Da Genova a Milano, passando per Sanremo, Olly è tornato con il secondo disco in due anni, un'evoluzione importante per il giovane cantautore ligure classe 2001 che oggi incarna perfettamente l'artista figlio dei suoi tempi. Tutta vita esce il 25 ottobre, 12 tracce (qui i testi delle canzoni), due mucche che si accoppiano sul retro del disco, il titolo che nasce al compleanno di Jvli, suo produttore e compagno di avventure. Dalle canzoni scritte in cameretta Olly oggi arriva nelle camere degli altri, quella dimensione per lui è sacra, come ha dimostrato con il lancio di "Devastante" per cui ha fatto una sorpresa ai suoi fan commossi nelle loro case, mentre ascoltavano per la prima volta il brano in anteprima.
Nella top 20 dei più ascoltati su Spotify, fenomeno social, desiderato dalle più giovani per il suo fascino e dai ragazzi della sua età che vedono in lui il fratello della compagnia, riempie con un tic ogni casella del teen idol a cui lo elevano giovani fan impazzite sotto palco. Quasi un sesto passeggero nei viaggi estivi in macchina, che non c'è davvero ma che ti accompagna nel "diventare" con brani che raccontano di piccoli problemi quotidiani e che ritraggono le storie degli altri, come ha imparato dai grandi cantautori sdella sua città.
Se gli chiedi di definire il suo genere, parla di «pop-autentico», sporcato dal brusio, dall'effetto "real" che ormai è la parola d'ordine su quei social che sono sempre più la finestra sulla vita vera (o un finto effetto naturale). Sicuramente è un modo per non prendersi mai sul serio, «perché dai, alla fine sono un ragazzino».
Angelina Mango è ospite del disco, «una creatura meravigliosa con cui ho lavorato benissimo, averla in studio è stato magico», insieme a Enrico Nigiotti, suo fratello grande già ospite del live del 2023. E il tour ritorna, con doppio sold-out, sempre al Fabrique, il 2 e il 3 dicembre, con un progetto completo. E Jvli, ovviamente: squadra che vince non si cambia.
Come nasce il nuovo album?
«Sono ormai due anni che ci lavoriamo. Stavamo terminando il disco Gira, il mondo gira quando abbiamo iniziato a scrivere "Il campione", l'ultima canzone del disco nuovo, la traccia dei saluti. La prima che abbiamo scritto e che chiude il progetto».
Il titolo dell'album come nasce?
«Sono canzoni piene di vita quotidiana, di problemi della gente della nostra età e non solo. Rispetto al primo disco, oggi parliamo a gruppi di persone più eterogenei, non ho quella cosa di dover parlare alla mia generazione. A chi arriva, arriva. "È tutta vita" è anche la frase che si dice quando succede una sfiga, ci si ride su e ci si dà la pacca sulla spalla. E l'abbiamo urlata al compleanno di Jvli. Questo disco è un incoraggiamento in qualche modo, a continuare a scrivere».
Cantante o cantautore?
«Cantautore, perché scrivo le mie canzoni, ma anche perché canto le storie degli altri attraverso il mio filtro. Come qui, sulla copertina, dove mi sono appena spiaccicato contro un albero ma sono sereno, cerco di godermela, sdraio e prendo il sole. L'incidente è un po' come la vita, in cui ci sono tutte le difficoltà dell'età, quasi naturali, cui si sommano quelle contingenti, nel mio caso legate al mio lavoro».
Tipo?
«In questo album ho sfogato una forte necessità di evasione assieme ad altri macro temi come possono essere l'amore, la difficoltà ad avere una relazione, la poca capacità e il mio totale viaggio proprio messo nero su bianco nel vivermi certi tipi di rapporti umani in cui non mi sento ancora capacissimo di stare. Il fatto di essere in questa bolla sicuramente rallenta la mia capacità di entrare in legame, sono ancora più diffidente e fatico a costruirmi relazioni».
In "A squarciagola" canti «Io volevo questa vita che però non sento mia». Andare a Sanremo a vent'anni è un periodo delicato per gli equilibri di un giovane adulto. Come hai vissuto il rapporto con il successo?
«L'ho scritta con grande leggerezza, in vacanza con i miei amici in Sardegna e oggi forse la scriverei in un altro modo. Il problema non è questa vita in sé, ma le aspettative che avevo. Alle volte basta magari spostarsi di mezzo passo per fittare perfettamente nell'ambiente, ma bisogna attivare un compromesso, essere flessibili, abbassare le aspettative. Io alla fine sono un ragazzo come tanti, mi sono appena laureato in economia e management di impresa in Statale a Milano e sono quello che sembra sempre che si sia appena svegliato. Non sono diverso da tanti miei coetanei, ricordarmelo fa bene perché resto con i piedi per terra».
A proposito di successo e di lavoro, in "I cantieri del Giappone" parli anche di un'industria discografica che spinge gli artisti al limite.
«Sì, è una canzone dalla melodia un po' furbetta, in cui mi rivolgo anche gli artisti. È un testo di denuncia contro le dinamiche del mercato discografico, del dover uscire tanto con canzoni sempre più brevi. Io per primo, da fruitore, non posso trovarmi ogni venerdì con dieci album da ascoltare, canzoni a cui dare attenzione. Ogni album è un luogo che ha bisogno di tempo per essere scoperto. Io vorrei che il mio pubblico dedicasse del tempo per conoscere il mio».
C'è anche il tema dell'amore, in particolare dedichi una canzone al tradimento. Ti sei mai trovato in questa situazione?
«Io non ho mai tradito in realtà, fisicamente quantomeno cioè una volta ma anni fa e non era proprio, cioè non era una relazione adulta, diciamo. Ho deciso di parlarne perché a furia di non riuscire a innamorarmi, ho pensato di trovarmi in questa sensazione, e di giustificarmi come qualsiasi maschio medio. "L'ho fatto per capire quanto vali per me". Io non lo farei, non arriverei a un gesto così estremo, perché se lo fai la risposta te la sei già data».
Com'è cambiato il tuo rapporto con l'amore, da quando è arrivato il successo?
«Intanto mi viene da dire che il successo lo ridimensiono molto. Lo sento nel voler fare le cose bene e capisco Balotelli quando diceva "io non esulto quando segno perché non ho mai visto un postino esultare quando esulta". Io faccio quello che mi piace fare. L'amore lo vivo un po' così, a pari passo con le mie ansie sociali che ho sempre avuto. Sono sempre stato uno che crede molto nell'amore: da piccolo guardavo le commedie romantiche con mia mamma, mio fratello invece andava nell'altra stanza perché si imbarazzava. Poi crescendo è arrivata la classica batosta e da lì ho indossato grandi scudi, ho fatto il maschio dannato. Poi recentemente ho incontrato una persona che mi ha fatto capire che in realtà sono fatto per l'amore in fondo, mi ha riconnesso con quel bisogno e io me n'ero totalmente scordato. Non che si sia tuto risolto... Vedo tante criticità nella vita di coppia quotidiana, diciamo di tutti i giorni, ma perché credo ancora di non aver vissuto quella cosa così forte e vera e sincera da poter dire che l'amore batte tutto».
Stai imparando a fare spazio all'altro?
«In questo momento mi sento concentrato su di me, sto trovando un nuovo modo di avere rapporti con le persone più occasionali, più aperti, senza vincoli, ma comunque con la curiosità di conoscere quella ragazza. Non solo andando a letto insieme, ma parlandoci, entrando nel suo mondo. L'amore è un mezzo, le persone sono un mezzo per il fine unico di vivere. Forse è anche tutto figlio dei tempi, essendo che sono esposto sui social network è molto facile avere delle alternative, ho liste di persone che vogliono conoscermi, non ti senti più così solo, ma è è una grande ipocrisia. Non sai mai quando l'interesse è reale o quando sono solo curiosi della fama. Perché per loro la mia vita dev'essere per forza più interessante della loro? Poi le ragazze con cui esco si stupiscono se voglio sapere cosa fanno, cosa gli piace, conoscere i loro amici, sapere tutto del loro lavoro».
Se pensi a Sanremo, cosa ti porti dentro?
«L'ingenuità che mi ha salvato la vita, perché se avessi saputo a cosa stavo andando incontro non me lo sarei vissuto con la calma e la tranquillità, con la consapevolezza anche che non avevo niente da perdere in quel momento. Era la mia prima volta, quindi avevo bisogno di uscirne bene non da top ma neanche da flop. Ma sono cambiate un po' di cose, e oggi il ragazzino con la faccia pulita scrive e canta brani da urlare a squarciagola».












