Esiste, a metà tra la Valpolicella Classica e quella Orientale, a nord-est di Verona e a sud delle pendici delle Prealpi Venete, una valle che sale verso i Monti Lessini passando da Poiano, Quinto di Valpantena, Marzana e Grezzana. Un luogo meno conosciuto della vicina e famosa Valpolicella, una lingua di terra ancora incontaminata, una valle che si srotola tra paesi e borghi che conservano il fascino della tradizione e tra verdi colline tempestate di viti, ulivi e ciliegi che sorgono su cave di marmo rosso. Una terra di lunga tradizione enologica dalle caratteristiche uniche: un microclima mediterraneo rinfrescato dalle correnti fresche che scendono dai Monti Lessini che consentono una elevata escursione termica tra il giorno e la notte e un suolo argilloso e calcareo. È chiamata la Valle degli Dei, e si fa presto a rendersi conto del perché.
Un luogo idilliaco che scopriamo lasciando la strada principale e addentrandoci nelle rigogliose colline di boschi: scorgeremo presto la Collina dei Ciliegi, e sapremo che qui saremo arrivati a casa. Un luogo di silenzio dove solo i suoni della natura scandiscono il trascorrere della giornata: il vino qui è un lavoro di passione e di pazienza, di amore incondizionato e ogni giorno rinnovato verso la materia prima. Anche se questa è la realtà vitivinicola più giovane e rivoluzionaria della Valpantena, la Collina dei Ciliegi rispetta la tradizione della valle e del piccolo borgo di Erbin con la promessa di dare nuova vita a un mondo che purtroppo non esiste più. Come riuscirci? Imparando a far convivere la velocità di un’azienda in piena crescita con i ritmi lenti della terra che la ospita, e invitando coloro che vorranno visitare questa realtà a fare lo stesso.
L’autunno non può che essere la stagione migliore per vivere in prima persona il momento più importante dell’anno, quello nel quale si raccolgono, letteralmente, i frutti del lavoro svolto. Collina dei Ciliegi accoglie infatti i propri ospiti durante la vendemmia e li rende partecipi di questo dono della natura. Per il secondo anno consecutivo, fino al 20 ottobre dal mercoledì alla domenica, gli ospiti potranno vivere la vendemmia Experience e raccogliere l’uva rigorosamente a mano, visitare i vigneti e la cantina e sostare per un pic nic tra i filari con i piatti preparati dagli chef del Ristorante Ca’ del Moro, entrato da qualche settimana nella Guida Michelin Italia 2024.
Adiacente alla cantina il ristorante è un’esperienza di alta cucina inaspettata: una proposta ispirata alla tradizione mediterranea tipica della Calabria e della Puglia, terre di origine degli Chef Giuseppe Lamanna e Lina Maffia, che uniscono le proprie expertise per creare piatti contaminati dalla tradizione veronese che diventano iconici, come come lo Spaghettone con pomodoro, nduja e ricotta affumicata ma anche il Risotto all’Amarone, per questa stagione proposto con parmigiano croccante, meringhe all’alloro e mandarino. Menzione d’onore alla pecora Brogna, presidio Slow Food, che si può trovare sempre tra i secondi piatti. Si tratta di una razza autoctona che ha rischiato l’estinzione decine di anni fa e che realtà giovani e ambiziose come la Scuderia Erbin, azienda agricola e maneggio situato a due passi dal ristorante, hanno deciso di tutelare, allevando esemplari nonostante la scarsa produzione di latte della specie e la poca resa della carne.
Al ristorante la pecora Brogna viene cotta alla brace e servita con salsa ai capperi e un millefoglie di funghi di stagione, perfetta abbinata ad un Amarone della Valpolicella Ciliegio, il prodotto più noto della cantina. Un vino concreto, che lascia poco spazio all’immaginazione: tutto ciò che racconta è nel bicchiere. Un vino diretto che si discosta dagli amaroni vecchio stampo, i classici vini da meditazione, marmellatosi e tanto corposi. Ciliegio è invece un prodotto fresco: una spiccata acidità in bocca ne smorza i 15,5 gradi di alcolicità e rende la beva piacevole e l’accostamento al cibo delizioso. Un vino da gustare e se vogliamo anche da contemplare.
Perché veloce è il mondo che ci gira intorno, veloce è l’attimo da cogliere e le decisioni che ogni giorno dobbiamo prendere, ma talvolta è necessario lasciarsi trasportare dai ritmi della natura e a goderne con la consapevolezza che veloce non sempre è sinonimo di migliore e che esistono cose che hanno bisogno di tempo per raggiungere la perfezione. Come questo vino, ad esempio.














