Gaia Eleonora Cipollaro è cresciuta con la musica e il giorno in cui ha scelto di chiamarsi Dada’ si è liberata del senso di responsabilità che si portava dentro fin da piccola, alla rincorsa di un sogno apparentemente troppo grande. Prima gli studi classici, poi le prime composizioni «perché scrivere era diventata un’esigenza», il bisogno di dover far bene, senza aver mai pianificato un piano B che non comprendesse uno strumento e un palco. Quindi il lockdown, dove di fronte a un computer, prova a produrre i suoi brani da sola per la prima volta, scoprendo che la risposta a quella ricerca di un’identità stilistica precisa era più vicina di quanto avesse mai pensato. Prende le sue radici, Napoli, le mescola alle influenze del mondo e crea quello che durante l’edizione 2022 di X Factor attira l’attenzione di Fedez. Il 30 giugno esce "Verd Mín" il primo brano del suo primo EP Mammarella. Sei brani, pubblicati ogni settimana fino al 4 agosto, accompagnati da un video dall’estetica precisa e una narrazione che va oltre la musica e racconta di lei, della sua terra, iniziando nello stesso giorno a suonare live, per tutta l’estate.
Cos’è Mammarella?
«È un EP che si è composto per istinto, da solo, nel tempo. Racchiude sia brani che ho composto da più piccola, a sedici anni, sia brani che ho scritto l’anno scorso. Affronta il tema della dualità: maschio, femmina. Buono, cattivo. Quella dualità che viene solitamente narrata come gli opposti, ma che nel mio caso è dualità fluida. A testimonianza che tutte le doppie facce servono all’essere umano».
Il titolo cosa vuol dire?
«Si riferisce a una piccola mammina, che è come mi sento. Nonostante il mio percorso nella musica dietro alle quinte sia iniziato quando avevo 14 anni, solo ora mi sento madre di quello che sto facendo. "Mammarella" però è anche la varietà del carciofo della città di Pulcinella. È la madre di tutti gli altri carciofi, perché è di dimensione più grande e quindi fa riferimento all’essere madre di nulla. Un carciofo non ha bisogno di avere una madre. Al carciofo togli le foglie una dopo l’altra, e anche per questo svelerò i brani poco a poco, contro ogni logica discografica».
La tua dualità dove la troviamo?
«Mi sono resa conto che in me abitano generi diversi. Dicono che ho inventato un genere nuovo. Faccio musica tradizionale, unisco mondi distanti. Ho una faccia che volevo mostrare ma non ne avevo avuto modo fino ad ora. Dietro alla cassa dritta c’è un mondo folk con una voce sottile che richiama i miei studi classici».
Studiavi musica classica?
«Ho iniziato da piccola con la musica classica poi mi sono sentita molto sola e ho integrato per istinto la parola, ho iniziato a giocare con italiano e l’inglese perché erano le lingue che usavo di più in adolescenza, quando mi sono allontanata da Napoli, rigettandola, per poi ritrovarmi dove ero nata. È stato molto istintivo accorgermi che lo specchio più fedele a me stessa era quello che avevo in casa».
Quando hai riscoperto le tue radici?
«Durante il lockdown, sperimentavo nel folk, davanti al computer, nella noia totale. Avevo sempre composto chitarra e voce, ho iniziato a produrre al computer, dal basso alle percussioni e ho scoperto questo giochino che faccio, meravigliata da me stessa. Ho subito contattato Big Fish e da lì è iniziato tutto».
X Factor come è arrivato?
«In maniera scherzosa, mi è stato fortemente consigliato da amici. Non pensavo che il mio mondo potesse essere né accolto, né capito. Non sapevo bene quello che stavo facendo, ma a poco a poco ho iniziato a ballare. È stata una bellissima esperienza di cui sono molto grata, per la vetrina che è stata. Il talent non ha una dinamica artistica che mi piace tanto. C’è trama di competizione che rinnego. Ma il mio progetto ha ricevuto un’attenzione che non avevo mai ricevuto prima».
Ha disatteso aspettative?
«Ho assecondato questa cosa con la testa di una persona che aveva già studiato musica e capito le dinamiche, all’eliminazione credo di essere stata una delle poche che ha reagito con il sorriso. Era già stato tanto quello che avevo fatto, mi sentivo stretta in alcune cose. Ma ha reso possibile quello che ho oggi».
Nel tuo EP parli del 2022 come un anno difficile, di attacchi di panico. Prima o dopo il programma?
«Prima di X Factor. Mi ero trasferita a Milano, ho vissuto in maniera molto dolorosa la perdizione già spaventosa del non riconoscersi. Gli attacchi di panico avvolgono la persona sia mentalmente che fisicamente. Sono entrata nel programma quando ero nel pieno del mio crollo psicologico, con la convinzione di essere debole, mi viene da dire “invertebrata” rispetto agli altri ragazzi che percepivo sicuri. Pensavo di essere quella che non ce l’avrebbe fatta. In realtà mi sono resa conto che ero forse la più tranquilla, la più coraggiosa e consapevole di alcuni dinamiche interne. Dietro vivevamo un mondo molto complesso fatto di pressioni, tempistiche, mi sono resa conto di essere molto leggera. È stato un modo di riscoprirmi».
Quando ti sei riscoperta cos’hai trovato?
«C’è un momento esatto in cui mi sono riconosciuta, che è stato il momento in cui ho scardinato questo buio. Durante la prima audizione registrata mi sono rivista da casa e ho visto un sorriso, che ritrovo nelle mie foto da bambina. Lì ho capito che ero quella persona lì, quella con i capelli non in ordine, con le guance rosse davanti a un pubblico, che aveva portato qualcosa di carattere, ma con timidezza. Tutto quello che sono sempre stata ma che crescendo si perde un po’ di vista».
La musica cos’è per te?
«La musica è sempre stata una responsabilità, da piccola avevo un istinto musicale ma avevo puntato tutto su questa strada, non ho mai pensato un piano B. Mi ero avvicinata in punta di piedi, ma era diventato pesante. Con Dada’ invece la musica è diventata uno spazio di libertà molto umano in cui posso innervare diverse cose, da quelle personali a artistiche. Con la risata».
Dada’ quando è arrivata?
«Il nome mi è stato proposto da Big Fish. Fa riferimento al dadaismo, alla rottura di una geometria che mi fa sentire stretta. L’apostrofo fa parte dell’ortografia napoletana, è di qualcosa che è caduto».
Napoli quanto è importante?
«Napoli per me è l’ombelico in cui posso far ritorno quando voglio. Il famoso porto sicuro».












