BEN: Alcuni canzoni non hanno tempo, vivono per sempre perché parlano di sentimenti veri e reali esperienze vissute. Sono così molte canzoni d’amore. Queste due in particolare hanno fatto parte della nostra carriera fin dagli esordi, tutte le volte che le abbiamo suonate live in questi anni pensavo sempre a quanto sarebbe stato bello averle aggiornate anche in studio, con la maturazione vocale di fede e la maturazione nostra di sound. Arrivata questa occasione le abbiamo reinterpretate come una cover fatta da noi, di noi. Sono le nostre canzoni tributo a tutto ciò che è stato.

        Quando annunciate il vostro ritorno il pubblico è impazzito -letteralmente-, come l'avete vissuta?

          FEDE: Era fortemente voluta la cosa, è vero. Immaginavamo che un po’ di persone potessero essere felice all’idea, ma da li a fare un forum sold-out non ce lo saremmo sicuramente aspettati. Detto questo, penso che dobbiamo ancora vedere la reazione vera e propria, le persone vogliono vederci chiaro all’interno di questo ritorno. Una canzone estiva non è sufficiente, andare in giro per festival non è abbastanza; è bella l’idea di parlare con le persone, parlarci apertamente. Il forum sarà un momento saliente, l'ufficiale trampolino per una nuova era.

          Hai citato la famigerata 'canzone estiva', quanto negli anni vi siete sentiti bloccati nell’essere solo una canzone estiva?

            FEDE: Abbastanza sì. Sicuramente le dinamiche discografiche ti portano verso determinate circostanze. Con ciò, non sto dicendo che qualcuno ci ha mai obbligato e se abbiamo fatto quelle canzoni è perché volevamo e ci rimaniamo estremamente fedeli ; ma c’è tanto altro, e adesso abbiamo al possibilità di dimostrarlo. E se vogliamo fare una canzone estiva, di farla nuova, come siamo adesso, con la visione che siamo adesso

            BEN: Aggiungo: è vero anche che le persone che ci seguono davvero sanno che siamo molto di più del tormentone. Rimane forse il pubblico in larga scala che ancora non hanno avuto l'opportunità di vedere davvero una (grossa) parte di noi. Ti faccio un esempio: non abbiamo mai fatto Sanremo, palco che in Italia ti apre ufficialmente al grande pubblico. Noi siamo molto di più e lo dimostreremo nel tempo.

            Vi dispiace di non aver mai partecipato a Sanremo?

              BEN: Se non siamo andati a Sanremo fino a oggi è perché non è mai stato il momento giusto: bisogna essere pronti, solidi, granitici. È un palco difficile e ci siamo sempre detti che avrebbe avuto senso non solo con la canzone giusta ma soprattutto quando noi fossiamo davvero pronti. Solo ora inizio davvero a vedere la maturità, l’integrità e la consapevolezza di dire, «Ok possiamo salire su quel palco». Prima sarebbe stato un azzardo.

              Mi raccontate come è davvero andato il vostro ritorno? Le vostre sensazioni?

                BEN: Tutto è iniziato con una lettera che ho scritto a Fede: avevo vissute situazioni molto intense a livello umano e personale e mi ritrovai ad avere il bisogno di avvicnarmi ai valori con cui ero cresciuto. Ho pensato, «L’amicizia e le persone importanti nella tua vita non sono mai tante ma quelle che hai devi tenertele strette». Io e fede non ci parlavamo da più di un anno, non riuscivamo a capirci. Ho sentito di dover fare io il primo passo, perché ero stato io a mettere in pausa la band. Dopo questa lettera, c'è stato un momento di riflessione da parte di Fede, poi il punto di svolta: faccio un poadcast, parlo di noi due a cuore aperto, Fede mi scrive un messaggio. Una cena a Modena e un'amicizia da ricostruire, per tre mesi non abbiamo mai parlato di musica e poi, a gennaio di quest'anno torniamo in studio assieme per la prima volta: nasce "Caro Amico".

                FEDE: Quando lessi la sua lettera, non avevo assolutamente idea (o intenzione) che potessimo tornare insieme. Poi ho sentito le sue parole, gli ho scritto, sono passate tre sera ed eccoci li a cena assieme a Modena, intenti a conoscerci davvero, di nuovo.

                Raccontatemi di Caro Amico, è letteralmente una pagina del vostro diario personale aperta al mondo. Spaventoso?

                FEDE: Non definirei spaventoso, me l’ha fatta sentire Ben all’inizio. È stato l’incipit di questo nuovo percorso, penso renda bene l'idea dell'inizio 2.0 . Quindi no, spaventati no, però ecco, è sicuramente una sfida interessante rispettare ciò che è stato, ed essere pronti ad impegnarsi per far si che ciò che verrà possa essere -debba essere- il meglio. Il nostro obiettivo personale che traspare dalle parole di Caro Amico? Essere il meglio di noi nella vita personale e quotidiana per poi dare il massimo in coppia. Questa canzone è il nostro monito, uno sprono.

                E sempre parlando di canzoni: quale, del nuovo album, descrive meglio Fede

                FEDE: Sicuramente "La Festa più Grande del Mondo", mi piace pensare che il titolo sia profetico: la festa sta per cominciare, ecco cosa sta per succedere. Come dicevo prima, è una canzone esistenziale, il concetto non è pop, più riflessivo e mi rappresenta proprio per questo, mi perdo spesso nei miei pensieri. Posso permettermi due titoli? Anche "Daisy" la trovo unica cantata live, tocca delle mie corde mie emotive importanti. Nella mia testa ha come sfondo l'intero immaginario di The Great Gatsby, Daisy è lei.

                E quale descrive meglio Ben

                BEN: "Telepatico", la canzone che ho scritto per mia moglie prima che ci sposassimo, quando ho realizzato di essere innamorato di lei. In passato ho sempre scritto più di cuori spezzati che di amore positivo, questa canzone ha cambiato le carte in gioco, ed è diventata la nostra canzone. E dico anche io un secondo titolo: "Rewind", la nostra ufficiale ripartenza.