Cadere Volare, due parole che raccontano il nuovo disco di Sangiovanni, all’anagrafe Giovanni Pietro Damian, diciannovenne vicentino che in due anni ha visto cambiare la sua vita dopo un primo posto nella categoria canto ad Amici di Maria de Filippi, vinto dalla sua fidanzata Giulia Stabile (cover story di Cosmopolitan del numero di febbraio marzo 2022), con 18 dischi di platino e un quinto posto all’ultimo Festival di Sanremo. Definito la nuova voce del pop italiano, idolatrato a amato, oggi cade e vola, tra ansie e successi, scoprendo che quello che aveva sognato non corrisponde a quello che sta vivendo e che in mezzo a tanta felicità c’è anche molto buio. La fragilità, che non ha più paura di nascondere, i giudizi che fanno male, il bisogno costante ma impossibile di controllare tutto, l’introspezione. Lo raccontano le canzoni, diari aperti in musica, che nulla lasciano al non detto, anche contro la società così diversa da quello che sente di essere. 12 brani editi da Sugar Music che mostrano un Sangiovanni più malinconico e riflessivo che conferma il suo talento di paroliere che da sempre trova nella musica la sua espressione necessaria e che lo riporteranno in tour a maggio in undici date già sold out e nei due eventi nei palasport a ottobre, a Milano e Roma.

Cadere volare è un disco malinconico?

«Il disco è nato in maniera super naturale, fa parte della mia vita. Ho scritto delle emozioni vissute in questi mesi, ho cercato di viverle. Sono usciti questi pezzi e sono felice perché parlano di me. Questo disco è molto malinconico perché lo sono in questo periodo. Ci sono più giorni in cui sto male di quelli in cui sto bene».

Perché secondo te?

«Ci sono tanti motivi. Il principale è che è difficile riconoscere il proprio posto. Io non so se questo lo possa essere. Lo credevo, ma poi mi ci sono ritrovato dentro ed è stato difficile. Da vivere e da sopportare, per via di tanti motivi. Lo dico nella mia ultima canzone "Cielo dammi la luna", se non lo facessi negli altri non lo farei. La mia vita è cambiata, è cambiata tanto. Mi manca la normalità, mi manca la semplicità. Mi manca fare le cose di tutti i giorni, lo stare a casa e avere una stabilità. Ma non c’entra la musica, non mi sento di appartenere a questa società. E la cosa bella è che avevo iniziato a scrivere per combattere questo senso di non appartenenza e invece oggi lo sento ancora più forte. Forse perché sono più esposto. In certi momenti vorrei solo sparire».

Quando sognavi questo lavoro non lo immaginavi così?

«Una cosa del genere non si può immaginare. Immaginavo che le persone potessero stare bene con la mia musica, immaginavo di essere capito. Ma no, tutto il resto non lo immaginavo».

A chi ti sei ancorato, nel cambiamento?

«Ho cercato di aggrapparmi molto alle persone, ma in questo periodo più che mai le persone non mi sono di aiuto. È difficile anche spiegare agli atri quello che vivo, anche a chi mi sta vicino. È difficile farle stare bene e stare bene con loro. E soprattutto è difficile quando non si viene capiti. Non mi sento capito da chi mi sta intorno e non mi sento capito in generale. Non lo so a cosa mi aggrappo, forse a quello che ancora c’è di buono in me, a quello che probabilmente le persone amano della mia musica, a quello che mi hanno dimostrato. Non importa se tanti o pochi».

In "Che gente siamo" parli tanto del giudizio di chi ti attacca. Come si resiste?

«Il giudizio è pesantissimo. Non lo soffro tanto per gli insulti, quanto perché sono una persona sensibile e curiosa e mi preme capire il perché di certi atteggiamenti. Non mi frega niente se uno mi dice che faccio schifo e che devo morire, ma mi tocca il perché lo fanno. Che cosa ho fatto perché mi dicono determinate cose? E non credo ci sia risposta. Non ho voglia di rispondere sui social, non voglio sprecare le mie energie, ma ho voluto dire quello che penso in questa canzone che è lì e rimarrà lì per sempre».

Ma se tutto finisse?

«Non ho paura di perdere quello che ho, la mia unica paura è di non essere sereno in quello che faccio. Non ho paura di perdere niente perché nella via non c’ niente da perdere. C’è tutto da guadagnare e poi, anche se fosse, è questo lo scopo. Creare, distruggere e ricreare, questa è la vita lo dice anche Nietzsche. Forse mi manca il coraggio di ribaltare tutto. A volte è l’unica soluzione per far cambiare le cose».

Il taglio di capelli ha a che fare con questo tuo stato d’animo?

«Avevo bisogno di un cambiamento, di vedermi stare bene. Mi vedevo sempre poco curato, quasi senza un freno, lasciato andare a quello che arrivava della vita, travolto. E invece ho deciso di darci un taglio, in tutti i sensi. E di sistemarmi un po’, per essere più io. Mi sento bene ora quando mi guardo allo specchio, non sono attaccato all’apparire. Mi importa di essere. Non mi frega dei capelli corti ma di essere sereno. E così sono sereno».

Paura, ansia, fragilità. Ti sveli tanto in queste canzoni e fai tanta autoanalisi. L’analisi vera c’è?

«Certo, faccio terapia. È bello bellissimo fare terapia, è bello farla da soli e farla con una persona che lo fa come lavoro. Ti fa capire tantissime cose. La mia ansia non se ne può andare, è impossibile, è una condizione di vita. Ma è Amica mia, lo canto. Il mio processo in questo momento è lasciarla vivere il più possibile. E di lasciarla parlare senza soffocarla, tanto se la combatti diventa più forte».

L’amore invece? Ci sono canzoni dedicate a Giulia?

«Quando scrivo le canzoni non penso mai a chi dedicarle, anche "Lady" è stata una mia esigenza di raccontare qualcosa, non ho mai avuto l'idea di scrivere una canzone per lei, per far stare bene lei. L'avevo fatto con "Tutta la notte" perché mi serviva far capire determinate cose, ma in questo disco è sempre più per me. Ci sono sicuramente canzoni in cui parlo di lei e ogni volta che le ascolto lo faccio per me e penso alla mia persona, ma allo stesso tempo però spero che le persone non pensino a lei quando le ascolteranno ma alla loro persona».

Il vostro legame continua. È difficile?

«È complicatissimo, c’è poco tempo, c’è la distanza, tante ansie e tanto nervoso. Abbiamo 19 anni entrambi, ci sono altre priorità. È difficile capirsi in generale. Ci è cambiata la vita, è molto difficile. Non ci è cambiata allo stesso modo ma sicuramente sappiamo da dove veniamo. A volte penso che non l’ho mai conosciuta “normale”. Non ho mai vissuto tutto quello che c’era prima e mi piacerebbe costruire proprio su quello che c’era. Eppure, quando c’è un amore, un sentimento forte, alcune cose si fanno da parte. Però quando non si sta insieme è difficile».

Riesci ancora ad essere felice?

«Penso di poterlo ancora essere. Ci sono tanti momenti in cui lo sono, in cui sorrido e sorrido realmente perché sono felice. Sono meno rispetto agli altri. Ma io sono sempre stato così, anche quando andava tutto bene, sono sempre stato così di mio. Quando me lo chiedono dico sempre che Amici è stato bellissimo, che lo rifarei, che è stato incredibile. Eppure mentre ero lì lo vivevo malissimo. Stavo male, ma è una condizione di vita. Sono fatto così. Devo trovare il modo per far sì che i momenti felici siano di più».

Tra cinque anni dove ti vedi, chi sarai?

«Tra cinque anni? In un deserto, a surfare. Io, con la natura. Sarò ancora io, magari per gli altri un ricordo».