Il cuore del concerto Red Bull 64 Bars live, prima edizione fisica del format ideato in Nuova Zelanda e che in Italia è diventato collettore dei migliori protagonisti della nostra scena hip hop, non è stato il concerto. Lo scorso 8 ottobre, il cuore si è trovato piuttosto nelle parole pronunciate da Geolier, all’anagrafe Emanuele Palumbo, poche ore prima dell’esibizione. «Io non sono napoletano. Io sono Napoli. Sul palco sta sera ci sarà un figlio di Secondigliano. È questo quello che conta».
Scampia, Piazza Ciro Esposito. Sono le 18 quando i primi artisti tra cui J Lord, Vettosi e Neves salgono sul palco che offre una visione trasversale agli abitanti delle Vele, simbolo insieme all'evento che testimonia la ripresa di questi spazi, strade e luoghi matrici della sottocultura che da anni è foriera degli elementi più interessanti del rap italiano. «Io ho due responsabilità questa sera, ma in realtà da sempre. La prima dipende dal fatto che sono napoletano, è personale. Non parto da zero, parto da meno due. L’altra è verso i ragazzi che qui sono schiavi del silenzio, fossilizzati, perché nessuno parla più. Hanno la testa abbassata. Il rap è la cosa in cui puoi mettere quello che ti dà fastidio, anche se non sai bene cosa sia. A Napoli i bambini non vogliono più fare i calciatori o i camorristi. Vogliono fare i rapper perché sono quelli che dicono la verità». Non è un caso che la prima volta in cui si sente davvero il suolo che si sposta sia proprio verso il finale, con "Pe' Secondiglian", cantata da Geolier che ha solo 22 anni eppure qui è il padrone di una casa che ha accolto 8mila persone tra ragazzi, bambini, famiglie.
In partnership con HUAWEI FreeBuds Pro 2, il concerto si è inserito nel programma di “Napoli, Città della Musica”, progetto del Comune di Napoli volto a valorizzare i talenti che arricchiscono la città con la propria arte, mettere a sistema, affermare e internazionalizzare la creatività musicale partenopea. E quindi c'erano Madame, Gué, Marracash, Ernia, DJ TY1, Fabri Fibra, appunto Geolier, che in mezzo alle Vele illuminate dalle luci artificiali e dalla luna piena si sono esibiti in un flow continuo di brani, uno dopo l’altro, partendo da quello più recente che compone l’album di Red Bull 64 Bars fino ai propri singoli e ai duetti, tra loro e con alcuni ospiti esterni, da Maurizio Carucci, Ex-Otago, a Rose Villain, fino a Tropico, che ha sostituito Colapesce e Dimartino nel ritornello di "Propaganda".
Il valore delle periferie, le stesse da cui, con gli studi proprio davanti alle Vele, nel 1997 nascevano i Co'Sang. È nel tentativo di offrire uno specchio di Napoli che vada oltre agli stereotipi culturali che Huawei ha realizzato durante la giornata del concerto un tour tra le zone meno turistiche della città, organizzato con la partecipazione dei Disintegrati, Associazione di Promozione sociale e del progetto #cuoredinapoli, da parco Ventaglieri passando per piazza Montesanto fino a Montecalvario e al mercato Pignasecca: il più antico della città che ha ispirato con i suoi rumori i più grandi artisti della musica napoletana che, insieme ad alcuni brani di 64 Bars e altri suoni, accompagnavano il paesaggio visivo con quello sonoro.
«Siamo davanti a una rivoluzione culturale», lo dice Marracash, nel pieno di un tour che sta toccando tutta l’Italia e che sta diventando emblema di questo cambiamento. Nasce da qui il senso della manifestazione, arrivata in un momento storico tra i più importanti per il rap nel nostro Paese, in cui sta passando dalle delimitazioni del genere a elemento di influenza, così da raccontare ora il valore sociale delle parole dentro le canzoni e dentro un mondo, quello dell’hip hop, che a Scampia ritorna nella sua veridicità alle radici.
«Credo che la musica sia il messaggio», afferma Madame. «Per i ragazzi vedere persone che vengono da situazioni difficili e che grazie alla musica stanno facendo una vita diversa è una speranza. Una fiducia nei confronti della vita». L’importanza del rumore, e di farlo benissimo.














