Colleghi, collaboratori, ma soprattutto amici. Il sodalizio Irama - Rkomi inizia con i brani "Luna Piena" e "5 gocce", entrambi certificati 4 volte platino. È in studio che si conoscono la prima volta e subito capiscono che insieme possono creare altro. È creando che scoprono di poter imparare qualcosa dal lavoro reciproco e che li porta ora a scrivere No Stress (Warner Music Italy/Island), il primo album firmato a quattro mani. Anzi sei, se contiamo anche quelle di Shablo, amico e mentore di entrambi, che ne segue la direzione artistica.

Undici tracce, la cifra stilistica di Filippo Maria Fanti, cantautore di Monza, che si mescola alla scuola urban di Mirko Martorana, il rapper di Calvairate, per un risultato macina hit efficace. I due hanno sempre funzionato singolarmente, eppure insieme si completano, la vocalità di Irama incontra i fiumi di parole di Rkomi, lo stile del singolo esplora nuove sfaccettature che si muovono tra i suoni già noti e qualcosa che non avevano ancora mai fatto. Guè, Ernia, Kid Yugi i feat, e tanti i produttori coinvolti, per rendere ogni traccia qualcosa di unico: Junior K, Robert Ner, Cromatico, Cucina Sonora, Giulio Nenna, Eryden, SHUNE, Takagi & Ketra e Luca Faraone.

Si notano le convergenze nella ricerca di testi pieni di immagini e giochi di parole, si notano le differenze nell’approccio del cantato, che riesce a dare ritmo alle tracce. Anticipato dal singolo “Hollywood”, dentro al disco c’è l’r&b, il pop, l’hip hop, tra momenti di puro svago e grande riflessione. “Con gli stessi occhi”, “Sulla pelle”, “Urlami addosso” che scateneranno il pubblico nei palazzetti nel tour organizzato da Vivo Concerti che partirà a novembre 2023, alternati alle ballad, come “Gravità” o “Petrolio” che mostrano il loro lato più sensibile. Li incontriamo su una terrazza nel centro di Milano, hanno voglia di capire se l’album è piaciuto, il 7 luglio sarà di tutti e le risposte, finalmente, arriveranno.

Perché No Stress?

Rkomi: «Arriviamo da due progetti singoli che hanno funzionato e anche per questo motivo ci mettevano addosso un po’ di pressione. Sono tante le aspettative sul futuro, non da parte del pubblico, ma quelle che ci creiamo da soli. Per esorcizzare quindi questa problematica che sentiamo entrambi, che da sempre ci stimola a far meglio nell’album successivo e quindi è sicuramente anche positiva, abbiamo iniziato a lavorare a tanti brani, senza avere la consapevolezza da subito che potessero diventare un album. Volevamo solo fare, non volevamo sentire lo stress. Lo diciamo sempre non è che andiamo in fabbrica tutti i giorni, però c’è un lato claustrofobico. Lo mostriamo anche in copertina, siamo chiusi dentro, ma nella macchina con noi ci sono bellissime ragazze. È uno stress piacevole».

Irama: «Ci siamo ritrovati in America, in una vacanza lavoro, perché partiamo sempre con musicisti e produttori, è la fortuna del nostro mestiere. Quando sono arrivati i primi brani sapevamo entrambi che avremmo potuto farli entrare in un disco. Ma non ce lo dicevamo».

Come sono nate le canzoni?

Irama: «Ci siamo chiusi in una villa di Los Angeles con i musicisti e ci siamo messi a jammare, liberamente. Questo ci ha spinto a fare cose diverse che non avremmo fatto nei nostri singoli progetti. È stato giusto provare a raccontarci in una chiave differente, mettendo la nostra matrice personale, ma sperimentando. E divertendoci».

Rkomi: «Ci tenevamo che fosse un progetto unico, ci sono elementi che ci uniscono al percorso singolo, ma ci siamo buttati in cose che non avremmo mai fatto, tipo “Hollywood”».

Cambiare è stato immediato?

Irama: «No, con quel brano per esempio volevamo fare qualcosa di più positivo. Siamo entrambi molto più dark. Io all’inizio non riuscivo a entrare nel brano, sono stato davanti al microfono per ore, finché non ho trovato un colore diverso. Che mi è piaciuto. Abbiamo imparato cose diverse l’uno dall’altro, ci siamo spinti a vicenda».

In che modo?

Irama: «Mirko ha questa grande capacità di far suonare le parole, nonostante non suonino. Io sono un fanatico del suono, sono un perfezionista, a volte penso che in un determinato suono sia già contenuto il testo. È una cosa emotiva. Invece Mirko spesso mi ha spronato a provare parole diverse. Ho imparato a dover essere padrone della situazione, a cambiare il modo in cui dico le parole. È qualcosa di forse tecnico, ma per me è stato un grande cambiamento».

Rkomi: «Io invece da Filippo ho imparato a dare più significato alla melodia. Siamo entrambi molto concentrati sui contenuti, ma spesso io ci do troppa importanza. E in questo modo non riesco a far suonare una melodia. In questo disco ci siamo trovati nel mezzo».

Cosa vi accomuna?

Irama: «La periferia, essere cresciuti in un contesto simile dove devi imparare a cavartela».

Rkomi: «E questo ci porta a essere due macchine da guerra, io mi considero un grande lavoratore ma lui mi supera».

Vi ricordate il vostro primissimo incontro?

Rkomi: «Eravamo in studio. Gli avevo scritto per incontrarci. Stavo chiudendo Taxi Driver, ci siamo messi subito a lavorare. Non è detto che il primo incontro funzioni e invece in tre ore, mentre lavoravamo a un brano, abbiamo deciso di virare… ed è nata “Luna Piena”».

Insieme andrete anche in tour.

Irama: «Il disco è nato pensando al tour. Lo abbiamo scritto con i musicisti. Abbiamo pensato immediatamente al live».

Come sarà?

Irama: «Ci saranno canzoni che faremo soltanto in tour»

Rkomi: «Vogliamo fare almeno due ore di show. Abbiamo pensato a tutta una serie di cose esclusive per la musica dal vivo. Ci saranno degli incroci…»

Irama: «Non vuoi spoilerare tutto vero?»

Oltre alle vostre voci nel disco compaiono Ernia, Gué e il rapper emergente Kid Yugi.

Rkomi: «Il feat all’inizio doveva essere solo uno, in realtà. Eravamo spaventati dall’idea di mettere dentro altre persone, anche il nostro è già un feat, volendo».

Irama: «Ma le canzoni hanno chiamato le persone. "Sexy" per esempio ci ha chiamato Guè, era perfetto».

Rkomi: «”Figlio unico” è nata all’ultimo, l’abbiamo chiusa pochi giorni fa. Abbiamo chiamato Ernia e Kid Yugi perché il pezzo chiamava loro. Ernia ha una storia bellissima, Kid è solo all’inizio del suo percorso. Noi siamo all’ennesimo anno di lavoro e ce ne manca ancora tanto da fare. Abbiamo avuto tanti noi stessi che sono andati a sostituire la versione precedente di noi. In questa canzone servivano loro».

Il mondo della musica è cambiato?

Irama: «Il mercato si è evoluto, il mio primo disco l’ho pubblicato a 18 anni, in tutto ora sono sei. Alla mia età Francesco Guccini ne aveva fatto solo uno. Siamo la nuova generazione che serve come esempio per le prossime, quando magari non ci saranno più neanche gli album».

In “Petrolio” c’è la frase «sogni mai quello che non hai». C’è ancora qualcosa che non avete?

Rkomi: «Tantissime. Non penso alle cose materiali, è più una ricerca esistenziale. Una ricerca di risoluzione dei problemi. Ne hai uno, lo risolvi e poi ne scopri altri, è un circolo vizioso. La vita non è solo musica».

Irama: «Ma la vita e la musica convergono. La vita fa parte della musica, e noi in questo siamo sinceri. "Petrolio" racconta una storia, ma in quella frase ci siamo noi».

Non avete paura che un progetto insieme distolga l’attenzione da voi?

Irama: «L’unione fa la forza, potrebbe anche togliere inizialmente, sì. Ma non è il nostro primo progetto, arriviamo dal nostro background, a modo nostro. Era arrivato il momento di fare qualcosa insieme. Il pubblico ci conosce da singoli, ma è bello condividere un progetto insieme. È un capitolo della nostra vita, non siamo una band, è solo un album insieme, per congelare un momento».

Rkomi: «Se vuoi far sì che questa iniziale mancanza che rischia di togliere qualcosa diventi un’aggiunta allora sei in gamba. Se ti fermi alla mancanza, allora non funziona. È come un vaso che si rompe. L’importante è sapere che lo puoi ricostruire».