Solo una donna. Gli altri sono #tuttimaschi. E non stiamo parlando di uno di quegli ambiti tradizionalmente considerati "da uomini". No, no: parliamo di cucina, di cibo, di quello che per secoli è stato considerato il "regno" delle donne. Tra gli chef stellati premiati dalla guida Michelin, c'è solo una donna, Solaika Marrocco, gli altri 31 sono uomini. Non si tratta nemmeno di un caso isolato, poi, dato che in Francia, luogo di importanti tradizioni gastronomiche, su 621 cuochi stellati le donne sono appena 16. L’Italia in questo senso è persino messa meglio e ha la più alta percentuale femminile: 45 chef su 367, oltre il 7%. Dopo che per secoli ci siamo sentite ripetere che il nostro compito numero 1 era preparare la parmigiana, sembra davvero un paradosso che ad eccellere in cucina siano ancora una volta sempre gli uomini.
«Gestire una cucina per una donna è pesante», aveva dichiarato nel 2019 il celebre cuoco Gianfranco Vissani, «Poi ci sono quella mascoline... Però una donna, una bella donna, che scende in cucina, noi la mettiamo sempre in pasticceria. È meno pesante, è più decorativa». Il problema quindi sembra essere la professionalità: finché si tratta di preparare il pranzo per i figli, la mamma è la cuoca migliore del mondo, ma se si parla di business e successo è un altro discorso. Non sono poche le donne nel mondo della ristorazione (secondo il censimento Fipe dell'anno scorso in Italia, su 336 mila imprese di ristorazione circa una su tre è gestita da una donna) ma faticano ad arrivare a livelli alti e quindi a ricevere riconoscimenti come in questo caso. Come al solito c'è il problema della segregazione verticale e del peso del lavoro di cura che finisce per ostacolare le professioniste. «Le cucine sono piene di donne», spiega Nadia Santini, chef del tre stelle Dal Pescatore a Canneto sull’Oglio, «e anche gli uomini così osannati per la creatività, da chi crediate abbiano imparato l’amore per la cucina, le tecniche di base? Non ricorrono forse alla memoria dei sapori di mamme e nonne nelle loro cucine?»
Questo è infatti il punto più triste di tutta la questione: tarpando le ali alle chef perdiamo talenti e ci allontaniamo da quella tradizione culinaria femminile che è radicata nel nostro Paese e ha ancora molto da offrire. La stessa Solaika Marrocco, giovanissima promessa della cucina italiana (ha 26 anni) racconta che la sua prima maestra è stata sua madre. «Da piccolissima imparavo dalla mamma (e ora è lei che quasi impara da me), una maestra delle ricette tipiche, casalinghe, ma pure capace di allestire un pranzo al volo se il frigorifero è semivuoto». «Sono certo che sia una questione di tempo e la mentalità cambierà» ha dichiarato Gwendal Poullenec, direttore internazionale Guide Michelin. Nel frattempo, al prossimo pranzo dalla nonna, pensiamoci e parliamone.












